Una frase lunga un libro #66: José Emilio Pacheco, Le battaglie nel deserto

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Una frase lunga un libro #66: José Emilio Pacheco, Le battaglie nel deserto, traduzione di Pino Cacucci, La nuova frontiera, 2012, € 12,00, ebook € 5,99

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In ottobre ci fu un forte terremoto. In novembre comparve una cometa. Dicevano che preannunciasse la bomba atomica e la fine del mondo o quanto meno un’altra rivoluzione in Messico. Poi ci fu l’incendio alla ferramenta La Sirena e vi morirono molte persone. Quando arrivarono le vacanze di Natale tutto era diverso per noi.

Pacheco, dunque, o del come si scrive un romanzo breve. Le battaglie del deserto sono quelle tra i bimbi, in mezzo alla polvere, dividendosi in arabi ed ebrei, più per dividersi in qualcosa che consapevolmente. Succede in Messico negli anni cinquanta, anni di grandi promesse, anni in cui si ipotizzava (o si faceva credere) un Messico bello e funzionale, un Messico moderno, un Messico in crescita. Si ipotizzava un Messico del futuro, con gli Stati Uniti a un passo da essere considerati compagni di giochi. I bimbi, i veri protagonisti, ma anche l’amore e la politica, tutto però raccontato col passo della fiaba, che è tipico del raccontare sudamericano, quel fare sempre un po’ sognato, dove tutto è vero. Pacheco, attraverso la storia di Carlos, un bambino che si innamora di un’adulta, cattura un momento storico importante del Messico e lo fa, come si dice, “parlando d’altro”.

Durante la ricreazione mangiavamo fette di torta alla crema di cui si sarebbe perso il ricordo.

Carlos è figlio di una famiglia benestante, oggi diremmo classe media, comunque è un ragazzo che non ha problemi economici, la scuola che frequenta è “aperta”; ci stanno i ricchi e i poveri, gli indio e i disperati, i borghesi e i molto ricchi, ci sta chi non ha nulla da mangiare e chi ha troppo. C’è Carlos e c’è Jim, ricco vero. Diventano amici, Carlos comincia a frequentare casa di Jim, vuoi per studio, vuoi per merenda, vuoi perché in quella casa c’è un’atmosfera indefinibile che lo attrae, e poi c’è la mamma di Jim, che è bellissima. Jim che è figlio di uno degli uomini più importanti del paese, l’uomo ombra del Presidente, che non comparirà mai, ma che si farà sentire. Ecco quel che succede a Carlos, poco più che bambino, si innamora della mamma di Jim. Pacheco veste questo ragazzino di coraggio e fa sì che questi si dichiari alla donna.

Guardai l’avenida Alvaro Obregon e mi dissi: Conserverò intatto il ricordo di questo istante perché tutto ciò che esiste adesso non sarà più così. Un giorno lo avrei visto come una remota preistoria. Voglio conservarlo intatto perché oggi mi sono innamorato di Mariana. Cosa succederà?

Ecco tutto Pacheco, nella sua bravura, ecco Carlos nella sua ingenuità, paura e delicatezza. Eppure il suo coraggio non verrà premiato, perché quando verrà scoperto passerà per mezzo matto, per il padre (verrà sottoposto anche a esami psichiatrici) e indemoniato per sua madre (non gli sarà risparmiato il passaggio dal prete di famiglia). Ma Carlos è solo un ragazzino e farà fatica a capire tutto questo accanimento, perché si sente normale e innamorato. Il Messico continua a cambiare, come succede ai paesi giovani, come succede ai ragazzi. Jim, naturalmente, non potrà più essere amico di Carlos. E sua madre? Sua madre, che con tenerezza aveva capito il bambino, sparirà con quel periodo e quei giorni. Quando Carlos proverà a cercarla dovrà misurarsi con il potere, il potere che tutto sa nascondere, che tutto sa mettere a tacere.

Pacheco analizza tutto della sua epoca, aspetti morali e politici, mostra l’estrema povertà e la ricchezza, i contrasti sociali e la purezza dei bambini, lo fa con rara maestria, in poco meno di cento meravigliose pagine. Perciò quel “tutto era diverso per noi” è davvero tutto quello che può cambiare, perché tutto cambia, e succede in piccolo e in grande anche sotto lo sguardo sgomento di un ragazzino che, contemporaneamente, avrà imparato e perduto qualcosa, ma forse l’innocenza è salva, pura come il dolore che ha provato, senza del tutto capirlo. Cosa succederà?

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© Gianni Montieri  su twitter @giannimonteri

 

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