Salvatore Migliaccio, 657 KHz Napoli-Marcianise

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657 KHz Napoli-Marcianise

Non importa se lavori in una misurata città medievale, ricamata secoli fa da menti illuminate, oppure in una delle moderne e tracimanti metropoli, abitate da menti decadenti. Occorre la presenza, accanto al tuo letto, di un comodino con qualche cassetto, dove riporre il dentifricio, il bagnoschiuma, le gillette blu; prodotti comprati da mammà  prima delle tante partenze da casa. Sul comodino, una lampada, per illuminare le parole, che riposano sulla carta di un libro, che si stiracchiano, sbadigliano, e si risvegliano appena le leggi; e soprattutto una radio cinese di colore rosso, simile ad una lanterna, comprata su una spiaggia trasfigurata della costa calabra tirrenica, alimentata da pile made in china, di quelle che quando sono esaurite, apri il coperchio per cambiarle, e le tue dita si bagnano di una sostanza inodore, sicuramente dannosa per l’ambiente.
Nell’istante in cui il cloruro d’ammonio ed il manganese della pila ti inumidiscono il pollice e l’indice, davanti ti si innalzano montagne di ecoballe, eruttate senza boati negli ultimi decenni dalla tua terra.  Cresciute con la compiacenza di abitanti assuefatti alle peggiori catastrofi, di criminali affaristi alleati con politici solo giacca e cravatta, governati solo dal loro istinto di conservazione, della poltrona si intende, di imprenditori vampiri, la cui unica regola non è il libero mercato ma la libera illegalità.
Lo sai che puoi tracciare le isoipse per misurare l’altimetria delle valli di ecoballe?? Le curve di livello, che la professoressa di cartografia ti insegnava a scuola, per una volta ti ritornano utili per tracciare i profili di questi vulcani capitalisti, alimentati da estesi bacini magmatici criminali.
Nei luoghi dove un tempo gli imperatori romani trascorrevano le loro vacanze, in futuro giungeranno gli alieni dai pianeti più lontani a soddisfare i propri ozi in terme radioattive, in mezzo a salubri vapori di percolato, addio stufe di Nerone, soppiantate dalle STUFE DI E.T.
Alzi lo sguardo dalla nuova orografia campana, ti asciughi le dita radioattive, premi il pulsante posto al di sopra della lanterna, e una luce alogena azzurrina si proietta dalla lanterna sulle pareti della tua piccola stanza, che corrisponde alla tua casa, nel senso che l’unico spazio di intimità è racchiuso tra quelle pareti, perché gli altri spazi dell’appartamento sono condivisi con i tuoi coinquilini, e così la tua camera diventa la tua casa, il tuo monolocale. Se hai la fortuna o sfortuna di avere una finestra ascolti all’alba, lo sferragliare della prima corsa del tram 8, che dalla discesa della Gianicolense si inarca, si raddrizza e corre su Viale Trastevere verso Torre Argentina, e al tramonto odi il fracasso dei romani, che nelle gabbie delle auto, impazziti, battono le ali dei loro incubi contro i finestrini chiusi.
Spesso il primo o l’ultimo gesto della giornata coincide con il ruotare la piccola manopola, che funge anche da regolatore del volume, girarla in senso orario o antiorario ti conferisce il potere di darle o toglierle la voce.
Capita di girarla e di non ascoltare nulla, occorre premere in sequenza due piccoli tasti, RESET e SCAN. È così che la voce del giornalista che legge le ultime notizie dal mondo, le note bagnate e malinconiche del gruppo folk di Tucson, o ancora la radiocronaca del posticipo serale della tua squadra del cuore, fuoriescono dai forellini posti di lato alla lanterna e vanno incontro ai tuoi timpani.
Ci sono giorni della settimana e momenti nel corso della stessa giornata – una domenica di un caldo pomeriggio estivo romano, un mercoledì, dopo cena, ventoso – dove l’ascolto di una voce e di una musica ti rendono meno solo, e ti aiutano ad allungare la vista corta oltre la persiana abbassata del presente, e ad immaginare il futuro che c’è, sempre, dietro quella persiana leopardiana. Se poi aggiungi lo struggimento di quel sentimento che solo chi è lontano da casa conosce, e che in alcuni momenti è come una pressa che lentamente scende sul cuore e lo schiaccia sempre più, fino a toglierti il fiato; ecco che le note della lanterna cinese magicamente formano un tappeto orientale tessuto da mani fatate, sul quale sali e cominci il tuo viaggio, lontano dal presente soffocante.
Onde che non conoscono muri, finestre, porte, citofoni e senza bussare entrano nella tua camera, sinusoidi di suoni che hanno in sé il potere di far nascere e crescere la fantasia, di stimolare la curiosità, non c’è bisogno di chiudere gli occhi, basta non essere passivo come davanti alla tv, devi darle ascolto alla lanterna, ecco la parola giusta, ascoltare, prestare quel minimo di attenzione e concentrazione. Ed è così che puoi conoscere la storia commovente di quella tribù eritrea in via di estinzione, sentire il dialetto di quel popolo millenario deportato in riserve di periferia, dove per il resto dei loro giorni sopravviveranno a fatica in moderni recinti di cartone, le voci polverose delle lontane donne afgane provenienti da bocche caverne nascoste dietro veli millenari.
L’ascolto di radiocronache gracchianti coincide con il momento di alzare l’antenna per captare le stanche onde elettromagnetiche. Vedi i polpacci tesi del ciclista italiano, che svolta dietro un tornante di una salita francese bagnata da un improvviso temporale estivo, e lo segui con lo sguardo fino alla prossima curva, in fuga, percorri i metri di asfalto con scritte giganti bianche PIRATA VOLA, e gli altri corridori sono puntini che scivolano a valle, mentre lui rotola verso l’alto, i principi della fisica capovolti nelle sue pedalate, fatica di più a scendere che a salire.
Le sinusoidi di parole giungono ai tuoi timpani e da lì si collegano ad alte frequenze, quelle del tuo cuore e stimolano altre onde, altri battiti, il cerchio delle emozioni si chiude magicamente: pedalata veloce – sinusoidi di parole ultraveloci – orecchio ricettivo – battito oltre la soglia, emozioni.
Emozioni in 5 metri quadri, quelli della tua stanza, e dopo aver cenato ti distendi sul letto, ed il braccio si allunga a cercare la manopola, le dita si stringono e la girano per regolare il volume. Uomini e camion, trasmissione che solo ad ascoltare il titolo già sei sulla Salerno – Reggio Calabria. Siete mai stati in piena notte sull’A3? Io si. Di ritorno da trasferte in piscine mediterranee, con la pelle profumata di cloro ed occhi bruciati da immersioni senza respiro, mi sono perso sull’Appennino calabro nel buio più nero che ci sia, squarciato solo dai fari del furgone. E lì, alzando gli occhi al cielo, ho accarezzato la Via Lattea: miliardi di autostrade fatta di corpi celesti, svincoli di stelle, autogrill buchi neri che attirano e inghiottono tutto ciò che si avvicina,  auto e camion meteoriti, carabinieri nebulose…
Tutti sappiamo che l’autostrada in questione fa pena, ma al Sud in fondo al buio delle brutture, brucia sempre una fiamma, meravigliosa, che ti stordisce, di una bellezza effimera, che come tutti i miracoli dura pochi istanti, ti scalda, ti consola, ti lascia solo. Si può ripete ogni giorno e sempre suscita nuove sensazioni, ma occorre essere bravi nel riprendersi dal breve stordimento, altrimenti sei fottuto. La voce del camionista entra nella mia stanza così come l’esperto che disquisisce dei progetti europei, delle autostrade del mare, ricordi quando studiasti il Sud come piattaforma logistica del Mediterraneo, che intercetta i flussi di merci provenienti dall’Oriente? Già siamo piattaforma, non si preoccupino troppo a Roma o Bruxelles, ma le merci che scambiamo sono di altro genere e danno da  mangiare a foschi personaggi.
La mezzanotte si avvicina, ed infatti il sonno viene a darti la mano, ascolti le notizie sulla viabilità e finalmente sul raccordo in entrata e uscita da Roma non c’è traffico!!! Ecco il momento giusto per girare a 360 gradi la capitale, organizzare tour in piena notte, partendo da Piazzale di Mara a Trastevere, rifugio di tutti i matti. Da qui ammirare le antiche mura, i solidi marmi illuminati dalle luci dei lampioni dove coperti da cartoni inzuppati di umidità sopravvivono i barboni, le periferie, nuove mura, dietro le quali la solitudine crea altri ed alti muri!
E prima dell’inizio del viaggio nella notte silenziosa e padrona, una voce ricorda ai radioascoltatori che le trasmissioni proseguiranno in onda media sui 900 KHz Milano, 1332 KHz Roma, 657 KHz Napoli-Marcianise, attacca l’inno di Mameli, unico momento della giornata in cui ti senti figlio di Italia.

© Salvatore Migliaccio