Fabio Ramiccia: tre inediti

Sono madre che danza

Non ho addestrato i miei seni a questo inverno precoce.
Non ho insegnato alle mie mani questa pelle.

……………………………………………………….Sono una madre estiva,

posso assecondare il sole dentro le ore mattutine,
posso portare fuori il cane
o asciugare le mie lacrime di miele.

……………………………………………………………Ma sono distratta.

Non calcio il pallone.
Non conosco l’ordine delle priorità.
Non so dare forma a questo mondo ristretto.
Sento la musica elettrica dare la scossa finale,
cingermi le membra con i lati metallici,
gli angoli per il sussulto e i synt epici.

……………………………………………………….Sono la madre che danza

al centro della stanza.

…………………………………………………………………….Sola.
………………………………………………………………….Perfetta.

Puntando le mani al soffitto.

Non posso fermare,
non posso fermare il tremore.

 

E respirare di più

Arterie a doppia corsia
per andare e venire dal cuore,
cuore come Itaca,
ritorno come andata.
Polmoni come isole,
respiri come onde
risacche infinite.

Sognare di annegare
e respirare di più.

Mani complesse,
senza forma
e tessuti
per afferrare il senso profondo
di questo dolore invernale.
Alieno, infine
nella terra mia.

 

Signore e Signori, la sopravvivenza!

Ti faccio eco dalla caverna speculare,
da un posto lontanissimo.
Non troppo però.
Negli abissi tanto cantati ci siamo infine persi.
Ognuno nel suo.
Meraviglioso e unico.
Freddo invivibile.
Necessario e di caldo blu.
Ti vedo obliqua contemplando la tua luce
di criptonite con domande da brucaliffo
rivolte a te stessa come sai fare bene.
Il mio grido si infrange sempre
come le mie parole accartocciate.
Non c’è aria qui giù.
Non chiuderti adesso, ti prego.
La guerra uccide lo stupore, toglie
l’imbarazzo delle cose lievi. Degli sguardi
rubati delle parole cucite con cura.
Non.

Ti faccio eco dalla grotta di fronte, da un
posto lontanissimo.
Non troppo però.
Negli abissi tanto temuti ci siamo infine persi.
Ognuno nel suo.
Profondo e unico.
Freddo e invivibile.
Necessario e di nero blu.
Ti vedo obliqua contemplando la tua luce
di criptonite con domande impossibili
rivolte a te stessa come sai fare bene.
Il mio grido si infrange sulla tua pelle
come le mie parole accartocciate.
non c’è aria qui giù.
Non chiuderti adesso, ti prego.
La guerra uccide lo stupore, toglie
l’imbarazzo delle cose lievi. Degli sguardi
rubati delle parole cucite con cura.

Non c’è più pudore né scelta.
Non arrossisco più.

Userò questa ultima carne mia,
queste ultime lacrime
e le risate confezionate.
Pronte all’uso.
Forzate.
Di resistenza.
quest’ultima riserva di dignità
per mettere in scena lo spettacolo
più bello e verosimile di sempre.

Atto unico.
Niente sipario.
Senza luci.
Costumi.
Musiche.
Palcoscenico.

Signori e Signore, la sopravvivenza.

.

© Fabio Ramiccia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.