
Pensavo
polvere, non cenere; non
arso, pensavo, né centrifugato;
polvere: e diventarlo
a poco a poco, a poco a poco sperdere
il duro delle ossa. E che la terra
non fosse poca né tanta,
né pesante né lieve a cancellare
lo scempio della fossa.
E che la terra fosse consacrata…
E che la terra fosse consacrata
e condivisa, lotto
numerato e introvabile
d’uno dei fiochi immensi cimiteri
che da nord, da nord-ovest
assediano Milano, che ci salvano,
barricate di croci,
d’angeli mutilati, dall’orrore
di marcire in privato, in un giardino.
*
© Giovanni Raboni da A tanto caro sangue ora in Tutte le poesie, Einaudi 2014

Una replica a “I poeti della domenica #19: Giovanni Raboni, Codicilli (1)”
Volevo mettere cinque stelle a Giovanni Raboni, ma si ferma alla terza! Grazie, se aggiungete le altre due.
Olga Karasso
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