Storia

I poeti della domenica #316: Paul Celan, TU GIACI

TU GIACI nel gran tendere l’orecchio,
circondato da arbusti, da fiocchi.

Va’ alla Sprea, vai all’Havel,
va’ ai ganci da macellaio,
ai candelabri rossi per mele da infilare
dalla Svezia –

Giunge la tavola con i doni,
svolta a un Eden –

L’uomo divenne un colabrodo, la donna
dovette nuotare, quella troia,
per sé, per nessuno, per ognuno –

Il Landwehrkanal non scroscerà.

Nulla
——s’incaglia.

 

Paul Celan
(traduzione di Anna Maria Curci)

(altro…)

Patrizia Sardisco, eu-nuca

Cambiare prospettiva, accogliere la complessità: eu-nuca di Patrizia Sardisco

La raccolta eu-nuca di Patrizia Sardisco si articola come un vero e proprio poemetto in 30 quadri sulla Grande Vecchia, l’Europa, che ben poco ha in comune con la bellissima fanciulla del mito dal quale il continente trae il suo nome.
Così come nella celebre doppia immagine che può mostrare una donna giovane oppure una vecchia – il mento dell’una è il naso dell’altra, l’orecchio dell’una è l’occhio dell’altra –, l’invito che il titolo formula a chi legge è quello di andare oltre la soglia dell’immediatamente percepibile, di cercare di individuare una angolatura che riveli ciò che non si manifesta palesemente, che non è evidente a tutti, o che, per essere più precisi, non tutti sono disposti a cogliere.
Quel prefisso eu anteposto a nuca, dismessa la parentela con il significato nel greco antico, non sta più a indicare alcunché di benevolo, giacché esso non è che l’acronimo per European Union. La EU è l’Unione Europea che si è messa alle spalle, dietro la nuca dunque, solidarietà, casa comune, accoglienza, e che si è fatta marcescente amministratrice dei no, dei rifiuti e dei rigetti, degli schermi di carta, delle foglie di fico degli accordi su paletti e fogli di via.
La veemenza del j’accuse di Patrizia Sardisco si coniuga efficacemente con un’espressione che fa tesoro di allitterazioni, assonanze, scarti e sostituzioni di lettere, cambio di vocali, prossimità di suono e diversità di significato. Si tratta di una forma poetica matura, nella quale il rischio dell’indulgere nel mero gioco linguistico è ampiamente scongiurato.
Chi scrive ha infatti ben chiara la rotta da seguire e le trenta tappe di questo viaggio tra sbarramenti e tragedie oceaniche, piccolo cabotaggio burocratico e immane morte per mare, sono scandite, si snodano e incidono con dire sorvegliato e lampi frequenti di condensazione espressiva.
La scrittura di Patrizia Sardisco richiede, anzi pretende da chi legge e ascolta una attenzione amplificata, una disponibilità a inoltrarsi lungo il sentiero dei segni, a immergersi in acque di mutevoli temperatura e toni cromatici, ad andare a fondo e a risalire la corrente. Nessuna adesione epidermica, fuggevole e senza impegno; al suo posto, sensi tesi a intercettare gli indizi, sparsi non a caso ma collocati – è proprio il caso di affermarlo – ′ad arte’, per cogliere in ampiezza e profondità il canto (ché di canto si tratta) della voce poetica.
Se altrove vige dunque con il lettore il patto della sospensione dell’incredulità, dinanzi alla poesia di eu-nuca ci troviamo dinanzi alla proposta di un patto di sospensione dell’attitudine alla mera ‘degustazione’ del testo poetico. (altro…)

La serie TV “I Medici II”, senza Poliziano e Machiavelli (di E. Ventura)

La serie TV “I Medici II”, senza Poliziano e Machiavelli

La Rai ha trasmesso, dal 23 ottobre al 13 novembre, la seconda stagione de I Medici, serie tv che racconta l’ascesa al potere dei giovani Lorenzo e Giuliano de’ Medici. Il successo di ascolti ha replicato quello già ottenuto dalla prima stagione. Questo ha fatto sì che si iniziasse a lavorare alla terza stagione fin dal mese di agosto del 2018.
La serie è stata prodotta, in parte, da Rai Fiction, ma è stata ideata e scritta dagli autori statunitensi Frank Spotnitz (X-Files) e Nicholas Meyer (Star Trek, Sommersby, Houdini). La critica non ha lesinato di fare appunti, soprattutto per via di vari errori storici e anacronistici; Philippe Daverio afferma che «non è permesso falsificare la storia». Le esigenze narrative e televisive portano, inevitabilmente, a delle libere interpretazioni dei fatti storici e degli eventi che realmente accaddero. Un filologo non sarà mai d’accordo con un narratore. Trattandosi di fiction è naturale che sia così. Il compito di una serie tv, o di un film, è di intrattenere, non di insegnare, sebbene si possano fare entrambe le cose (certo sentir parlare Lorenzo il Magnifico di democrazia fa un po’ accapponare la pelle), ma questa non è la politica di Netflix, la piattaforma che distribuisce la serie all’estero (non lo è neanche di History, ex History Channell, che produce documentari).
I due autori, Spotnitz e Meyer, si sono formati nei vari MFA (Master of Fine Arts), le scuole di scrittura creativa che si tengono nei campus Universitari statunitensi. Hanno imparato bene l’importanza del diagramma di Freitag, l’arco narrativo, all’interno di un testo di fiction, la forza del plot e la necessità di un subplot. La tecnica di scrittura e di narrativa, per un autore di X-Files o di Star Treck, è naturalmente importante, perché si tratta di creare ex novo, una trama avvincente, ricca di intrighi e personaggi credibili e fascinosi. Ed è esattamente quello che hanno fatto nella serie sulla famiglia di banchieri fiorentini.
Il problema vero, al di là degli anacronismi e delle libertà, è che la materia storica che avevano a disposizione non aveva e non ha bisogno di ‘aggiunte’ di plot, né di intrighi. La storia del potere politico economico dei Medici, è ricca di complotti, ascese al successo e rovinose cadute, circondata dal fascino di personaggi carismatici ed unici come Botticelli, Poliziano, Pico della Mirandola, Ficino o Brunelleschi, per citarne solo alcuni, da non aver bisogno dell’aggiunta di alcunché. (altro…)

A tanta impresa inettissimi. La congiura de’ Pazzi, a cura di Emiliano Ventura

A tanta impresa inettissimi. La congiura de’ Pazzi secondo Angelo Poliziano e Niccolò Machiavelli – a cura di Emiliano Ventura, Collana Damnatio Memoriae, Arbor Sapientiae Editore, Roma 2018

Introduzione

Firenze 26 aprile 1478. Nella cattedrale di Santa Maria del Fiore vengono assaliti Lorenzo de’ Medici, signore della città, e suo fratello minore Giuliano; un attacco estremamente sanguinoso e violento. Giuliano viene ucciso, Lorenzo invece riesce a respingere i colpi degli assalitori e a salvarsi. In città seguono rappresaglie durissime. Vengono impiccati o decapitati quasi tutti i congiurati. La famiglia dei Pazzi viene quasi sterminata, mentre i Medici salvano e ampliano la propria influenza sulla scena politica della penisola italiana. L’evento violento e brutale è rimasto nella storia come La congiura dei Pazzi; sull’esempio di Sallustio è Poliziano a intitolare il suo commento con questa formula che ancora usiamo.
Il termine suggerisce che il complotto di assassinare i fratelli de’ Medici fosse limitato alla famiglia dei Pazzi, che per la nobiltà, le ricchezze e il parentado era considerata una delle famiglie più importanti della città.
Oltre ai Pazzi, furono  coinvolti il pontefice Sisto IV, il re di Napoli Alfonso II, il duca di Urbino Federigo da Montefeltro, l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, un famoso umanista, un cardinale, un vescovo, qualche capitano e un gran numero di soldati mercenari.
Dopo il fallito tentato omicidio a scapito di Lorenzo, il pontefice e il re di Napoli dichiarano guerra a Lorenzo e Firenze, la guerra dura due anni ma alla fine Lorenzo è ancora a capo dello stato.
Non mancano le narrazioni dell’evento nella storiografia fiorentina. È molto breve il periodo che intercorre tra l’attacco del 26 aprile e le prime opere edite sulla congiura. I fiorentini inventano e creano canzoni e poesie sull’argomento. (altro…)

Wilfried Owen, Il sogno del soldato

Cento anni fa, il 4 novembre 1918: il giorno che segna la fine della Grande Guerra per l’Italia è il giorno della morte del poeta Wilfried Owen sul fronte occidentale, durante l’attraversamento del canale di Sambre-Oise. Lo ricordiamo oggi con i suoi versi di Soldier’s Dream.

 

Il sogno del soldato

Sognai il buon Gesù che ostruiva degli obici i congegni,
E che durevolmente inceppava tutti gli otturatori,
E che con un sorriso deformava Mauser e Colt,
E ogni baionetta arrugginiva con le lacrime Sue.

E non c’erano più bombe, nostre o Loro,
Neanche un forcone, neanche un vecchio schioppo.
Ma Dio fu contrariato, pieni poteri conferì a Michele;
E quando mi svegliai lui aveva visto e provveduto.

 

Soldier’s Dream

I dreamed kind Jesus fouled the big-gun gears,
And caused a permanent stoppage in all bolts,
And buckled with a smile Mausers and Colts,
And rusted every bayonet with His tears.

And there were no more bombs, of ours or Theirs,
Not even an old flint-lock, not even a pikel.
But God was vexed, and gave all power to Michael,
And when I woke he’d seen to our repairs.

 

Wilfred Owen
(traduzione di Anna Maria Curci)

PoEstate Silva #33: Emidio Boccanera, Amore o libertà? (da 1968/Autoritratti)

(Roma, 1936) Il diario dell’amore, il diario del lavoro, il diario del partito, il diario dell’arte. Ci sono tanti diari nel diario di Emidio “Emi” Boccanera, romano classe 1936, nato e cresciuto in una famiglia borghese e , soprattutto, figlio del suo tempo, di quei mitici anni ’60.

La puntata da ascoltare qui: http://bit.ly/2LGL5Yi

RADIO3 SUITE – 1968/Autoritratti
20 racconti di vita dai Diari dell’Archivio di Pieve Santo Stefano

un progetto di Nicola Maranesi
letture di Viola Graziosi e Graziano Piazza
a cura di Laura Palmieri
fotografie di Luigi Burroni
30 aprile / 25 maggio 2018
dal lunedì al venerdì ore 22.30

(informazioni tratte dal sito del programma © RAI)

.

L’intera serie qui: http://bit.ly/2LuvIoZ

 

 

PoEstate Silva #24: La Bologna dei fratelli Bertolucci

In occasione dei mondiali che si svolsero in Italia nel 1990 l’Istituto Luce, sotto il patrocinio del Ministero per il Turismo e lo Spettacolo, commissionò a dodici registi del calibro di Mauro Bolognini, Francesco Rosi, Mauro Soldati, Alberto Lattuada, Carlo Lizzani, Mario Monicelli, Michelangelo Antonioni, Ermanno Olmi, Bernardo e Giuseppe Bertolucci, Gillo Pontecorvo, Lina Wertmüller e Franco Zeffirelli, altrettanti corti per raccontare le città che ospitarono le fasi finali dei mondiali. Ne nacque un film collettivo: 12 registi per 12 città.

Giuseppe e Bernardo Bertolucci raccontarono poeticamente la scoperta di Bologna attraverso gli occhi dei bambini.

(dal sito dell’Istituto Luce)

Soumaila Diawara, Sogni di un uomo

Soumaila Diawara, Sogni di un uomo. Raccolta di poesie. Prefazione di Roberta Parravano. Youcanprint, Tricase 2018

 

Il male, una componente naturale?

Dicono che il male
sia una componente naturale
che porti all’equilibrio del tutto.
Insieme al bene.
Sono come il sole e la luna.
Lo Ying e Yang, il cielo e la terra.
In poche parole, in noi tutti,
senza eccezione, il male esiste.
In quanto etichetta di vita
in un mondo accogliente,
ma ostile al contempo,
poiché attizzato da credi e da valori
insensati per l’era che viviamo.
Alimentato da questa società autodistruttiva.
Perciò, prendetene coscienza
ed esagerate nel bene.

Soumaila Diawara al Villaggio Cultura Pentatonic il 15 luglio 2018., in occasione di “Porti diVersi”, incontro organizzato da Libera, Roma IX

(altro…)

Il Secondo Futurismo, la letteratura e la ceramica d’avanguardia (di Gianfranco Barcella)

L’anguria lirica. Poema futurista, Tullio d’Albisola, 1932 – © dal sito dell’artista

Nei primi decenni del Novecento, Savona era una città molto vivace dal punto di vista culturale e tra il mondo degli imprenditori e quello della cultura, i legami erano molto stretti. Uno dei momenti più fruttuosi di questa comunione d’intenti è stato sicuramente quello legato alla nascita del Futurismo per iniziativa, nel 1909, del poeta e scrittore Filippo Tommaso Martinetti. Il Futurismo, che divenne in breve tempo il movimento artistico di avanguardia di maggior novità, a Savona trovò immediatamente seguaci. L’esaltazione estrema della modernità fece proseliti in ogni campo culturale e coinvolse anche personaggi quali il capitano di lungo corso, Vincenzo Nosenzo, che una volta sbarcato aprì a Zinola (Savona) − era 1927 − uno stabilimento quasi in riva al mare, forse proprio per non discostarsi del tutto dal suo ambiente preferito. L’opificio fu destinato alla produzione di contenitori di latta. Il capitano Nosenzo venne poi a contatto con Marinetti che frequentava ad Albisola, Tullio Mazzotti, pittore e ceramista, ma soprattutto artista a tutto tondo, passato alla storia del Futurismo come Tullio d’Albisola. Ecco nascere dall’estro di Tullio l’idea di un libro, utilizzando fogli di latta, anziché di carta. Il primo volume ad andare in stampa fu Bombardamento di Adrianopoli di Marinetti, trenta pagine formato 220/230. Il peso del volume, illustrato da Tullio d’Albisola, si aggirava sui 600 grammi. Un secondo libro, L’anguria lirica dello stesso Tullio d’Albisola era arricchito da composizioni di Bruno Munari. Entrambi i libri realizzati in lamierino ebbero una tiratura di 200 copie. Oggi sono praticamente introvabili. Per celebrare tale evento culturale è uscito un numero monografico della rivista «Resine», edita da Marco Sabatelli, dedicato al tema: “Futurismo a Savona, Albisola, Altare”. Quello citato è uno degli esempi più significativi dei propositi del Futurismo, denunciati da Marinetti: riformare le lezioni comuni della letteratura, ormai logorata dalla miseria delle idee e dalla stanchezza delle forme, incapace di trovare nuove ragioni di vita ed appagata ormai di sole esercitazioni estenuanti. Marinetti era un buon osservatore di quello che avveniva all’estero, principalmente in Francia e la sua educazione era stata consacrata nell’atmosfera del Simbolismo.

(altro…)

La salute della memoria

La mattina del 3 maggio del 1920, Andrea Salsedo, tipografo del giornaletto “DOMANI” precipita dal 14° piano del Park Row Building, l’edificio che ospita il dipartimento di giustizia di Manhattan. Salsedo era stato arrestato da qualche giorno con il collega Roberto Elia in seguito agli attentati che un anno prima avevano preso di mira personaggi legati alla soppressione della rivista settimanale “Cronaca sovversiva” di Luigi Galleani e a cui collaboravano oltre a Salsedo anche Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Questo fatto, probabilmente sconosciuto ai più, ma riconoscibile nelle dinamiche da molti (non a caso citato da Dario Fo nello spettacolo Morte accidentale di un anarchico), non è solo che il principio di quanto poi avrebbe portato 7 anni dopo Sacco e Vanzetti sulla sedia elettrica. Questi e altri fatti relativi all’arresto e al processo dei due anarchici italiani sono presenti e accuratamente descritti in La salute è in voi, Sacco, Vanzetti e la dimensione anarchica, traduzione degli atti della conferenza tenuta presso la Biblioteca di Boston tra il 26 e il 27 ottobre del 1979 e raccolti poi in un volume da parte dello storico Robert d’Attilio. Questo piccolo volume, auto-prodotto in collaborazione da piccole edizioni indipendenti piemontesi raccoglie non solo la traduzione di cui sopra ma presenta la copia anastatica di quel “La salute è in voi” l’opuscolo clandestino, pubblicato il 5 maggio 1906 all’interno di Cronaca sovversiva e che girava tra i gruppi anarchici italiani dell’epoca. (altro…)

Helena Janeczek, La ragazza con la Leica

Non provate a pensare di trovarvi davanti alla semplice biografia di una sfrontata e maliziosa fotografa. Qui ci troviamo in un libro di Helena Janeczek la cui narrazione volutamente soffusa e “distratta” è come quella di una belva che segue una o più tracce di una preda in un percorso solo apparentemente casuale. Questo tipo di narrazione prescinde dall’idea di una linea retta; qui le tracce della protagonista (sì, proprio quella “sfrontata ragazza” di copertina) non si appoggiano solo sul terreno fresco delle date, dei documenti, degli archivi. In questo lungo e affascinante percorso ogni risoluzione di un indizio o di una traccia ne genera altri e altri ancora nell’incrociarsi con le narrazioni di tre dei suoi compagni di viaggio “superstiti”; Willy Chardack, Georg Kuritzkes e Ruth Cerf, tre personaggi che, in maniera diversa, sono stati più vicini alla protagonista e ne hanno condiviso la storia, le storie fino al primo agosto del 1937, giorno dei funerali di Gerda Taro, nome d’arte di Gerta Pohorylle, morta alla fine di luglio del 1937 all’età di 27 anni a Brunete sul fronte della guerra di Spagna, schiacciata da un carro armato. Gerda Taro quindi è la nostra ragazza con la Leica; prima reporter morta su un campo di battaglia e compagna del leggendario Robert Capa con cui ha raccontato fotograficamente il conflitto in Spagna. Il titolo e la copertina sono il primo “non indizio” da cui partire; la genericità del termine “ragazza”, una Leica che in realtà non vediamo, ma soprattutto quello sguardo, e quella gestualità. La figura di Gerda Taro per tutto il libro appare come un fantasma a cui non vengono associate imprese, ma è come se tutti i suoi 27 anni si fossero congelati in quell’attimo fotografico e tutto ciò che ha rappresentato, nel suo breve passaggio in vita, potesse così essere narrato solo come assenza, pesante, sconvolgente che, alla vigilia della sconfitta dei repubblicani spagnoli e la conseguente ascesa di Franco, arriva a rappresentarsi come soglia, limite, trauma di un’intera generazione transnazionale di intellettuali entusiasti nel loro coinvolgimento politico, costretti però improvvisamente alla disillusione e ad arrendersi per dissolversi davanti alla realtà di una guerra oramai persa, al successivo immediato esplodere della seconda guerra mondiale e a tutto quello che ne conseguirà. Helena Janeczek è abile in questo suo veloce passaggio di voci a mantenere vivo nei “sopravvissuti” quel senso di nostalgia (pur se differenziato) nel suo miscelare ciò che è documento, memoria e finzione per “ricostruire” un percorso di poco più di mezzo secolo, in cui l’entusiasmo e quel disincantato modo di vivere un’idea libertaria di equità e condivisione, di tutti coloro che avevano partecipato alle Brigate Internazionali o tentavano una qualche forma di resistenza culturale in una Germania sempre più autoritaria e razzista, venga via via schiacciato o emarginato da una storia che è decisamente più forte e violentemente cinica. Una storia però a cui sono sopravvissuti attimi di “gioia” e la bellezza di questo libro − meritatamente scelto per il premio Strega 2018 − sta anche nel suo configurarsi come atto d’amore verso la fotografia, l’arte di congelare un momento di spensieratezza, di luce, di vitalità, per poter permettere alla nostalgia di trasformarsi in consapevolezza, se non in un’altra possibilità.

© Iacopo Ninni

Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, Guanda, 2017, pp. 320, euro 18