Elisabetta Meccariello, False finestre n. 6: L’uomo a cui era scoppiato il cuore

Foto di Elisabetta Meccariello

L’Uomo a cui era scoppiato il cuore aveva conosciuto Dio. Non nella sua forma evanescente e spirituale, gli aveva proprio stretto la mano, una mano in carne e ossa, e gli aveva pure dato dei soldi. Il suo cuore era scoppiato in un tranquillo pomeriggio primaverile quando aveva capito di essere rimasto solo. A niente erano servite le parole di conforto e la presenza di amici e parenti. Il congegno si era rotto. Andato. Kaputt. E come faccio adesso, ripeteva, non potrò vivere a lungo senza cuore. Piangeva per ore strusciandosi sul torace lo stetoscopio professionale acquistato, in offerta, alla farmacia sotto casa, per ottantanove euro, soldi spesi bene. Non sento niente, ansimava, non batte, non batte. E come faccio a piangere se non ho il cuore, da dove vengono le lacrime, dove si annida questo dolore insopportabile, e come faccio poi a respirare ancora. Tutte domande lecite, in effetti.

Si rivolse a un professionista, un tale che di cuori ci capiva tantissimo. Si può aggiustare, disse dopo visita accurata, ho solo bisogno di un po’ di tempo per trovare i pezzi di ricambio, cuori così non se ne fanno più, dovrò sentire direttamente la casa di produzione. Nel frattempo non abbia paura, può continuare a svolgere la sua vita normale, può fare le solite cose, ecco, magari stia attento all’alimentazione, faccia delle passeggiate, la temperatura adesso è perfetta per delle belle passeggiate.

Così l’Uomo a cui era scoppiato il cuore riprese le sue attività quotidiane. Ma quale vita normale, ripeteva tra sé, quali solite cose, io non ho più il cuore, una vita non ce l’ho più. I primi giorni fu un vero inferno. Si sentiva mancare ad ogni passo. È normale, gli dicevano, vedrai, ti è scoppiato cuore, devi solo trovare un ritmo, una diversa armonia, un nuovo battito. Facile a dirsi per voi che avete ancora le pulsazioni! Se ne andava sbattendo la porta e mugugnando parole non trascrivibili. Le passeggiate lo trascinavano immancabilmente nei luoghi di un tempo, si fermava qualche secondo, traccheggiava sul marciapiede, si guardava intorno cercando volti amici, poi riprendeva la marcia.

Tutte le mattine faceva capolino all’officina del professionista. – A che punto siamo con il mio cuore? – C’è ancora bisogno di tempo, non si preoccupi, la contatteremo appena sarà pronto. – Ma non capisco, come funziona, non c’è bisogno dell’organo originale? Come fate ad aggiustarlo. – Non si preoccupi, abbiamo delle tecniche innovative. Se ne tornava a casa l’Uomo a cui era scoppiato il cuore, a passo svelto, con la testa piena di dubbi e pensieri e malumori, rimuginando qualcosa che aveva detto o fatto anni addietro. Le parole erano diventate il suo ennesimo cruccio. Ce n’erano alcune in particolare la cui sola pronuncia provocava una sollecitazione istantanea delle ghiandole lacrimali. Tutti quei concetti che rimandavano all’amore, allo stare insieme, ai tempi andati, ecco, non poteva sentirne il minimo accenno. Di conseguenza non poteva più ascoltare canzoni, almeno un buon novantasette per cento. E non poteva più guardare la televisione in fascia pomeridiana. E la notte.

La notte se ne stava ad occhi sgranati con l’orecchio teso e si alzava di scatto al primo ticchettio che percepiva. Quasi sempre si trattava della sveglia sul comodino, un’originale Diamond anni Settanta, di quelle a carica con le galline che beccano, a volte era solo uno scatto della vecchia caldaia. I giorni trascorrevano, più o meno tutti uguali, più o meno tutti dello stesso colore, c’erano giorni in cui andava meglio, dei giorni in cui andava peggio, dei giorni in cui non si chiedeva com’era andata e quindi non classificabili nella statistica corrente. Finì la primavera, passarono estate, autunno, inverno e poi era ancora primavera. Una mattina l’Uomo a cui era scoppiato il cuore tornò all’officina, erano trascorse stagioni dall’ultima volta, non ci pensava più. Si era abituato all’idea di non avere più un cuore, aveva trovato un ritmo, una diversa armonia, un nuovo battito. – A che punto siamo con il mio cuore? – Ma come, gliel’ho consegnato da un pezzo! L’Uomo a cui era scoppiato il cuore con grande stupore si mise una mano sul petto e lo sentì, lì, al suo posto, battere, pulsare, palpitare. Pianissimo. Eppure era lì. Sorrise, sorrise di nuovo per la prima volta. O così credeva. Perché non ci aveva fatto caso ma era tornato a sorridere già da tempo. – Non capisco, come, quando, come ha fatto. – Vecchia scuola, nuova tecnologia. Così l’Uomo a cui era scoppiato il cuore si convinse di trovarsi di fronte a Dio. Gli strinse la mano. Era una mano in carne e ossa. Pagò un conto salatissimo e Dio gli chiese se voleva anche la fattura.

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© Elisabetta Meccariello

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