Gianfranco Barcella, inediti da ‘La brezza della sera’

LA CAUSA DISCRETA

Vorrei stare per sempre, magari di sghembo
dentro il mondo ed il suo tempo
e ricreare ogni attimo del presente
con un amore discreto che richiami alla vita
con loschi bagliori d’eternità.

È la coscienza del niente che mi fa agire
contro lo scempio dell’esistente.
È il gran freddo che mi invade le ossa
quel che mi induce a chiedere giustizia,
sperando nella mite sentenza, emessa in clandestinità,
dalle nuove gemme di Primavera,
passata la mesta verità dell’eterno inverno.

 

*

LA COMMEDIA

Il ruolo che ho assunto è quello del docile animale
nella commedia della vita o gioco di prestigio che a nulla vale.

Protagonista è il fedele esercizio nel vivere sociale
che mai si concluderà con l’applauso finale.

 

*

L’INDIFFERENZA

……………………………………Leggendo il “Paradiso”

D’ogni sostanza o accidente
m’importa un bel niente!
Neppure mi cale di quell’amore
che riconduce al nous
e della sua brama che da sola si sostiene
essendo una cosa vana.

Intanto io ero, sono e sarò
(alla faccia del biocentrismo)
una sostanza evanescente!

 

*

TI HO CERCATA

Ti ho cercata all’uscio della vita
con tenero amore
e mi sono coricato nel tuo letto,
accompagnato dal desiderio
di un sogno ingenuo di luce
per parlare al cupo mistero della vita
e alla sua infinita ombra sul vero.

Ora mi resta, solo,
la tristezza dell’ultimo destino.
È difficile vivere nell’indifferenza
del silenzio perché l’anima vive
in un moto d’ali
che non può posarsi
nel nido implume di un’assenza.

 

*

LA VENTOLINA

La bambina gioiosa offre alla vista del babbo
la ventolina come un fiore dai petali arcobaleno,
una plastica leggera che vortica al vento di terra
e tutto l’incanto vien meno.

Si confonde come fazzoletto di nebbia nell’atmosfera
ed ogni illusione di luce svanisce in quel perpetuo andare.

Così gira a tutto tondo la bettola leggera del mondo
ed in quel frusciante andare delle ore
perderò anche la vita senza un lucore di pietà,
venuto dal cielo immobile.

 

*

IL SOLITO PAESAGGIO

Non mi basta più il solito paesaggio del mare
che mi rinfresca gli occhi di aurore abissali.
Vorrei sentire battere il mio cuore d’uomo
in un perenne navigare, tracciando la rotta
sulla lavagna infinita del mare.

Invece mi coricherò come nave
all’uscita d’una tempesta
che non si faceva domare.

E i pescatori continueranno a rammendare le reti
pensando alle nuove rotte che restano
per nutrire le illusioni d’essere i primi a salpare.

© Gianfranco Barcella

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