proSabato: Giovanni Testori, da Passio Laetitiae et Felicitatis

testori_passio_laetitiae

[…]
. Lentamente, lentamente e dolorosamente aveva proceduto la notte verso la procedura dell’essere in del tutto se stessa e medesima; il de che significava là, al ’rizzonte, l’apparire dei primi ciari dell’alba; ciari che purtuttavia si fadigava a intravertire; mostrando essi di voler tignirsi ammò dentro del suo grembo materno, ’me figlietti ot fetini che volessero farsi partorire no de sette ot otto mesi, imbensì, se del caso, de vundese o dodese. In del pù se speccia – disevano i ciari de ocra e de rosa – in del meglio è.
. Anca la rete aveva contenuato imperterrita tessitora, nel suo snavettamento de cotone e de lana mar­tiriale; ’me due anguille, l’una vegia o, a dir meglio, madura, l’altra giovenissima, le due principe de quel disastro che è proprio de chi conosse no net legge, net speranza, v’erano restate impigliate tra il gocciare de sangue et il pensarci su e farsi pensare delle viole; i de cui petali blu, blu fondo, blu vellutante e vellu­tato, si slargavano alle infinite gradazioni di che era signora e madama la notte; quanto alle smagie vano sul punto di staccarsi dal gambo, erano nella sconfinata volta del cielo le congreghe delle stelle e l’alone larghissimo e vagante della luna.
. Così come la Madre piramidata de piume de oca; così come le consorelle, tutte scadenade o quasi; così come le serve e servette, ma di tra la porpora di quell’ematico stillicidio et il viole di quel disperato pensare, anca le due s’erano alla fine indormentate; dopo che il pianto e il ’canirsi contra i cussini, dopo che le popille ’verte in del vuoto ne avevano disarmata ogni resistenza.
. Sonno e pace, donca, sulla Casa ’me era stato implorato alla Sant’Agata benedetta? può darsi la resposta del sì; ot del forse. Ma il risveglio, almeno per la no regalata d’accento era stato improvviso, lacerante e crudele, quasi che ’na poiana, cont un sol colpo dell’adunchissimo becco ne avesse trapassato il cervello; o una scioppettata ne avesse pertusato le oreggie et le tempie.
. La beccata, la scioppettata le avevano, in dell’effetti, dervito lì, in sul letto, dentro un fulgore di lampi e di luci apocalitttiche, la pagina del testamento proprio là dove, la sera prima, aveva vergato l’ultima parola; che era stata quella del rivederci al domani.
. Sì, fece, come se anca nel sonno fudesse proceduta nel rovello e come se n quella scioppettata o brusazione le fossero borlate fuori dal cervello, tutte insieme, le disfatte e desolatissime viole; sì, avrebbe scritturato o sovrascritturato, inciduto o sovrainciduto cont la penna, cont i ciodi e fin cont i bisturi della bestemmia e dell’eresia. Perché era la verità uniga e vera.
. Avrebbe scritturato che l’esso, et cioè il maschio era divegnuto Dio e che il Dio era divegnuto l’esso, et cioè il maschio, il sciesante, il cimeteriante, il facente scarligar giù la somenta ot seminagione umana; e avrebbe giuntato poi come quella verità fisega et aldilà della fisega, verità, cioè, del credibile per vardate e del credibile per fede et passionalità, l’avesse posseduta, piano piano, intregamente et in tutta la sue terribilità, ’me son soliti possedere domà i Satana e i Demòni.
. Per il de che ogniqualvolta diseva, at exemplum, il Pater, vardava profilarsi de contra de sé il tocco o desevanzo de carna entrante nella sua bocca e, subito dopo, eruttante quel che se ciama la vita; la vita, anzi, cellularia. La grandenada de creaturalità, per la de cui le sue amise erano scioppate a ridere.
. Il Creatore dell’universo, disevano i Libri, era il verbum che sera fatto carna. Ma la carn che s’era fatta verbum, per il lei de lei, era stata come prima e, in definitiva, come uniga et sola, proprio quella dell’esso; neanca carna; preparamento et preparazione ad essa; sua somenta; fnìtale didentro il ventre e, poi, chissà indove! In sull’assa; ecco, sì, in sull’assa.   . Anca questo avrebbe inciduto: in sull’assa indove finiva e finirà, prima o poi, il tutto del tutto. Così le due immagini, la sovrafisega e la fisega, s’erano, piano, piano, impastate in della colla dello scarligamento e in dell’essere possibile no alla sua testa de ’rivare a un con­cepimento de idea; la più qualunque. Figurarsi quella del Padre, cont i boccoli delle canizie, la fluentissima barba e, magari, le scariche dei temporali e della ’lettricità con de cui ne illuminavano le immagini dentro le giese, quando c’erano le funzioni!
. Ammirazione e schifo; inginoggiamènto et insieme vogla de scappare. Scappare, sì et sì. Scappare da quell’enormità de carna erezonata d’in del fuori della sciesa, che s’ingravidiva, s’ingravidiva sempre del più e su della quale prendevano posto, de poco in poco, i boccoli delle canizie; la barba fluentissima, le crappette dei cherubini e, didietro, il Triangolo trinitarico; e inginocchiamènto, sì et sì anca a quello; inginocchiamènto in davanti al fatto che tale enormità de carna era poi il Dio stesso, il Principio, cioè, et Origine del tutto; anca del suo morto de carcinoma; anca del suo morto de spetasciamento; anca della sua propria persona de donna entrata in delle agatiane per crepare no subito de quello che se cama l crepacuori et anca per la follia dell’aver no relazione alcuna dei affetti e dei amori; Origine anca della spettacolosità tutta e intrega che ogni giornata, ogni alba, ogni mezzogiorno et ogni sera le portavano in del davanti, spettacolosità de meraviglie ma anca de malingonie senza fine, e in del de cu si trovava a respirare, muovere i propri passi, ’scoltare i tremiti delle proprie sentimentazioni; et, n vuna parola, a vivere. Se era vita; l’essa sua. ’Me del resto quella de tutti gli altri, donne, uomini, bestie et alberi, grandis­simi o piscinini, apparuti per volontà di quel sesso primarissimmo: che era la Carna da scritturare cont la ci maiuscola proprio come con la di maiuscola doveva scritturarsi il nome e la parola, ad essa confusa e perfusa, che significava il Dio.

.

da Passio Laetitiae et Felicitatis [1975], ora in Giovanni Testori, Opere 1965.1977. Introduzione di Giovanni Raboni. A cura di Fulvio Panzeri, Milano, Classici Bompiani, 1997, pp. 1422-1425.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...