Marco Onofrio, Energie

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Marco Onofrio, Energie – Frammenti e racconti, Roma, EdiLet, 2016, pp. 211

di Dante Maffia

Marco Onofrio è una sorpresa continua, ma non ci si deve meravigliare, perché la scrittura nasce dalla vita e dalla scrittura stessa e si amplia, si moltiplica, si apre a trecentosessanta gradi avida di tutto, desiderosa di entrare in ogni mistero, di svelare il senso della vita, della morte e dell’amore. Cari lettori, diffidate di quegli scrittori stitici, come diceva Aldo Palazzeschi, che stanno tutto il giorno, e alcuni anche la notte, ad aspettare l’ispirazione portata da una falena, l’input suggerito da un refolo di vento o dal fiato guasto del lavandino… Chi è scrittore è onnivoro, sempre teso alla luce e alle ombre, sempre pronto ad acciuffare ciò che arriva dalla profondità del buio per vedere se è possibile dipanare la matassa del mistero in agguato nei posti più impensabili. Chi è scrittore, e Marco Onofrio lo ha già dimostrato con opere di critica, di saggistica, di narrativa e di poesia, è in eterno combattimento con se stesso e con il mondo non per il gusto di essere in guerra, ma perché il movimento ha fauci ingorde… E questo libro, Energie, nasce a Marco proprio dal movimento, inteso nella sua più specifica e bizzarra efficacia. Non è poesia, non è narrativa, non è saggistica, non è elzeviro, non è annotazione storiografica, non è commento… Dunque? Evidente, è vita, nel suo ingorgarsi ed evolversi, nel suo farsi e disfarsi, nel suo cercare adesione e nel suo rigettare i luoghi comuni, le abrasioni di sempre, quelle malattie ormai endemiche del letterato italiano che, nonostante scrittori come Pirandello, Zavattini, Flaiano, Mastronardi, Celati, Ceronetti, Landolfi, Bonaviri, Consolo, Ripellino, Emilio Villa, sono rimaste a trionfare. Ecco dunque delle Energie, cioè rigurgiti, ribellioni, viaggi sterminati nel quotidiano, coincidenze col vuoto e col nulla, dimostrazioni simboliche della realtà colte nel loro farsi e nel loro disfarsi, nel cammino violento per appropriarsi di una direttiva che, ahimè, non esiste in realtà, perché tutto è energia che si forma e si spande e solo la finzione (Borges) rende visibile.

Il libro è accompagnato da un illuminante risvolto di Aldo Onorati e da una misurata Prefazione di Sabino Caronia che in chiusura definisce Onofrio “un autore in perpetua avanguardia”. Ovviamente si scomodano i nomi più disparati, ma io credo, semplicemente, che lo scrittore abbia voluto testimoniare l’essenza della sua anima, del suo modo di essere e di vedere le scorribande della sua fantasia che senza requie, anche quando sta con gli altri nella quotidianità più solida e naturale, scalpita e grida, indomita, perfino insolente. E su questo “insolente” bisognerebbe che ci soffermassimo un attimo, perché non solo gli argomenti del libro sono sfuggenti, paradossali, chimicamente impostati per scoppiare di continuo, ma anche il linguaggio, scalmanato, irrequieto e spudorato, mai riempitivo, ma teso a scardinare le assuefazioni. Libri come questo ovviamente non sono di facile lettura; nessuno si aspetta che Energie salga in cime alle classifiche delle vendite (magari! perché così molta ruggine di verbi e di aggettivi scomparirebbe dalla narrativa e dalla poesia italiana), ma è libro che bisogna tenere in seria considerazione perché “un pezzo di lava infuocato e impazzito” (Onorati) può creare danni o benefici, a seconda di come viene inteso. Certo, se Onofrio ottenesse più ascolto dai signori del Potere Editoriale, qualcosa potrebbe cambiare nella monotonia degli scambi consunti e prevedibili… ma siamo a un punto di stasi che sta uccidendo poesia e narrativa a favore di una narrativa giornalistica di mestiere che sempre più soffoca le tensioni dell’anima e del cuore. Mestiere e basta, con sopraffazioni maestose e inaccettabili.

Ecco, Energie, con le sue invenzioni fantastiche, lontane per fortuna dal fiabesco calviniano, accendono un fuoco inusitato e accattivante che potrebbe servire a rileggere il mondo, non so a far tornare le “cicale a cantare”. Una speranza. Intanto però godiamoci, quei pochi che abbiamo avuto in dono un libro così denso e potente, la fortuna di avere avuto il privilegio di essere in compagnia di un uomo senza cuore, di una ciumachella tipica de Roma, bella, soda, sui vent’anni, di essere stati nella sala del pensiero… Marco Onofrio non si risparmia e offre idee, mercanzia umana, felicità di incontri insperati, meravigliosi, sconvolgenti… Un viaggio nell’imponderabile, nel nonsenso, nel senso vero della vita? Non so: so che dopo questo viaggio il mio sguardo sul mondo è un po’ cambiato. Non è l’effetto prodigioso che ogni libro dovrebbe produrre? Il surreale pirandelliano e landolfiano (sì, pirandelliano, eccome!) in Onofrio compie un miracolo, moltiplica i sensi. Vi pare davvero poco?

© Dante Maffia

 

                        

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