Cristina Micelli, A chi scorre

Cristina Micelli, A chi scorre, Qudulibri, 2017, € 10,00

*

La donna che scrive a matita
ha un’età vicina a quand’era bambina
ha l’età di sua madre, l’età di sua figlia.

Ha letto le pietre nelle trincee
e le storie degli uomini seduti di fronte
ha mangiato bacche
visitato più volte la stessa cascata
ha messo i piedi nella rugiada
per sentire quando è fonda la rinascita.

*

Le ragazze sedute in mezzo all’Arzino
fanno isola incontro al destino.
Da sponda a sponda poi verranno i piloni
come deciso
verranno i viadotti e la violenza del profitto.

Ma le ragazze ricorderanno di avere visto
le risate e l’eco del parlare fitto
una luce illesa venire radente
il cemento non corrode la corrente.
L’immagine impressa nei loro occhi di torrente.

*

La tua voce nel riverbero della strada
sorprende un pensiero che abbiamo.
assomigli in suono alle corde grevi e trasparenti
al pieno che ha il suo vuoto attorno
allo spazio dove la visione s’incanala.
Il primo respiro ara la terra
il secondo chiama la pioggia a raccolta
il terzo respiro è il seme che ci amalgama.

*

Le rovine dell’ex-macello
le braccia in croce sul cemento
chi spinge il gancio fin dentro l’anello.
Sul vetro della grappa l’albero compie la sua
danza e come può abbraccia
il tronco, il capo reclinato di lato.

Non vista la mano a deporre il peso
non viste le ali a separare il legno
tu e il tuo volere rimanere appeso.
Tu la tua sete che chiede senza dire
dichiari la fine della rosa con le spine.

*

I gelsi di guardia alle casematte
sorvegliano la follia rimasta.
Piantumate nel post-umano
le volte in cui l’abbraccio delle montagne
restava carne viva da consolare.

*
Ci vuole coraggio a vestirsi di verde Nachleben
d blu oltremondo, agli armadi chiedere
i colori in soccorso. Alle ante dare
le mani appoggiate. E di quando
ti chiamavano “quell’altra”
conservare la memoria bianca.

*
e ti saluta tutto il parco Basaglia
anche la chioma degli alberi
anche le nuvole inchiodate al muro
anche il confine correndo saluta
sull’inferriata dice qui è permesso stare
bere l’acqua dai sottovasi
fare casa come gatti randagi.

*

Alla Guarneriana c’è penombra di scaffali
e crepitio di legno e passi.
Il custode è un profugo di mille anni
le pergamene da portare assieme agli stracci.
In tasca ha le chiavi per le stanze
e per chi vuole restare
nel fioco della fiamma
a ricopiare chi sa ascoltare.

(Guarneriana: antica biblioteca di San Daniele del Friuli)

*

I binari non finivano di camminarci a lato
nei passi affiancati delle traversine.

In nove minuti si arriva a Udine
se il treno si ferma
se non ci inghiotte come profughi.

Alle spalle batteva il sole
spingeva le parole in quella direzione.

*

© Cristina Micelli

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