Filippo Tuena, Com’è trascorsa la notte

Filippo Tuena, Com’è trascorsa la notte, Il Saggiatore 2017, € 20,00, ebook € 8,99

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Questo libro è una storia d’amore, e come tutte le storie d’amore viene raccontato attraverso la biografia, attraverso il sogno, attraverso quella sottile linea di confine che si muove tra sogno e realtà. Sempre di orizzonte si tratta, e lo si può raggiungere o lo si può guardare. Possiamo guardare, come abbiamo spesso fatto, il sole calare sul mare, possiamo aspettare che faccia notte e in quella notte riprendere a sognare. Tra sogno e finzione c’è differenza ma anche qui ci troviamo in presenza di un labile confine, di una posizione controversa da sostenere di fronte alla suggestione.

Ho sognato o ho visto qualcosa? La mia casa è un teatro e qualcuno è venuto a recitare per me? Ho soltanto sognato o qualcuno mi ha raccontato una storia d’amore? E i protagonisti del racconto chi sono? I personaggi, i folletti di Sogno di una notte di mezza estate oppure sono coloro ai quali la storia viene narrata?

Sono domande che forse si è posto Filippo Tuena quando ha deciso di scrivere Com’è trascorsa la notte, ma sono – senza dubbio – le domande che mi sono posto io dopo aver terminato la lettura del romanzo. Ogni volta che leggo un libro di Tuena entro in una sorta di sfasamento temporale, entro in quell’indeterminatezza di cui l’autore scrive nell’ultima parte del libro.

Perché c’è un’indeterminatezza in questa recita che fa sì che le identità si confondano, i ruoli si alternino.

L’indeterminatezza, il principio che la regola, è comune a tutte le storie che Tuena ha scritto, ed è ovviamente il punto focale di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.

La voce narrante convoca la donna amata, la convoca all’immaginazione e al sogno. La invita a immaginare dalla prima pagina, un palazzo, un giardino, un luogo altro; e la avverte che nella notte in arrivo, una notte di mezza estate, qualcuno arriverà a mettere in scena una rappresentazione privata della commedia di Shakespeare.

Come sempre Tuena coniuga inventiva e ricostruzione storica. Sogno di una notte di mezza estate è stata così tante volte rappresentata che il numero delle versioni è innumerevole. Così il narratore convince l’amata a prepararsi a un’ulteriore versione, una versione privata. L’autore fa entrare in scena i personaggi, ed ecco Puck il folletto, ecco Oberon, ecco Titania, ecco Ermia, ecco Lisandro, ecco Demetrio. E poi, nell’alternanza dei capitoli, la storia delle rappresentazioni, e subito dopo parleranno gli attori che interpretano i personaggi e racconteranno le loro vite, i loro scenari privati, perché no, i loro odi e cuori infranti, le rinunce, i rimpianti, le invidie, le gelosie. Il desiderio che, almeno una volta, è stato di tutti di recitare un ruolo anziché un altro. Ecco Teseo e chi lo interpreta, ecco Ippolita e la sua attrice. E poi Bottom e l’attore che avrebbe dovuto interpretare Filostrato; quest’ultimo narra di un narrare esterno, con l’occhio di chi sta dietro le quinte e guarda gli attori uscire di scena e passargli accanto, come un sacrestano che guarda lo scambio delle fedi nuziali da una porticina laterale all’altare, come un bibliotecario che nascosto dagli scaffali vede gli studenti che sfilano libri, che si danno un bacio.

Il narratore di Tuena diventa un collettivo, una polifonia: perciò il personaggio di Shakespeare racconterà mentre recita, Filostrato racconterà dall’esterno, l’attore dirà la sua vita accanto a quella del protagonista, lo scrittore tirerà le fila ma sarà anche spettatore, e sarà amante, e sarà colui che offre lo spettacolo in dono. Forse è questo che ha fatto Skakespeare creando il Sogno, ha dato la possibilità all’innamoramento di essere rinnovato e reinventato di rappresentazione in rappresentazione; ci ha fatto dono dell’innamoramento perpetuo e anche di come tutto sia un gioco, e il dominatore del gioco è Puck, il folletto che posa il filtro sugli occhi sbagliati, ma che poi sembrano giusti. Puck che pare obbedire ma che invece comanda.

Il narratore interviene man mano che la notte evolve e ci comunica il dubbio e lo straordinario, e a volte si sente preso per mano dai personaggi insieme all’amata, e altre si sente abbandonato. E di abbandono si tratta prima ancora che di sogno o di illusione. I due innamorati prima di ogni cosa e dopo ogni cosa dovranno abbandonarsi, lasciando che il sogno agisca su di loro e che ricami portando il bosco dentro casa e loro nel bosco.

Verrà il giorno e la spossatezza s’accompagnerà all’indeterminatezza, così che il narratore proprio come i personaggi della commedia si domanderà com’è trascorsa la notte; non trovando, come è giusto, risposta.

Di nuovo la scrittura di Filippo Tuena ha il doppio pregio di prendere il lettore per mano e subito dopo di abbandonarlo nel bosco (o nel deserto) dell’inconsueto, fatto di strani passaggi e di magia. Non chiediamo molto altro a uno scrittore, in fondo non chiediamo che questo.

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© Gianni Montieri

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Nota: Gianni Montieri e Filippo Tuena converseranno al Festival dei matti di Venezia, sabato 27 maggio alle 18,30 all’Ateneo Veneto. Qui tutto il programma del Festival

 

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