Questo Natale #3: Antonio Paolacci, Come trarre profitto dai libri a Natale

Amsterdam, soggetto ignoto, foto di anna toscano

Amsterdam, soggetto ignoto, foto di anna toscano

Come trarre profitto dai libri a Natale

 

Lo storico Convegno “Come trarre profitto dai libri a Natale” si tenne a Segrate un giorno qualsiasi – mettiamo il 24 settembre oppure il 12 marzo o un altro ancora – di un anno a vostra scelta. Qui, a seguito della ormai devastante crisi editoriale, i più influenti manager e imprenditori d’Italia si incontrarono allo scopo di trovare un modo per «vendere insomma almeno a Natale questi benedetti libri come fossero panettoni, vivaddio». Gli esperti si trovarono subito d’accordo: il problema delle vendite era nei libri stessi, in quanto prodotti di nicchia, noiosi per la maggioranza della gente, a differenza dei panettoni, adatti a chiunque non fosse a dieta.
Per venderli dunque almeno a Natale, vivaddio, i libri dovevano essere concepiti, come ogni altro prodotto, in base alle propensioni della maggioranza, la stessa maggioranza che non gradiva affatto i libri.
Nel giro di pochi mesi, le decisioni del Convegno furono messe in atto e le librerie furono invase dalle prime novità.
Per accontentare le masse disinteressate alla letteratura, nacque anzitutto una nuova corrente letteraria, nota come Corrente Non Letteraria e suddivisa in filoni.
Il filone Fobico (con gli ormai classici: La Luna ci cadrà sulla testa; Tutte le date della fine del mondo e Moriremo tutti) si basava su una serie di studi statistici sugli argomenti che più catturavano l’interesse della maggioranza degli utenti Facebook con i loro clic paranoici natalizi ed ebbe successo immediato, ma finì non appena il pubblico s’accorse che, al proprio interno, ogni libro ribadiva giusto quanto si diceva su internet in merito a quegli argomenti e dunque non occorreva comprarli, bastava scorrere Facebook per avere paura gratis.


Il filone dei Tassisti durò poco di più. L’idea brillante di assoldare come autori alcuni conducenti di taxi produsse best-seller indimenticati quali: Qui va sempre peggio; Fosse per me e il celebre trattato Andate tutti a fare in culo, nel quale si accusava di idiozia chiunque non fosse autore o lettore del medesimo trattato. Ma anche questa serie terminò, non appena il pubblico capì che allo stesso prezzo di un volume si potevano ascoltare i tassisti dal vivo e guadagnarci anche un passaggio a casa.
Altri tentativi più o meno riusciti furono: i libri delle Dolci Nonnine (Acciacchi; Quanto sei bello/a; Guarda cosa ho qui: caramelle!), i libri degli Eroi Di Oggi (Lavorare gratis; Meglio arrendersi), i libri degli Indignati (Tutti al muro!). Esperimenti, questi, che sebbene non portarono mai a vendere insomma libri come panettoni, vivaddio, in qualche modo aprirono la strada all’intuizione culturale più importante della nostra epoca.
Riscontrato che, con tali titoli in libreria, le case editrici venivano sommerse da manoscritti di tassisti, disoccupati, nonni, zii, altri parenti e gente variamente arrabbiata con qualcuno, si pensò che, se il pubblico non era affatto interessato a leggere libri, si poteva lucrare assai bene sul suo desiderio di scriverne.
Il Filone dei Libri Scritti Da Te Durante Le Feste inondò gli scaffali con una straordinaria serie di volumi che consentivano finalmente di svincolarsi dalla dittatura della pagina scritta. Tali opere erano in sostanza costituite da pagine bianche, nelle quali ogni lettore poteva scrivere ciò che più gradiva, e presero il nome di Taccuini.
I Taccuini Natalizi ebbero grande successo, sebbene, nel tempo, si appurò che i lettori non riuscivano a riempirli nelle sole festività e, anzi, potevano impiegarci anche degli anni a scrivere un singolo Taccuino, il che comportava un calo crescente delle vendite. Occorreva trovare un sistema per far acquistare nuovi libri ai numerosi lettori che non riuscivano a scriverli abbastanza in fretta (la maggioranza). Fu così che arrivò l’idea definitiva che consentì una buona volta di vendere insomma libri come panettoni.
Il Taccuino Classico, pubblicato a Voghera appena cinque anni dopo il Convegno, fu il primo libro della cosiddetta Grande Rinascita Editoriale. Opera inarrivabile, il Classico era non soltanto composto da pagine ovunque prive di parole, ma anche «un libro da divorare», come recitava la quarta di copertina, essendo la sua carta ricavata da un impasto a base di acqua, farina, burro e uova (tuorlo), al quale venivano aggiunte frutta candita e uvetta. Fu così che, venduti finalmente come panettoni, il Taccuino Classico e i suoi sequel (tra i quali ricordiamo: Taccuino Senza Canditi, Taccuino Grand Marnier e il fortunatissimo Taccuino Glassato), salvarono infine l’industria editoriale, vivaddio.

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© Antonio Paolacci

 

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