
Nostos
Ma dove ritornare se non sono
mai partito?
Vivo dietro i cancelli di una piccola
città che a poco a poco si trasforma,
cambia i riti e la norma (e siamo ormai
in pochi a ricordare).
Incontro visi che ho visto invecchiare.
Li incalza un branco di ragazzi usciti
da mondi alieni che prende possesso
di piazze e vie parlando nuove lingue.
Così verso un Altrove ignoto spesso
si dirigono inquieti i miei pensieri,
a un paese che sembra emerso ieri
dal diluvio, grondante ancora e intatto.
Oltre la costa si solleva un tratto
cupo di mare come in una stampa,
c’è un brulichio di punti bianchi: ali
in fuga verso qualche lontananza.
Forse quell’aria limpida ha nutrito
i giorni d’una mia sepolta infanzia?
È là che sogno a volte di tornare
come un’antica patria che ho perduto?
Mi punge d’improvviso quest’acuto
rimpianto del paese che non so,
anche se non potrò
staccarmi (è tardi) dalle mie radici.
E discende in città dalle pendici
della collina un’altra primavera,
sento sui tetti rotolare il tuono,
fuori mura il prugnolo è già fiorito.
Io come una farfalla contro un vetro
chiuso le ali sbatto
della mia nostalgia scorgendo dietro
la chiara lastra i cieli del mio mito.
Finché il cuore che sempre insoddisfatto
si lamenta la morte avrà zittito.
© Fernando Bandini, Nostos, in Oltre i cancelli e altrove, Milano, Garzanti, 2007.
