I me medesimi n. 13: Tancredi

Parigi, foto gm
Parigi, foto gm

Tancredi, già il nome. Dopo un’ora si era rivenduto la prefazione del suo primo libro, se ci parlavi tutto il giorno potevi fare a meno di leggere l’opera omnia. Però in mezzo, ogni tanto, ci infilava delle cose piccole come: per essere felici bisogna mangiare poco. Preziose come le perle che sembrano vere. Come fai a capirlo… O ci credi o non ci credi, allora dipende soprattutto da chi te lo dice. O ti fidi, o non ti fidi.

Poi sorrideva sempre e da lui passava un sacco di gente. Stavi lì a bere il caffè, per dire, e entrava il vecchio amico di turno. Tutti vecchi amici, per forza. Entrava il tale e Tancredi gli chiedeva: come stai? E quello: ho preso una coltellata ieri sera! Ma dove, nelle costole? L’altro si toccava il fianco e si piegava un po’ tirando la bocca. Meno male che avevo su il piumino che ha attutito il colpo. Vedi che alla fine il freddo ti ha salvato? Gli diceva Tancredi.

Intanto dalla porta finestra aperta vedevi le zucchine in giardino scoppiare di passione nel sole di agosto.

A volte eri tu ad arrivare e se dentro ci stava già, per dire, una donna, Tancredi ti diceva: questa è la mia amica più bella. Tesoro, come va l’amore? Quella, amica certamente di vecchia data, rideva. E i partigiani cosa combinano? Le chiedeva allora. Sempre in movimento sui loro sentieri? Si sono messi a scavarne altri, rispondeva la donna. Ah, bene! I discorsi sono tanti e distanti, delle volte non si capisce se è tutto fermo o se c’è ancora qualcuno di vivo.

E l’amore,  tesoro? L’amore? Una ragazza così bella, con questo bel balcone fiorito. Non ci credo. Passa a trovarmi un sabato, stai qui due giorni.

Oppure andavi al bar a prendere il caffè e accostava uno in auto. Tancredi faceva quasi per non fermarsi ma l’altro diceva: scusate, un’informazione. Poi diceva: sapete per caso dove posso trovare il signor Tancredi? Tancredi diceva: perché lo cerca? Volevo salutarlo, se lo vedete voi gli dite che il suo vecchio amico lo saluta? Eh, faceva Tancredi, sarà un po’ difficile perché è partito. E dov’è andato? Chiedeva il vecchio amico.

Allora Tancredi poteva dire che aveva scavato un buco in giardino per arrivare dall’altra parte del mondo, oppure che era andato in Africa a cercare un coccodrillo disponibile. Disponibile a cosa? Chiedeva l’automobilista. A mangiarselo! Rispondeva Tancredi. Ah questo sarà un po’ difficile, ribatteva l’amico. E perché? Perché mi dicono che il signor Tancredi è come il grasso dell’arrosto. Ah, pensa un po’, diceva Tancredi. E chi gliel’ha detto?

Si dice il peccato ma non il peccatore, rispondeva il vecchio amico. E poi guardi, lo conosco da così tanti anni che glielo posso confermare anch’io: il signor Tancredi è proprio come il grasso dell’arrosto. Allora se mi capita di incontrarlo riferirò, rispondeva Tancredi, e adesso la saluto, caro signore.

Anche il buco in giardino e il coccodrillo stavano già dentro i suoi libri, ma Tancredi ti risparmiava la fatica di leggerli. Così quando te li regalava tu potevi anche evitare di aprirli e non li rovinavi. Poi in mezzo a tutte quelle cose, che erano già nel repertorio, ne veniva fuori qualcuna piccola e preziosa. Tipo quella di mangiare poco.

Oppure ti guardava e ti diceva, sei stanco? Sì, in effetti sono un po’ stanco. Ma allora ti devi riposare, vai di sopra che c’è il mio letto. Sdraiati e dormi, se sogni un po’ nel mio letto mi fai un regalo.

*

© Paolo Triulzi

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3 commenti su “I me medesimi n. 13: Tancredi

  1. Grazie a tutti! Per correttezza dico che Tancredi è ispirato da vicino a una persona realmente esistente e tutte le trovate attributite al personaggio non sono di mia invenzione ma dell’uomo che mi ha ispirato.
    Paolo Triulzi

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