Fuoco. Terra. Aria. Acqua.

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Sognando una foresta

Chi l’ha detto che dalla filosofia non può germogliare la poesia? Filosofia e poesia sono alberi che appartengono alla stessa foresta, i loro rami, le loro foglie si intrecciavano un tempo, le loro radici attecchivano in un terreno comune, i loro frutti si proponevano al morso con la stessa carica di seduzione. Poi la foresta è divenuta in parte luminosa serra in parte oscura selva. Platone, lo spietato giardiniere, separò i semi dei due linguaggi, analizzò e disfece, codificò e distinse: condannò la poesia e scelse la filosofia, anzi la inventò come forma scritta creando la tradizione occidentale. Le sue parabole, i suoi dialoghi erano comunque intrisi di poesia ma questo non contava. Noi, allora, vogliamo ripartire da Empedocle. Guaritore, scienziato, profeta, imbonitore, l’unico filosofo greco – greco di Agrigento – che mise in versi la sua filosofia. Apparteneva a quella che lo stesso Platone definì ‘l’età dei sapienti’, omaggio astuto che relegava quegli uomini (Eraclito, Parmenide, Zenone…) nella nebbia fascinosa ed equivoca del mito; una nebbia, comunque, favorevole al pensiero e non impenetrabile. Empedocle volle spiegare la nascita del mondo e delle cose attraverso l’unione variamente mescolata di quattro elementi (la definizione ‘elementi’, tuttavia, è un altro successivo prestito platonico): il fuoco, la terra, l’aria e l’acqua. Che sono, in ordine zodiacale, le simboliche e concrete suggestioni alla base di questo volume. Quattro poeti si misurano con queste suggestioni, ciascuno incarnando un elemento: Giuseppina De Rienzo fa crepitare i versi temperandoli attorno ad un ininterrotto fuoco, “unica sezione conica rovente”; Rossella Tempesta si immerge e riemerge dalla terra attraverso essiccate terzine, “Lei mi ripara/ la terra è verità./ Lei mi genera”; chi scrive offre voce e sguardo, in forma poematica, agli spiriti dell’aria, “burattinai segreti/ delle vicende altrui”; Valerio Grutt ripercorre la mutevole ebbrezza di una città d’acqua, “I rubinetti, le porte, i cuori, / le cose felici, apritele”. Quattro poeti del Mezzogiorno, quattro voci tra loro dissimili per stile e timbro ma consanguinee quanto all’immaginario antropologico di riferimento, riconducibile ad una linea meridionale della poesia italiana contemporanea sintetizzata in un progetto, Poesia Portale Sud, che si propone di far emergere – oltre le secche dei modelli primo o tardo novecenteschi ed accettando in pieno la sfida del postmoderno – un diverso modo di ‘sentire’, di praticare la scrittura: magari mettendo in musica, musica verbale, il pensiero. Chi l’ha detto che dalla poesia non può germogliare la filosofia?

Edoardo Sant’Elia

Fuoco

Non cambia il corpo
nel vetro
ruba
riflessi
accende l’abbandono
fieri
i seni
quieto il ventre
forza
mai domata l’attesa
linee
da prima creazione
tagliano via
le mani dal riquadro
superfluo l’indice
non serve
cercare il padre

(Giuseppina Di Rienzo)

 

Terra

Sotterrato
ricoperto
ogni giorno altra terra spingo
come cumuli di sabbia alle finestre.

E rinasce il tuo nome
chiaro
spacca le zolle, svetta
si rigonfia di tralci e pampini.

Ancora vita beve
e non si cura della notte, che a me
e torce lenzuola intorno al corpo.
E non la sente la preghiera lacrimosa
il parto di ogni sera.
Tra lo spavento, il riso,
ti ascolto che rinasci dentro il petto.

(Rossella Tempesta)

 

Aria

10. VORTICI

Il cielo è un mare rovesciato,
senza fondo, dove i piedi
non possono toccare,
è una casa fatta d’aria,
senza finestre, senza porte,
ci sei dentro tuo malgrado
e non puoi evadere
(ma non è una prigione),
è una casa che respiri
senza rendertene conto,
che inghiotti con lo sguardo
(ma non ci fai caso).
Il cielo, adesso, gira in senso orario,
o forse no, forse nell’altro senso,
e tu ti lasci andare,
steso a croce sull’acqua,
fai ‘il morto’, galleggi,
e lei giace al tuo fianco,
immemore, defunta,
e assieme vi stupite
di quelle nuvole
che non somigliano a nulla,
soffici, opache,
nubi di un cielo casuale
eppure inconfondibile,
che a quanto pare
gira in senso orario,
o forse no, forse nell’altro senso.

(Edoardo Sant’Elia)

 

Acqua

Il sole ricama fiori
sui mobili della cucina.
C’è una voce che chiama dall’universo
nell’acqua che scorre dal rubinetto.
Mia madre risponde al telefono
con i capelli nuovi,
alle sue spalle cade la mia città
tutta incendiata di rabbia e bellezza.

(Valerio Grutt)

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