proSabato: Zavattini Ovale

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Oggi, domani e domenica 25 settembre ricordiamo Cesare Zavattini con alcune prose che riguardano lui e autori affini; per la rubrica domenicale rileggeremo alcune sue poesie; il suo compleanno sarebbe caduto il 20 settembre.

la redazione

proSabato: Zavattini ovale

……Più di cento Zavattini di tutte le misure mi guardavano dalle pareti della Galleria Toninelli di Roma, e uno gigantesco troneggiava di profilo, le mani dietro la schiena, stava osservando altri se stessi, soltanto teste colorate, rosse, bianche, grigie, d’oro, d’argento, tutte spaventatissime, con gli occhi sgranati.
……Perché questi occhi come buchi, come crateri, occhi insonni, con le palpebre orlate di rosso, infiammati, disperati?
……Conosco Zavattini da anni, ma quella mostra mi ha rivelato il suo io, più di quanto potrebbero farlo i suoi film o i suoi libri.
……C’è il fatto che Zavattini pittore non nasce adesso, bisogna risalire agli anni della guerra e anche prima, quando riempiva pezzettini di carta con i suoi preti e i suoi vescovi (da bambino metteva una cotta da chierico e le zie gli facevano i funerali): quei preti e quei vescovi li dipingeva perché non conosceva bene l’anatomia, certo fare una veste era più facile di un corpo nudo, ma forse del corpo nudo Zavattini ha sempre avuto terrore, o meglio un complesso, qualcosa che lo blocca, che lo inibisce.
……In fondo, è un timido, anche se sembra spregiudicato.
……Mi ricordo una volta che lo incontrai al Tritone, era notte, e stava osservando le passeggiatrici, ogni tanto parlava con una, poi con un’altra («per un’inchiesta» diceva), ma in realtà voleva una donna, e non sapeva come imbarcarla.
……Un’altra volta, a Venezia, qualcuno mi disse che Zavattini era innamorato, lo si vedeva al bar dell’Excelsior, al Lido, durante il Festival del Cinema, con un bicchiere in mano, ma non beveva mai, stava per ore a guardare il vuoto.
……A Parigi invece sembrava più sciolto, tuttavia il suo vero essere non era facile da scoprire, perché tutto il giorno andava per gallerie a vedere quadri, o in libreria a cercare libri, soltanto una notte, con me e con Gualtieri di San Lazzaro, prese a parlare di se stesso, ma con estremo pudore, quasi reticente.
……È questo il bello, che sia rimasto intatto nel mondo del cinema, che corrompe tanta gente; anzi, da quel mondo è venuto fuori saltando a piè pari una trentina d’anni, così che è sempre giovane, la sua pittura lo dimostra, e anche quello che scrive, che è stupendo, fresco, pieno di incanto.
……All’inaugurazione della sua mostra c’era tantissima gente, e Zavattini stava in un angolo, protetto dal baluardo degli amici venuti apposta da Luzzara, il posto dove è nato: un barbiere-poeta, un oste, un artigiano, un impiegato, due signorine-sorelle e una bambina.
……Quando mi vide, si illuminò, ricordammo i tempi favolosi del suo contratto.
……È tutta una storia. […]
……Non c’è che dire, ho riscoperto un autentico pittore. I cento volti, le cento e più teste ovali (« l’ovale della donna, l’ovulo, le ovaie, le uova » ha scritto) sono lì sulle pareti, con il loro mistero e anche con la loro chiarezza, formate e informi, definite e indefinibili.

© Milena Milani, Zavattini ovale in Oggetto sessuale, Milano, Rusconi editore, 1977.

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