Maria Grazia Insinga: poesie

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foto di gianni montieri

Partenogenesi

La tigre voleva solo nicchiarsi nella mano
credo fosse gravida e non esisteva per questo
alcuna spiegazione. Capire da che parte
fosse entrata era impossibile e all’ora delle doglie
senza alcun mondo – se non un delta tra le schiuse –
spaccavo, leggevo a caso le fratture a strisce
il pellegrinaggio, la purezza fulva a me predestinata.

 

Lo squaglio

Il moto a comandamento di luce
la soglia dei brusii appena accennata
l’unità nell’occhio e il dettaglio ardito
che arde una cera ignara allo squaglio.

 

Cala a sgravare l’acqua
per i catusi e cala cala
su Calafarina la grazia
scabra di infanzie non più
immobili quando ancora
la luce non cala quando
ancora la rabbia ci frana.

 

mortifica in suono – o forse no – la voce
vivifica le crettature sulle lingue mute
per lo splendore insoluto della terra
e vieni nell’acquario ciarla coi regni
io nei tuoi volevo entrarci con la testa
infuocata staccarti poi e morire dunque
e dunque scriverti da lì ma tu sei
volpe e trappola e bosco e ti dicevo
per meccanismi sotterranei tenersi
per uno scrollo spiumato un crollo
nell’immaginazione scoperte, ricoperte
di disianza nel gelo dove tu dici
strana senza rimedio io dico vieni
congelati accanto o ustionami. Perché
ogni giorno diverso ti sorprendi
dello stesso male? Perché insoluta è
la sovranità della tua immaginazione?
l’età del dipinto di te? della tua purezza?

 

spariglia tutto
ti fa singolo
mancino
in sommossa purezza.

 

© Maria Grazia Insinga

 

11 comments

  1. mi piace, tra le altre cose, la sonorità dei versi, e quel continuo domandare… così, a una prima lettura

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