Un libro al giorno #16: Guido Gozzano, I colloqui (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Nel centenario della morte di Guido Gozzano (19 dicembre 1883 – 9 agosto 1916) proponiamo una scelta di liriche per ricordarlo, a cura di Massimiliano Cappello.

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I COLLOQUI

……reduce dall’Amore e dalla Morte
gli hanno mentito le due cose belle……

I.

Venticinqu’anni!… Sono vecchio, sono
vecchio! Passò la giovinezza prima,
il dono mi lasciò dell’abbandono!

Un libro di passato, ov’io reprima
il mio singhiozzo e il pallido vestigio                  5
riconosca di lei, tra rima e rima.

Venticinqu’anni! Medito il prodigio
biblico…. guardo il sole che declina
già lentamente sul mio cielo grigio.

Venticinqu’anni!… Ed ecco la trentina                 10
inquietante, torbida d’istinti
moribondi…. ecco poi la quarantina

spaventosa, l’età cupa dei vinti,
poi la vecchiezza, l’orrida vecchiezza
dai denti finti e dai capelli tinti.                          15

O non assai goduta giovinezza,
oggi ti vedo quale fosti, vedo
il tuo sorriso, amante che s’apprezza

solo nell’ora triste del congedo!
Venticinqu’anni!… Come più m’avanzo               20
all’altra meta, gioventù, m’avvedo

che fosti bella come un bel romanzo!

II.

Ma un bel romanzo che non fu vissuto
da me, ch’io vidi vivere da quello
che mi seguì, dal mio fratello muto.

Io piansi e risi per quel mio fratello
che pianse e rise, e fu come lo spetro                  5
ideale di me, giovine e bello.

A ciascun passo mi rivolsi indietro,
curioso di lui, con occhi fissi
spiando il suo pensiero, or gaio or tetro.

Egli pensò le cose ch’io ridissi,                             10
confortò la mia pena in sè romita,
e visse quella vita che non vissi.

Egli ama e vive la sua dolce vita;
non io che, solo nei miei sogni d’arte,
narrai la bella favola compita.                               15

Non vissi. Muto sulle mute carte
ritrassi lui, meravigliando spesso.
Non vivo. Solo, gelido, in disparte,

sorrido e guardo vivere me stesso.

© G. Gozzano, I colloqui in I colloqui, Milano, Fratelli Treves, 1911, pp. 3-6.

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