I poeti della domenica #212: Gottfried Benn, Requiem

Due su ogni tavolo. Di traverso tra loro uomini
e donne. Vicini, nudi, eppur senza strazio.
Il cranio aperto. Il petto squarciato. Ora
figliano i corpi un’ultima volta.

Tre catini ricolmi ciascuno: dal cervello ai testicoli.
E il tempio d’Iddio e la stalla del demonio
ora petto a petto in fondo a un secchio
ghignano al Golgota e al peccato originale.

Il resto giù nelle bare. Tutte nuove nascite:
gambe di uomini, petto di fanciulli e capelli di donna.
Vidi, di due che fornicavano un tempo,
là se ne stava l’avanzo, come sortito da un utero.

*

Auf jedem Tisch zwei. Männer und Weiber
kreuzweis. Nah, nackt, und dennoch ohne Qual.
Den Schädel auf. Die Brust entzwei. Die Leiber
gebären nun ihr allerletztes Mal

Jeder drei Näpfe voll: von Hirn bis Hoden
Und Gottes Tempel und des Teufels Stall
nun Brust an Brust auf eines Kübels Boden
begrinsen Golgotha und Sündenfall

Der Rest in Särge. Lauter Neugeburten:
Mannsbeine, Kinderbrust und Haar vom Weib
Ich sah von zweien, die dereinst sich hurten,
lag es da, wie aus einem Mutterleib.

© Gottfried Benn, in Morgue (1912), trad. it. di Ferruccio Masini, Torino, Einaudi, 1971

Questo testo poetico è stato scelto dal poeta Gabriele Galloni.

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