Un libro al giorno

Un libro al giorno #28: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

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Interrogazione del figliol prodigo

Mi chiedono, quando ritorno
in patria per un breve soggiorno,
per quale motivo non riesca a decidermi
di rimanere là,
e si informano subito dopo con cortesia
sulla data della mia partenza.

Proprio coloro che vogliono trattenerci
ci amano ancora di più
se possiamo già esibire
il biglietto di ritorno.

 

Befragung des verlorenen Sohnes

Sie fragen mich, wenn ich zu
kurzem Aufenthalt heimkehre, warum
ich mich nicht entschließen
könne dazubleiben, und
erkundigen sich zugleich höflich
nach dem Termin meiner Abreise.

Die uns durchaus halten wollen,
lieben uns noch mehr, wenn wir
bereits die Rückfahrkarte
vorweisen können.

 

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo, Del Vecchio, 2014. Traduzione e cura di Nadia Centorbi

Un libro al giorno #28: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

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Nota in calce

Del dolore del mondo
ho preso atto nella mia poesia
e del mio volto degli altri.
Ho viaggiato per Paesi
su vagoni piombati
e ho abitato in case
che non avevano finestre.
Ho profetizzato il passato
e al futuro ho scritto una postfazione.
Dei miei sogni è rimasto:
la loro irrealizzabilità.

Noi tutti abbiamo lo stesso nemico, noi stessi,
e la stessa madre, che ci diede
il petto sul quale
morivamo di sete.
Quando arriverà il momento,
mi metterò in cammino
per cercare mio fratello.
Non può essere più tanto lontano.

 

Fußnote

Ich hab den Schmerz der Welt
zur Kenntnis genommen in meinem Gedicht
Und den eigenen im Gesicht der anderen
Ich habe Länder bereist
in plombierten Wagen
und in Häusern gewohnt, die
keine Fenster hatten
Ich habe die Vergangenheit prophezeit
Und der Zukunft ein Nachwort geschrieben
Von meinen Träumen ist übriggeblieben
ihre Unerfüllbarkeit.

Wir haben alle den gleichen Feind, uns selber,
und die gleiche Mutter, die uns
die Brust gab, an der wir
verdursteten.
Wenn die Zeit kommt, werde ich
aufbrechen um meinen Bruder
zu suchen.
Er kann nicht mehr weit sein.

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo, Del Vecchio, 2014. Traduzione e cura di Nadia Centorbi

Un libro al giorno #28: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

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Memorandum

Un uomo, che alcuni ritenevano
saggio, dichiarò che dopo Auschwitz
non fosse più possibile alcuna poesia.
Sembra che delle poesie
l’uomo saggio non abbia avuto
alta considerazione –
quasi che queste servissero a consolare
l’anima di sensibili contabili
o fossero vetri intarsiati
attraverso i quali si guarda il mondo.
Noi crediamo che le poesie
siano ridiventate possibili
ora più che mai, per la semplice ragione che
solo in poesia si può esprimere
ciò che altrimenti
sarebbe superiore a ogni descrizione.

 

Memo

Ein Mann, den manche für weise
hielten, erklärte, nach Auschwitz
wäre kein Gedicht mehr möglich.
Der weise Mann scheint
keine hohe Meinung von Gedichten
gehabt zu haben –
als wären es Seelentröster
für empfindsame Buchhalter
oder bemalte Butzenscheiben,
durch die man die Welt sieht.
Wir glauben, daß Gedichte
überhaupt erst jetzt wieder möglich
geworden sind, insofern nämlich als
nur im Gedicht sich sagen läßt,
was sonst
jeder Beschreibung spottet.

 

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo, Del Vecchio, 2014. Traduzione e cura di Nadia Centorbi

un libro al giorno #27 Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto (3)

rochelle5Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Ebbene, ora l’ho capito, la solitudine è il cammino del suicidio o almeno il cammino della morte. Nella solitudine assoluta si prova un piacere unico, superiore a ogni altro, per il mondo e per la vita; è il solo modo per gustare fino in fondo un fiore, un albero, una nuvola, gli animali, gli uomini, anche quando passano lontano da noi, e le donne; ma è la china lungo la quale ci si perde.

E poi continuavo ad essere curioso.

La curiosità di cui sto parlando non è solo la curiosità di conoscere, ma una curiosità audace, imprudente, che vuol essere attiva e sperimentale. E’ una curiosità magica, teurgica, che sogna di compiere imprese, di abbattere barriere. Il suicidio è uno dei suoi strumenti proibiti; non è certamente il solo, è però l’ultimo, anche se forse non è il supremo fra quelli che l’uomo ha inventato e sperimentato per abbattere da vivo, anziché con le idee e con la fantasia, il muro della sua prigione terrena. Ecco perché Baudelaire, il poeta della meditazione, ha posto il suicidio nelle Litanie a Satana, fra gli atti di audacia più o meno criminali, da un punto di vista sociale, che sono offerti all’uomo per scuotersi, per agitarsi, per protestare, per sfuggire: gli altri sono la droga, la lussuria, l’alcol, il furto e l’assassino, l’alchimia, il guadagno, la scienza e la rivolta.

Dostoevskij ha rappresentato magnificamente questa curiosità nel personaggio di Krilov. Pur nella prospettiva limitata del dilemma: cristiano o suicida, credente o ateo, Dostoevskij, prigioniero della prospettiva cristiana, ha visto come unica alternativa un uomo che lo è ancora quando odia paradossalmente il dio che nega, che ha provocato, che insegue fin nel suo covo, cioè nella morte.

Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto, SE Edizioni, 1986, trad. di Alfredo Cattabiani.

Un libro al giorno #27 Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto (2)

Ilgiornaleoff.ilgiornale.it

Ilgiornaleoff.ilgiornale.it

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Aprii dolcemente un cassetto della credenza e presi senza far rumore, con lentezza, un coltello. Non avevo mai osservato un coltello con attenzione. D’improvviso capii ciò che conteneva quell’acciaio. Ecco cos’avevo adoperato ogni giorno senza saperlo, ecco l’oggetto che avevo tenuto come una cosa proibita tra le mani. Il mistero sonnecchiante degli oggetti che mi circondavano si svelava dolcemente. La lama scintillava sul fondo di panno rosso che foderava il cassetto. E non ce n’era una sola, ma venti, ma trenta, di grandi e di piccole dimensioni. Sollevai un enorme coltellaccio per trinciare le vivande, poi lo rimisi a posto perché non mi attirava. Preferivo qualcosa di minuto, di elastico, di delicato. Ecco. Quel coltellino da dessert così appuntito, che penetrava così facilmente nella carne di una pera o di una pesca. Saggiavo la punta con il polpastrello, la saggiavo e la sentivo. La spinsi contro il dito dolcemente, la spinsi più forte. Incomincio a farmi male e allora smisi di premere. Ripresi con più forza, spinto dalla curiosità e dal desiderio. Il dolore diventò diverso, più concentrato, più acuto e una goccia di sangue apparve. Restai a bocca aperta: era dunque possibile! Per la prima volta riuscivo a guardare il mio sangue senza piangere, senza indietreggiare. Avevo paura; ma l’accettavo, la mia paura, mi adeguavo ad essa, volevo addomesticarla, identificarla nel mio animo a un’altra cosa.

Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto, SE, 1986, trad. di Alfredo Cattabiani.

Un libro al giorno #27 Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto (1)

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Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Da ragazzo ho giurato a me stesso di restar fedele alla mia giovinezza: un giorno ho cercato di mantenere la parola.

Odiavo e temevo la vecchiaia: avevo ereditato questo sentimento dai primi anni di vita. I bambini conoscono i vecchi meglio degli adolescenti e degli adulti. nell’ambiente familiare vivono con loro intimamente; li osservano e colgono gli effetti più umilianti della vecchiaia. Più li amano e più soffrono nel vederli decadere e rovinare progressivamente. Io ad esempio ho voluto un gran bene alla nonna e al nonno, con i quali ho vissuto più a lungo che con i miei genitori; ma questa vicinanza è stata la causa di uno dei miei primi disastri perché mi ha permesso di osservare la loro lenta decomposizione. Ecco la mia decisione.

Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto, Edizioni SE, 1986, trad. di Alfredo Cattabiani.

Un libro al giorno #26: Boris Pasternak, Poesie (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Vladimir Majakovskij, Lili Brik e, dietro di loro, in piedi, Boris Pasternak e Sergej Eizenstein

Vladimir Majakovskij, Lili Brik e, dietro di loro, in piedi, Boris Pasternak e Sergej Eizenstein

Nel tempo primaverile del ghiaccio

.

Nel tempo primaverile del ghiaccio
e delle lacrime, nella primavera smisurata,
nella primavera smisurata, quando
a Mosca è la fine d’una stagione,
l’acqua giunge nei giorni di freddo
alla cintola dell’orizzonte,
partono i treni di buon’ora,
poi gli stagni sono d’un giallo limone,
ed i congedi come fili elettrici
s’allungano fra gli argini.

Quando i ruscelli cantano una romanza
sul fango vischioso
e la sera, non certo per noi,
è misteriosa e nericcia,
e il guazzabuglio del cielo è come il linguaggio
d’un cantastorie del popolo
e delle donne prima del diluvio,
come un fascino senza smorfie
ed il riposo d’un minatore.

Quando c’è come un guado nel petto
e come un cavallo sul guado
qualcosa in noi piange: “risparmiaci”,
come progenie di strada.
Ma dietro, nelle pozze, sono tante
melodie sommerse che basta
inserirvi un rullo per avviare
la macchina della piena.

Quale rullo io debbo inserirvi?
Primavera mia, non lamentarti.
L’ora del tuo rammarico ha coinciso
con la metamorfosi del giorno.

…………………………

Nei paesi del tramonto il ghiaccio s’è sciolto
e in mezzo ai flutti, disgelando,
galleggia come un nido risciacquato
una tenuta priva di padroni.

Senza asciugar le lacrime d’addio
e dopo aver pianto tutta una sera,
s’allontana dall’occidente l’anima,
laggiù non ha niente da fare.

S’allontana come a primavera
per la giallezza color limone
di un’insenatura silvestre al tramonto
ci si lancia nel buio della notte.
S’allontana verso il terricciato
del diluvio come ai tempi di Noè,
e non ha paura d’esser sola
nella primavera smisurata.

Dinanzi a lei è un paese in cui non si obbliga
il gemito a un umile inchino,
né si ritaglia un festone dal cuore
d’una ragazza di casa.

Dinanzi a lei l’aurora, dinanzi a lei ed a me
come un’aurora d’un giallo limone
è l’ampiezza inondata di primavera,
di primavera, primavera smisurata.

E poiché fin dagli anni dell’infanzia
io soffro per la sorte della donna
e l’orma del poeta è solo l’orma
delle strade di lei, non di più,
e poiché solo a lei mi appassiono
e per lei c’è da noi libertà,
io sono tutto lieto di annullarmi
nel volere della rivoluzione.

………………………….

(1931)

(trad. di Angelo Maria Ripellino)

Boris Pasternak, Poesie, a cura di Angelo Maria Ripellino, 1957, pp. 219-223.

Un libro al giorno #26: Boris Pasternak, Poesie (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

pasti

Per superstizione

.

Scatola con una rossa melarancia
è la mia cameretta.
Oh, non imbrattarsi nelle stanze d’albergo
sino alla bara, sino all’obitorio!

Mi sono qui stabilito di nuovo
per superstizione.
Il colore dei parati è marrone come una quercia
e mi canta la porta.

Non mi lasciavo sfuggire di mano i nottolini,
tu sgusciavi,
e il mio ciuffo sfiorava la tua bizzarra frangetta
e le labbra, le viole.

Oh, vezzosa, in nome di quelli di prima
anche questa volta il tuo
abbigliamento cinguetta come un bucaneve
“Buon giorno!” all’aprile.

È peccato che tu non sia una vestale:
sei entrata come una sedia,
hai presa la mia vita come da uno scaffale
e ne hai soffiata la polvere

(1917)

(trad. di Angelo Maria Ripellino)

Boris Pasternak, Poesie, a cura di Angelo Maria Ripellino, 1957, p 75.

Un libro al giorno #26: Boris Pasternak, Poesie (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Pasternak

Mia sorella la vita

.

Mia sorella la vita anche oggi nella piena
s’è frantumata in pioggia primaverile contro tutti,
ma le persone coi ciondoli sono altamente burbere
e pungono cortesi come serpi fra l’avena.

Gli anziani hanno per questo le proprie ragioni.
Ma di certo ridicola è la tua
che nella burrasca siano lilla gli occhi e le aiuole
e odori di umida reseda l’orizzonte.

Che a maggio, quando l’orario dei treni
leggi nella vettura sul tronco di Kamysin,
esso sia più grandioso della Sacra Scrittura
e dei divani neri di polvere e tempeste.

Che appena il freno, latrando, s’imbatte
nella placida gente dei campi in una vigna sperduta,
guardino dai divani se non sia la mia stazione
e il sole, calando, si dolga con me.

E spruzzando per la terza volta, nuota via il campanello
con scuse incessanti: mi rincresce, non è questa.
Sotto la tendina soffia la notte che brucia,
e la steppa crolla dai giardini che salgono a una stella.

 

(trad. di Angelo Maria Ripellino)

Boris Pasternak, Poesie, a cura di Angelo Maria Ripellino, 1957, p 61.

Un libro al giorno #25: Franco Fortini, Composita solvantur (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Considero errore…

Considero errore aver creduto che degli eventi
(“meglio non nominarli!” mi soffiano i piccoli dèi)
di questo ’91 non potessi parlare o tacere
se non per gioco, per ironia lacrimante.

I versi comici, i temi comici o ridicoli
mi parvero sola risposta. Come sbagliavo!
Ho guastato quei mesi a limare sonetti, a cercare rime bizzarre. Ma la verità non perdona.

Chi mai potrà capire che tempo fu quello? Credevo
scendere in un mio crepuscolo. Ahi gente! Invece
altro era, incomprensibile e senza nome. Guardavo

la luna di aprile sullo Eichhorn a mezzanotte,
e la stellina d’oro dello Jungfraujoch, Disneyland.
(Nulla era vero. Voi tutto dovete inventare).

 

da Franco Fortini, Composita solvantur, Il Saggiatore, 2015

Un libro al giorno #25: Franco Fortini, Composita solvantur (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Franco Fortini nella sua casa di Milano, anni ottanta. (Giorgio Lotti, Mondadori Portfolio)

 

Italia 1977-1993

 

Hanno portato le tempie
al colpo di martello
la vena all’ago
la mente al niente.

Per le nostre vie
ancora rispondevano
a pugno su gli elmetti.

O imparavano nelle cantine
come il polso può resistere
allo scatto
dello sparo.

Compagni.

Non andate così.

Ma voi senza parlare
mi rispondete: «Non ricordi
quel ragazzo sfregiato
la sera dell’undici marzo 1971
che correva gridando
“Cercate di capire
questa sera ci ammazzano
cercate di
capire!”

La gente alle finestre
applaudiva la polizia
e urlava: “Ammazzateli tutti!”

Non ti ricordi?»

Sì, mi ricordo.

 

da Franco Fortini, Composita solvantur, Il Saggiatore, 2015

Un libro al giorno #25: Franco Fortini, Composita solvantur (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Qualcuno è fermo…

Qualcuno è fermo, lontano riparte dove
la strada svolta nel bosco tra pietre e siepi.
Poi rieccolo, tra le vigne, più lontano. Non vede
o, se vede, non conosce più.
Che sera
senz’ombre, erbe, la vostra. Enorme è l’albero
in aria, su chi va…
E mai non era nostra
la schiuma dello stagno
o il ruvido lentischio, nulla avevamo compreso,
non il sentiero, non il paese chiuso
dove non c’era anima viva
e tocca invano ai selci il passo
del segnato da Dio.

Fra poco sarà buio, sarà l’urlìo
d’aria, dei cani alla catena e
delle piccole fiere le veloci
le disperate imprese.
Ma prima di rispondere di no,
ecco guardiamo prima, vi prego, i prati
dove in pianto eravamo passati,
le vigne e di alti nidi immenso l’albero!
e fedeli chiediamo di portare
un’altra volta ancora
ai mormorii della fedele mezzanotte
l’intelletto delle erbe e il nostro.

 

da Franco Fortini, Composita solvantur, Il Saggiatore, 2015