Mauro Valentini, Marta Russo. Il Mistero della Sapienza

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Mauro Valentini, Marta Russo. Il Mistero della Sapienza, Sovera 2016

Inizia con un preambolo che risale a venti anni prima della vicenda il libro di Mauro Valentini Marta Russo. Il Mistero della Sapienza. È un preambolo che scuote la memoria di chi quel giorno ricorda con rabbia e con dolore, è un preambolo che potrebbe sembrare spiazzante, ma non lo è. C’è un filo, anzi, ben più di un filo, oltre il verificarsi di alcuni eventi che accadono nel corso delle indagini e che saranno palesati dall’autore di questo libro, che collega la morte di due ragazze nel mese di maggio a Roma. La morte è per gli umani insieme irremovibile certezza, esito di tutte le esistenze e mistero insondabile. Ma se si tratta, come si è trattato in entrambi i casi, di un omicidio, e di un omicidio del quale movente, mandanti e materiali autori, a diversi gradi, restano nel buio ovvero si muovono in uno «stagno torbido», per usare un’espressione dell’autore, la morte scatena un dolore che gli anni non riescono a scalfire. Gli anniversari – e questo è l’anno del ventennale della morte di Marta Russo, morta nel maggio 1997, venti anni dopo la morte, nel maggio 1977, di Giorgiana Masi – rendono più acuto il dolore, più amara la constatazione che giustizia non sia stata fatta. Il preambolo narra proprio della morte di Giorgiana Masi, durante una manifestazione a Roma, il 12 maggio 2007, a Ponte Garibaldi. Il libro di Mauro Valentini ricostruisce la morte di Marta Russo il 14 maggio in seguito al colpo di pistola sparatole mentre percorreva, conversando con l’amica Jolanda, un vialetto alla Sapienza. Non si limita a questo, naturalmente: vengono riportati, con ritmo narrativo incalzante e ampio spettro nella scelta e nell’uso delle fonti, indagini, perizie, interrogatori di imputati e di testimoni, l’iter processuale.
La ricostruzione di una mole imponente di fatti e di ricerche richiede saldezza e chiarezza di intenti non comuni, in primo luogo perché le corde emotive sono particolarmente tese in questo caso e il dolore non si stempera, in secondo luogo perché, come sottolinea Mauro Valentini, ci troviamo qui di fronte al mistero per eccellenza nelle indagini. A rendere più difficoltoso il compito, va menzionata la presenza di un guazzabuglio mediatico nel quale l’autore cerca di riportare ordine, pur nella consapevolezza dell’estrema vischiosità della vicenda relativa alle azioni indagatorie ancora prima di quelle processuali. Questo compito è affrontato con destrezza e con l’intento di far conoscere, insieme ai loro fatti e misfatti, detti e contraddetti, le persone che affollano il percorso intricato, i lampi che ne rivelano indole e carattere, punti di forza e fragilità. Nel libro è messa in evidenza, ad esempio, la fragilità elevata ad architettura delle testimonianze di Maria Chiara Lipari, insieme ad altre inquietanti incongruenze. Sia nel caso di Maria Chiara Lipari, sia in quello della supertestimone Gabriella Alletto, sia, ancora, per quanto riguarda i due imputati principali, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, chi legge ha netta l’impressione che Mauro Valentini sappia resistere alla tentazione di confezionare personaggi da mandare in pasto a un’opinione pubblica che li trangugia golosa di sensazioni e trincia giudizi. L’autore, al contrario, è, mi pare, animato da un vero spirito di humanitas, anche quando, come avviene per la narrazione della testimonianza al processo dell’ispettore di polizia Luigi Di Mauro, cognato di Gabriella Alletto, il rischio di farne una macchietta è grande. Resta la constatazione amara che anche per Marta Russo giustizia non sia stata fatta. Eppure, dal prologo del 12 maggio 1977 al lascito spirituale di Marta Russo,  Mauro Valentini traccia una linea di speranza per chi crede nella ricerca della verità. Le ultime pagine che rievocano il suo passaggio, a quasi venti anni di distanza, sul vialetto che vide Marta Russo cadere a terra, quel 9 maggio 1997,  hanno la forza e la “chiaritudine”dell’onestà.

© Anna Maria Curci

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