Luca Ariano da “Ero altrove”

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Luca Ariano, Ero altrove, Dot.com Press, 2015

 

dalla sezione Città perdute

 

Un giorno di papaveri nei campi,
di pappi nell’aria di neve
e Anna – nome da partigiana Rosa –
non voleva essere una donna
della famiglia fascista:
balzando tra i castagni ha visto
montagne abbandonate e boschi
dimenticati anche dai funghi.
Non più cascine, solo agriturismi…
Buffalo Grill e Road House:
periferie come Togliattigrad
e puttane alle stazioni di servizio.
Fiulin s’è sporcato le scarpe di fango
senza un passo che consumi le suole
in un’epoca da Basso Evo
– senza esser stato Impero –
Teresa come in Georgia
e la nostalgia nei capelli:
l’odore delle margherite la domenica
si confonde tra crema e aroma.

 

L’Andrea quasi non dorme la notte
per una carezza saltata e amaro tra amici:
«A me il cinema a lui il sesso!»
Scendevano dalle valli a mostrare
nella fiera di primavera
formaggi, salumi, vacche e maiali pasciuti:
a volte trovavi un mago per bambini…
un alchimista di elisir;
Fiulin e Teresa in una locanda fine Ottocento
a menù fisso prima che il vento dei Balcani
scompigli le bancarelle.
Sono fuggiti per evitare rastrellamenti,
granai bruciati: tabernacoli per pregare
la fine della guerra.
L’Emilio lascerà la metropoli mentre spuntano
ciliegie e dal balcone non sente mai
rondini o il profumo di miele delle sere;
forse lo manderanno in una scuola di campagna
alle prime nebbie d’autunno.

 

dalla sezione Scanzoniere

 

L’Emilio pochi minuti la mattina
a piedi per andare a scuola,
dall’altra parte del paese
dove si vedono catene innevate.
Lontani un binario – forse asburgico,
Nicoletta e la metropoli di tram,
omnibus e albe fumanti.
Scendono caprioli a valle… in periferie,
lì milioni di anni fa foreste e ominidi
come in quell’isola di civiltà misteriose,
di bucanieri e conquistatori nei secoli:
l’hanno saccheggiata…
la spiaggia vista mare di pesci scomparsi.
Teresa trepidante in seno per un colloquio,
curriculum e cartelletta in mano
tra marciapiedi brinati e il fumido della sera
nell’odore di cucina sulle scale.

 

L’Enrico pochi ghèll in saccoccia,
anche oggi lavora fino a notte fonda
e in testa frasi da professore di paese:
«Sarete la classe dirigente di domani!»
Primo ora che la fiolètta l’è andà
solo sul divano fumerà un torcione
guardando vecchi film
e fuori vociare sui marciapiedi.
Il mare ridà antichi tesori
affondati in qualche tempesta
e Carletto operaio di tempi postmoderni
cronometra ogni gesto prima di essere
delocalizzato dall’altra parte del sole.
L’Andrea dopo un giorno a scrivere storie
in poche righe ha voglia di parlare,
di ascoltare dal canale il canto delle rane
come fossero altri tempi.

 

dalla sezione Corte marziale

 

Il barbone del bar Monza
ciondola tra una chiesa razionalista,
bancomat e banconi da bere.
Dicono sia stato bancario…
medico… giocatore di poker.
Il mare non così lontano,
nemmeno dalla balaustra lo guarda
e il suo volto è un rosso vespro.
Quelle ville – un tempo dimore di signori –
ai piedi di colline boscose,
sono residenze per anziani e nuovi ricchi,
accanto a quartieri emigranti.
Per Fiulin il mare quadrettato è un ricordo
stanco, come i giorni dell’Andrea
che mai vivrebbe altrove;
a Teresa la sua rosa è seccata in fretta,
forse finirà tra le pagine di un libro,
senza rispuntare come in una pellicola
americana in bianco e nero.

 

La campagna bagnata
ti lascia sempre attonito Fiulin:
forse il centro direzionale mai finito
accanto… palazzi semicostruiti
tra inoperose gru arrugginite.
Non è così diversa la tua terra Enrico,
lì dove ti alleni o cogli baci furtivi
prima della notte.
Ogni piena sommerge quella cappella;
dicono vi abbia pregato Napoleone
all’alba di una battaglia campale…
l’han sentito sussurrare:
«Sarò Imperatore del mondo!»
Sono rimaste betulle
piantate dalle sue truppe.

 

dalla sezione La Renault di Aldo Moro

 

Poverètt professór Emilio,
t’han ciapà per i fondelli:
ogni volta dici che non voti più,
ma poi…
in fondo, sei sempre tu a perdere.
Come tuo padre che non vota da anni,
quando vede la Renault di Aldo Moro
scuote la testa.
Ti hanno venduto titoli inutili,
pagati con notti di lavoro…
Cammini per il viale di tigli
verso il cimitero… per portare un fiore
a tuo nonno:
ripensi ai suoi racconti di guerra…
miserie… macerie, eppure lo invidi
sfiorando pratoline senza badarci.

 

Le amasti quelle colline…
eccome se le amasti;
la birreria in periferia,
giochi da tavola… sogni…
progetti… chiacchiere
ma poi ognuno per la sua strada.
Anche questa notte è dolce
il profilo delle colline
illuminate da mezza luna.
Tornerai nella terra di nubi:
l’Enrico lamenterà di donne…
«Cercano solo un buon partito
che le sposi, per fare figli…
le compri costosi regali.»
Davanti al distributore di sigarette
l’Andrea millanterà di amanti,
come in un film anni Sessanta…
un romanzo dal finale malscritto.