
Notturno
I piedi nudi cercano nel buio
una consolazione
lo spazio del tappeto
è un’isola felice
dove le dita sognano di spiagge
di sabbia fine e ombra
dove la mente tace, finalmente
Le case dei vicini sono spente
la pioggia si è arresa all’evidenza
che niente si cancella senza sforzo.
Occorre un cervello operoso
mediamente infelice
di un’infelicità metodica, composta
che sappia trasformare in trame di non senso
le tracce che registra
così rapita resto
davanti alla finestra
e il mondo fuori è solo un corpo estraneo
finito nel vetrino
Cavi
L’uomo che ondeggia sull’impalcatura
abitante dell’aria
mi guarda con quieta disperazione
mentre mi chiudo in casa
per l’idropulitura
della facciata del palazzo storico
scompare alla mia vista dalla testa ai piedi
lo immagino arrampicarsi sui cavi
sulla ragnatela dei vecchi tram
andare a braccia larghe sopra il viale
sopra le auto e gli alberi
sorridere come fanno i funamboli
guardando giù alla vita
piccola alle mie finestre serrate
e chiedere,
chiedermi qualcosa
che non riesco a sentire
Avere un’occasione
Avere un corpo un modo un nome
per fare le cose o per non farle
avere un’occasione
sembra importante oggi all’improvviso
di fronte a una platea di girasoli
indifferenti al tuo e al mio dolore.
Sembra importante tutto, oggi,
in questa sete
di mezza sera e mezze convinzioni.
Anche il tuo passo incerto
la pelle tua ferita
la lenta vita
di arterie torte e affanni
è una benedizione
Previsioni
Così si fa il respiro, largo e quieto
come una piazza assolata alla controra
quando i tuoi occhi cadono nel sonno.
Ti guardo e vedo, mi sembra, la donna
che sarai, le gambe sempre in moto
il naso al cielo a cercare la stella
quella che adesso, dici, può esaudirti
qualunque desiderio
elenchi i tuoi mestieri preferiti
parrucchiera ballerina pittora
e poi maestra cuoca venditrice
di magie con le tue piccole mani
a mulinare in aria
e oscuri abracadabra
irripetibili un attimo dopo
© Barbara Coacci
