Un libro al giorno #16: Guido Gozzano, I colloqui (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Nel centenario della morte di Guido Gozzano (19 dicembre 1883 – 9 agosto 1916) proponiamo una scelta di liriche per ricordarlo, a cura di Massimiliano Cappello.

gozzano-poetarum

IN CASA DEL SOPRAVVISSUTO.

I.

Dalle profondità dei cieli tetri
scende la bella neve sonnolenta,
tutte le cose ammanta come spetri;
scende, risale, impetuosa, lenta,
di su, di giù, di qua, di là, s’avventa                      5
alle finestre, tamburella i vetri….

Turbina densa in fiocchi di bambagia,
imbianca i tetti ed i selciati lordi,
piomba dai rami curvi, in blocchi sordi….
Nel caminetto crepita la bragia                            10
e l’anima del reduce s’adagia
nella bianca tristezza dei ricordi.

Reduce dall’Amore e dalla Morte
gli hanno mentito le due cose belle!
Gli hanno mentito le due cose belle:                     15
Amore non lo volle in sua coorte,
Morte l’illuse fino alle sue porte,
ma ne respinse l’anima ribelle.

In braccio ha la compagna: Makakita;
e Makakita trema freddolosa,                                20
stringe il poeta e guarda quella cosa
di là dai vetri, guarda sbigottita
quella cosa monotona infinita
che tutto avvolge di bianchezza ondosa.

Forse essa pensa i boschi dove nacque,                 25
i tamarindi, i cocchi ed i banani,
il fiume e le sorelle quadrumani,
e il gioco favorito che le piacque,
quando in catena pendula sull’acque
stuzzicava le nari dei caimani.

II.

Con la Mamma vicina e il cuore in pace,
s’aggira, canticchiando un melodramma;
sospira un po’…. Ravviva dalla brace
il guizzo allegro della buona fiamma….
Canticchia. E tace con la cara Mamma;                      5
la cara Mamma sa quel che si tace.

Egli s’aggira. Toglie di sul piano-
forte un ritratto: «Quest’effigie!… Mia?…»
E fissa a lungo la fotografia
di quel sè stesso già così lontano:                            10
«Sì, mi ricordo…. Frivolo…. mondano….
vent’anni appena…. Che malinconia!…

Mah! Come l’io trascorso è buffo e pazzo!
Mah!…» – «Che sospiri amari! Che rammenti?»
«Penso, mammina, che avrò tosto venti                    15
cinqu’anni! Invecchio! E ancora mi sollazzo
coi versi! È tempo d’essere il ragazzo
più serio, che vagheggiano i parenti.

Dilegua il sogno d’arte che m’accese;
risano a poco a poco, anche di questo!                     20
Lungi dai letterati che detesto,
tra saggie cure e temperate spese,
sia la mia vita piccola e borghese:
c’è in me la stoffa del borghese onesto….

Sogghigna un po’! Ricolloca sul piano-                     25
forte il ritratto «….Quest’effigie! Mia?…
E fissa a lungo la fotografia
di quel sè stesso già così lontano.
«Un po’ malato…. frivolo…. mondano….
Si, mi ricordo…. Che malinconia!…»

© G. Gozzano, In casa del sopravvissuto, in I colloqui, Milano, Fratelli Treves, 1911, pp. 143-146.

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