Roberto Canella, Il nostro amore distruggerà il mondo

Roberto Canella, Il nostro amore distruggerà il mondo,  Edizioni Sartoria Utopia, € 22,00

*

ecco che si ripete:

infilarsi nel letto come
dentro una tasca orizzontale
diventare la lingua sepolta
sotto il palato
eppure parlare nel sonno senza voce
frasi rinsecchite di un amore labiale.

rigirarsi fra le coperte raggomitolato
e trafitto come un pollo allo spiedo.
nel buio non amo, non prego.

*

non potere arrivare a te neanche se
fossi più veloce della mia ombra.

o se avessi parole al posto di pagine
o pagine al posto d’inchiostro
o inchiostro al posto di sangue
o sangue al posto di un corpo
o un corpo al posto di un’ombra.

*

mi piacerebbe chiamarti,
dirti allora passo da te
cinque minuti e arrivo.
ma non chiamo. o correre
nella luce fiamminga che
riempie la piazza del mercato,
oggi venti novembre, sotto
casa tua, proprio adesso che
si sta svuotando. ma non muovo
un dito. e almeno cosa penso?
neanche questo ti dico.
lo scrivo però a fondo
pagina, murato vivo.

*
(ritorno?)

ogni ritorno a casa è una sconfitta
ogni gesto arricchito di perdita
scavo millenario, quotidiano.
la traccia già segnata la via già tracciata
da troppi altri piedi penne pugnali
non avere ali saltando giù dalla finestra
come mandel’stâm senza essere mandel’stâm.

il solito sole sul davanzale non buca
l’ombra suicida del mio salto incompiuto,
il davanzale, anche il davanzale è una strada
che cola a picco a est e a ovest di sé
una sciarada inerme spiaccicata sulla pagina,
nell’aria. mio piede stupido segugio
che segue ancora le via del rifugio.

perché scavi domenica, perché domeniche
una dopo l’altra, perché tutte le volte
castelli di carte morte. giorni come questi
dove ogni movimento ogni sterzata
ogni parola è un replay riflesso incondizionato
dove non si può scrivere niente di nuovo.

non senti la mancanza, la distanza da queste
labbra essiccate, da questa lingua
nacchera rinsecchita. non immagini neanche
che il passato ritorna a ombre, a sassate.

(ogni ritorno ha in sé fughe, fantasmi
finestre aperte, invitanti)

(marzo/maggio 1998)

*

sottotitoli giusti ma il film è un altro
o invece è proprio “io e annie” ma
in una lingua strana, finlandese
forse, o il dialetto stretto che
tiravi fuori solo coi tuoi amici.
luglio, agosto, i binari, le gallerie
in cui sparivi come dentro a un cilindro,
pigiata dentro le pagine brulicanti
di un dizionario. dire la stessa cosa
in due lingue diverse, più riuscire
a mettere insieme le cose, le maiuscole
e le minuscole del tuo nome.

*

c’è una T sul pavimento

non c’eri neanche,
non più, quella sera
che ho strappato
i tasti dalla tastiera.
son saltati via come se
anche loro avessero
fretta di andarsene.

c’ha pensato mia sorella
una sera che era venuta
a trovarmi, da un posto
che mi è sembrato lontano
come gli anni ottanta, lei
grande e io che ancora
me la facevo nelle mutande.

si è seduta accanto a me
senza dire niente a parte:
c’è una T sul pavimento.
poi un tasto una lettera
alla volta ha chiuso per
un attimo ciò che io
continuavo continuo a
vedere aperto.

*

 

la verità, vi prego

l’amore è il giorno più corto, ma tu
non fermare gli orologi, non sbarrare
le finestre. hai paura? non serve.
verrò a prenderti lo stesso stasera
e pure domani sera e ti dirò qualcosa
come stanotte ho fatto uno strano
sogno, avevi un uovo sulla testa.
riderai, forse. il sudore si asciugherà
ancora sulle nostre pance, e poi
senza dire niente le ginocchia al petto,
ti ci nasconderai. io andrò di là e poi
tornerò perché alla fine torno sempre.
anche se spariranno le mie braccia, le
foto delle vacanze, la tua frangia.
passerò, passerai. chi ha paura non
ama veramente. i gatti attraversano le
strade, i bambini cadono dagli alberi, i
fulmini inceneriscono le case, a volte.
e allora? esiste una cosa chiamata morte.
finché posso tenerti la mano toccarti le
tette, scriverti sulla schiena mentre
dormi, finché avrà un senso, finché non
ne avrà. in un modo o nell’altro arriverà
il giorno in cui dovrò dire: sì, sono solo;
forse scriverò a mia sorella, le scriverò:
sembra incredibile che questo mondo
senza lei sia lo stesso mondo di ieri.
ma è questo il mondo: gatti che cadono
dagli alberi, bambini che attraversano
le strade, fulmini che inceneriscono
case e, da qualche parte, le tue
ginocchia a punta. è comunque questo
il mondo che vorrei: se questa poesia
potesse cambiare il mondo non la scriverei.

*

pandora’s box

ho messo l’odio in piccoli vasi.
conservati dentro anticamere
giorni palpebre dentro vagoni
di treni sferraglianti, immobili.
seppelliti come bauli di vestiti
di scena nei camerini del teatro.
come materiale radioattivo
in casse sigillate centinaia
di metri sotto, ossi di cane,
semi ingrassati, sterili.

ma dì soltanto una parola
e sarà tritolo nel vaso di pandora.

*
io ancora oggi quando penso
a una ragazza che mi pensa
penso la stessa cosa che pensavo
da bambino di fronte al mare
prima di entrare in acqua.
spero che si tocchi penso
pensavo.

*

quando posiamo l’ultimo
bicchiere hanno senso
anche frasi come non è
successo niente o andrà
tutto bene.

(poi tu dalla stanza e io dal treno
scegliamo con cura i nomi di figli
che non avremo)

*

mezza notte

un colpo al cerchio e uno alla
notte, tu non torni, io nemmeno.
ancora il tuo profilo mentre sei
sul balcone a fumare l’ennesima
cicca. le tasche già vuote a metà
del mese, di che cianciano i tiggì
tutti uguali? so solo che fa male,
oggi è mercoledì, mio padre ha
il sorriso buono di chi si è rassegnato.
se me lo chiedessi ti direi nessuna
novità. una delle due persiane è
ancora rotta, vivo in una perenne
penombra, qui è sempre mezza
notte. come andare, come restare,
ci penso, non sai quante volte.

*

via cigna

quando credi che puoi farcela
anche senza, è quello il momento.
stamattina passando per via cigna
ho visto una sedia in mezzo ai
binari, subito dopo una curva. non
avresti scampo: moriresti seduto,
così come hai vissuto.
ma lo sanno tutti che sono anni
che non passa un treno, per di là.
si può morire per finta, penso
seduto su quella sedia. e forse
(forse) anche amare. ma allora
(allora) perché fa ancora così male?

*

© Roberto Canella

 

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