Selenia Bellavia: inediti

Vieni a scorrere vicino, torna
dalle umane onde all’arrendevole sigillo,
al nostro canto amabile infuriato
dal fermento e sopra l’ombra
mai non dire lontanissimo il tuo battito

ascolta

una foglia ricamata è calda
anche di lato: potremmo respirare
lampi e sciabordii a sole nuovo
dopo il lungomare fragoroso e scuro
di un calore
bagnarci negli aromi di pescato
forse

ci terremmo in mano.

 

*

Ebbro d’anime
trasogni belle voluttà e ci scordammo
di morire al calcolo di certe
macchie nate sul mantello
traboccando un piccolo duende
come arreso. Ma io

di te sentivo il canto (dove sei?)
boccheggio come se ti fossi
un segno perdonato e
un’eco al timpano solare
mi scindeva umana la pressione
dell’origine in una pioggia estatica
quando ci sfamava il cane d’una metafisica

la vertigine dei mondi
s’inchiodava
alla metafora del sangue (dove sei?)
risuona
un ottavino bianco sul the end
come l’attrice
d’una California anni cinquanta
caramella un bacio

per un altro Eraclito rapito
da una berlina scura.

 

*

Era mattina presto
sulla canzone a noi levata

a lungo sibilava
prendimi come fosse il vento il più
fedele sogno ma donatoci nel chiaro
in tutto il mio chiamarti pietra viva
ci confuse veri d’un sorriso a dire
prendimi
o prendimi già ora. Si beveva poi

da un calice più rosso ed era notte
dentro a quel vagone vuoto. Finché
morivano le ombre
spesso
tutt’intorno.

 

*

Si vede il mare, mi dicevi, e un’isola
cresceva all’inframondo come sul corpo
l’anima più vasta era una silloge di venti

ho udito le stagioni
consegnarsi un miele dai tuoi arpeggi, la
luna contemplarti un angolo
di bocca, sciogliersi nel croco
un mezzodì geloso al tuo contralto.

Si vede il mare, mi dicevi, ah potessi
io scavare un cielo
per donarti un solo accordo
trafugato
alla fossetta giugulare d’un
vecchio zigano.

 

*

Un’edera ascoltò la neve dire
piano io ti seguo sulle foglie, non
puoi sapere quanta parte sei
del mio respiro, dormimi
stasera, ti vestirò di bianco e
sentiremo il rischio d’occupare
questa terra.
Poi ci scorderemo.
Senza la fretta.

.

© Selenia Bellavia

Selenia Bellavia è nata nel 1975 nell’entroterra siculo, Mazzarino, luogo d’origine greca trasformato nel centro dell’itinerario Antoninii in epoca romana poi roccaforte-residenza medievale del principe Carafa, agio suggestivo d’una adolescenza tra licei, classico e – contemporaneamente – musicale, biblioteche e pub pseudo-inglesi. Dopo gli studi universitari di medicina e chirurgia, gli anni catanesi furono segnati dal nodale incontro con Manlio Sgalambro, amico e maestro, e da uno studio non accademico dei pensatori e dei sapienti della parola che, chiaramente, continua ancora.
Ha pubblicato Pourparler (Prova d’Autore, 2012), con prefazione di Manlio Sgalambro e una nota di Franco Battiato. William Shakespeare – SONETTI 1 – 48 (Prova d’autore – AA. VV.); 99 Rimostranze a Dio (Ottolibri Edizioni – AA. VV.); Lodi Del Corpo Maschile (A cura di Alessandra Celano e Giulio Mozzi – AA. VV.). Alcuni scritti sono usciti su «Arcipelago itaca», «Critica Impura», «Poesia Ultracontemporanea», «L’Estroverso», «The Norwich Radical» (tradotti in lingua inglese) e «RAInews-poesia».

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