Letizia Pezzali, Lealtà (rec. di I. Grasso)

pezzali lealtàLetizia Pezzali, Lealtà
Einaudi, 2018

 

Lealtà è un romanzo che racconta “l’ossessione amorosa di una donna giovane per un uomo che ha vent’anni più di lei. Intorno, l’ambiente della finanza raccontato con precisione feroce” (dalla quarta di copertina). Che attinenza potrà avere la lealtà con tutto questo? Ecco l’interrogativo che mi ha spinto ad acquistare il libro. Prima di iniziare a leggere mi sono dunque soffermata sul termine lealtà.
Letizia Pezzali, l’autrice, mi porta prima in una Londra alle prese con il referendum sulla Brexit, poi a Milano, città dove è nata Giulia (protagonista e voce narrante), e anche a Treviri, in Germania, dove sono nati Marx e il padre di Giulia, scomparso prematuramente.
In questi luoghi assieme a Giulia c’è Seamus (il capo, altrimenti detto Capo Meraviglioso), Michele (l’ossessione amorosa), Fred (il collega colto ma anche un po’ “grillo parlante”), Gabriele (il corteggiatore, per la maggior parte della narrazione “il ragazzo dalla polo rossa”) e Luca (il compagno della madre di Giulia).
Londra, Giulia, Seamus e Michele sono portatori di un conflitto interno e le tensioni sono incredibilmente simili ai mercati finanziari.
Giulia non ha fratelli, sorelle, cugini. Ha solo Luca, il compagno che la madre ha avuto dopo la morte del padre di Giulia. L’unica figura che per lei somiglia a un familiare.

Mi preoccupo di lui, allo stesso tempo mi stancherei se ci avessi a che fare sempre. Il nostro è un legame familiare sintetico, inventato, eppure sembra naturale. Contiene tutte le contraddizioni.

Seamus è il capo di Giulia, forse un modello per lei. Eccentrico, per gran parte del libro sembra essere l’unico vero amico di Giulia. A un certo punto deciderà di svelare una parte di sé tenuta nascosta per tanto tempo.
Michele è l’ossessione amorosa di Giulia. Si occupava anche lui di finanza e lavorava con Seamus. Ha lasciato il suo lavoro in banca, la stessa banca in cui lavorano sia Giulia sia Seamus.
Il conflitto fra i personaggi non è subito manifesto, ma a un certo punto diverrà lampante e tutti i tasselli torneranno al loro posto (in maniera definitiva?). Durante la lettura non ho quasi mai la sensazione che di questa crisi ci sia consapevolezza da parte dei personaggi. È la Pezzali che con grande abilità la rende visibile descrivendone i segnali con precisione chirurgica. Man mano che leggiamo lo stato di crisi è sempre più evidente ai nostri occhi. I personaggi continuano la loro vita senza grossi scossoni, né interrogativi. Come se il tempo non esistesse o fosse per certi versi sospeso.
Essere leali vuol dire avere una qualità morale che presuppone il superamento di un conflitto interiore a favore di una scelta. Ma è sempre possibile superare questo conflitto? E come?

L’ultima volta abbiamo discusso del fatto che la frase «cosa pensano i mercati» non ha molto senso. I mercati sono quello che alcuni pensano che altri pensino. Sono la costruzione che la mente fa del pensiero di un’altra mente. Il tutto moltiplicato per tante menti. Anzi, ancora meglio: i mercati sono quello che ciascuno pensa che la media degli altri pensi. Sono la razionalizzazione sommaria di un tessuto fatto di speranze, invidie, misteri percepiti, malumori, desideri, cattiverie, istinti. L’analogia con le relazioni umane e le distorsioni che operiamo quando cerchiamo di interpretarle è fin troppo forte.

In fondo, mi dico leggendo, i mercati e la finanza, come i desideri e le ossessioni, altro non sono che un prodotto della mente dell’uomo e quindi portano con sé limiti e potenzialità che dovrebbero essere sviluppate non solo dall’individuo ma anche da uno sforzo collettivo prima di tutto umano e poi politico. Il progresso cui ognuno di noi ambisce si nutre di azioni collettive e individuali che non possono essere ripetute acriticamente ma devono cambiare e adattarsi di volta in volta per andare avanti. A questo siamo chiamati, è questo il nostro dovere.
Ripetere le azioni, riprodurre i gesti con lo stampino senza comprendere che non si può comprare all’infinito perché anche il portafoglio per la maggior parte dei consumatori ha un limite (la busta paga ad esempio): questo non è progresso, secondo la mia opinione e forse anche nel pensiero che mi sembra di leggere tra le righe di Lealtà. Come non lo è la sollecitazione costante del desiderio di qualcosa da comprare o di qualcuno da dover essere, pena l’esclusione. Non credo sia una dimensione umanamente sostenibile. Il problema dunque sarebbe lo schema ripetuto, non il metodo. La distinzione è importante perché nel metodo e nella costanza che mettiamo nelle relazioni umane e nel generare ricchezza e amore giocano un ruolo importante la capacità di essere unici e irripetibili e di saper fare la differenza, di essere differenti nel mercato e nella vita. Proprio quando alcuni personaggi si scoprono diversi si apre la crisi ed emerge la solitudine del singolo. Il problema dunque non risiederebbe tanto nella quantità ma nella qualità e ciò vale tanto per i prodotti quanto per le relazioni.

L’ossessione è uno schema, un modello. Può nascere anche dal poco. Prendiamo un singolo granello di sabbia, ripetiamolo miliardi di volte, diventa un deserto. Un deserto, con tutti i suoi granelli, è un’ossessione. Eppure un uomo nel deserto non parlerebbe mai di abbondanza. Soffrirebbe anzi la scarsità. L’abbondanza non per forza sta alla radice delle ossessioni. Io non ho proprio niente contro l’abbondanza.

Durante la lettura di Lealtà mi domando: era prevedibile questa crisi? Perché nessuno ha fatto nulla per frenare o tamponare la situazione? Pezzali la risposta ce l’ha e la fa dire a Seamus.

«Se sapessi prevedere il prezzo del petrolio, mi sarei già ritirato su un’isola a divertirmi. Anzi me la sarei comprata, l’isola»

Di tanto in tanto mi è capitato di interrompere la lettura e guardare questi personaggi con tenerezza. Mi è stato molto utile per andare avanti e approfondire il più possibile in assenza di pregiudizi. Avrei chiuso immediatamente il libro se avessi giudicato male l’ossessione amorosa di Giulia o i tradimenti reiterati di Michele o ancora l’impulso liberatorio di Seamus che un giorno decide di travestirsi da donna in ufficio, rubando le scarpe di una collega, non lasciando tracce di sé per un po’ di tempo. Pezzali mi ha fatto vedere nel profondo le ragioni e i sentimenti di ognuno facendomi sedere sulla sedia più scomoda, proprio quella su cui spesso ci rifiutiamo di sedere mostrando poca umiltà perché l’economia come la vita non si sviluppano secondo regole esatte.
Ce lo ricordava anche Maurizio Ferrara in un articolo apparso su “La Lettura”. Secondo la sua tesi il pensiero unico, l’egemonia culturale del neoliberismo come ideologia, non ha giovato alla comprensione approfondita dei fenomeni e non è stato in grado di agire sulla percezione di una imminente depressione sia negli investitori sia nei consumatori, situazioni che hanno portato alle recenti crisi economiche. Inoltre la scienza economica si considera una disciplina tecnica scevra di un piano etico e questo la slega in modo forte e incisivo dalla politica e dal comportamento degli uomini. Se tutte le discipline non verranno coinvolte nell’analisi dei fenomeni e non impareranno a operare assieme unendo le intelligenze e le forze sarà l’intera società a soffrirne. Occorre dunque che le istituzioni finanziarie imparino ad ascoltare i cittadini e i loro rappresentanti e che queste imparino a parlare con un linguaggio più chiaro e comprensibile a tutti senza alcun fraintendimento per acquisire maggiore incisività.

Penso alla lealtà. Esiste una parola più nobile per definire un rapporto tra due persone? La parola amicizia oggi ha perso molto del suo significato, diventando un sinonimo di contatto, di rete, di connessione. La parola amore si porta dietro tutto il peso della storia: la storia del cuore, fatta di emozioni impraticabili, di sentieri a strapiombo, di aperture inattese e di improvvise segregazioni. Di sangue. La parola lealtà invece mantiene una schiettezza, mostra tutti i suoi legami con la sincerità, la giustizia, l’apertura.

Questo libro ha il grande pregio di essere stato scritto e costruito in maniera schietta e autentica. Le storie sono storie che potremmo vivere tutti e forse molti di noi vivono nella segretezza del cuore o in una parte più o meno nascosta della mente. Pezzali utilizza un linguaggio finanziario che riesce ad assumere significato anche in altri ambiti della vita, come i legami sentimentali; e viceversa, usa un linguaggio emotivo per descrivere i mercati. Di certo non lo fa per deformazione professionale dovuta agli anni in cui ha lavorato in banca ma per invitarci a riflettere sul fatto che lavoro, finanza, ossessioni amorose, sentimenti non sono così disgiunti come siamo abituati a pensare. Bisogna solo avere il coraggio di dirlo e dirlo con grande onestà intellettuale e lealtà, come di certo Pezzali ha fatto.

© Ilaria Grasso

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