I me medesimi. N. 9 Edgardo

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I me mededimi. N. 9 Edgardo

Edgardo suona il citofono e dice: Edgardo. Ciao, gli risponde la voce. Sale. L’amico neanche gli apre, ha lasciato la porta socchiusa. Edgardo entra, li trova in cucina. Ci sono quattro persone al tavolo, mangiano. Che è ‘sto casino, ‘sto lassismo, dice Edgardo e abbraccia l’amico. Stavamo mangiando, dice l’amico.

Sì, forse gliel’aveva pure detto che aveva ospiti, ma lui non se lo ricordava quando gli ha detto: ti vengo a trovare. Adesso Edgardo è lì e quelli zitti che mangiano. Edgardo si versa un bicchiere di vino e subito dice: che schifo ‘sto vino. Gli altri già lo stanno bevendo da un po’.

Edgardo inizia a parlare. Parla di fatti suoi, della sua nuova ragazza, di un tizio che conosce anche l’amico, eccetera. Parla e non si ferma. Parla, parla, gli altri continuano a mangiare e stanno zitti.  Edgardo vuol bere un po’ d’acqua, il vino proprio non gli va giù. Chiede: non c’è qualcosa di più forte? Tequila, grappa, rum? No, dice l’amico. Edgardo pensa che l’amico ce l’abbia qualcosa da bere, ma che non glielo voglia dare. Lo dice. L’amico alza lo sguardo su di lui, poi torna a guardare nel piatto. Nessuno dice niente.

Edgardo continua a parlare. Velocemente. Non sa più cosa dire per riempire il maledetto silenzio degli altri. Si agita. Si alza, si siede. Prende un altro bicchiere, per l’acqua. Fa cadere il bicchiere del vino che si rompe e spande per terra. Scusate, scusate, dice, pulisco io. Prende una spugna dal lavello, ma l’amico gli dice: no, quella no. Intanto la ragazza dell’amico è già piegata a terra che asciuga. Edgardo si sente uno stupido, non sa cosa fare. Va sul balcone poi rientra.

Mi dispiace, dice ancora. Gli dicono: niente, non ti preoccupare. La ragazza dell’amico ancora sta pulendo per terra, l’amico è tornato a mangiare. Edgardo non sa più cosa dire, non gli parlano. Ma cosa vogliono da lui? Si è scusato, no? E invece niente. Si appoggia al lavello e fa cadere anche il bicchiere dell’acqua, che però non si rompe.

L’amico ha iniziato a parlare con gli altri. È un discorso che a Edgardo non interessa, non lo riguarda. La ragazza dell’amico ha finito di pulire e si risiede. La sedia di Edgardo è rimasta chiusa, appoggiata al muro. L’amico e gli altri ridacchiano per i fatti loro. La ragazza dell’amico, dopo averlo guardato a fondo, non lo considera più.

Edgardo dice, se vado a comprare qualcosa di forte da bere? Non so, risponde l’amico, noi fra poco usciamo. Venite con me al mio bar, chiede Edgardo. Non credo, stiamo già andando in un altro posto, dice l’amico. Edgardo tace, non sa più cosa dire. Ma cosa vogliono da lui ‘sti stronzi? Vabbè, ha rotto un bicchiere, e poi?

Tutti continuano a chiacchierare, hanno finito la cena, hanno cambiato la musica nello stereo. Edgardo non sa più cosa ci sta a fare lì. Me ne vado, dice. Scusate il disturbo. Va bene, dice l’amico e si alza per aprirgli la porta.

È per il bicchiere? Gli chiede Edgardo prima di uscire. Lo zio ve ne compra un servizio nuovo, cazzo: siete dei borghesucci di merda. L’amico non gli risponde, non cambia faccia. Davo così fastidio? No, però adesso cerca almeno di guidare piano. Dilla tutta, gli dice Edgardo. Non c’è niente da dire, ti sei fumato ancora la roba? Forse, risponde Edgardo.

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© Paolo Triulzi

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