Diario del Torino Film Festival #1

TFF2014

DIARIO DEL TORINO FILM FESTIVAL #1

LA SORPRESA IT FOLLOWS, LA DELUSIONE THE BABADOOK E LA STANDING OVATION PER L’ITALIANO N-CAPACE

di Nicolò Barison

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È stato un inizio di festival molto intenso, ricco di spunti e di film interessanti. Sale gremite, code infinite alle biglietterie, volantini del programma del Festival a tutti gli angoli delle strade, poster promozionali che tappezzano Torino, una grande festa per la città, come tutti gli anni. Il programma questo primo fine settimana è stato molto ricco e i film da vedere tantissimi, per cui l’organizzazione delle varie visioni è stata indispensabile.
Ma veniamo ora ai film. Per quanto riguarda il Concorso, il capolavoro che non ti aspetti è sicuramente il bellissimo e italianissimo N-Capace di Eleonora Danco. Una donna, che si fa chiamare ‘Anima in pena’, viaggia tra Terracina e Roma, spesso in pigiama, altre volte vestita di bianco, molte volte seduta su un letto, intervista giovani, vecchi, uomini, donne, ponendo loro domande sulla vita, la morte, il sesso, la scuola, la politica, la religione. Le riposte che le vengono fornite sono davvero commoventi e danno vita ad un bizzarro esperimento che fa da anello di congiunzione fra il grottesco e una lucida e spietata analisi della “spaesata” società in cui viviamo.
Altro notevole film in Concorso è Violet di Bas Davos, una coproduzione fra Belgio e Olanda, che narra le vicende di un adolescente appassionato di Bicycle Motocross, il quale assiste all’omicidio di un suo coetaneo in un centro commerciale, con la conseguente impossibile elaborazione del lutto e tutte le difficoltà che ciò comporta. Un film asciutto, quasi totalmente privo di dialoghi, che trova la sua forza nelle immagini stilizzate e ipnotiche, nei corpi in movimento di questi giovani sperduti e annoiati, che ricorda molto il cinema adolescenziale di Gus Van Sant e dei fratelli Dardenne.
Sempre in Concorso un altro film da segnalare è sicuramente Big significant things di Bryan Reisberg, commedia indie americana dai risvolti drammatici. Craig sta per andare a vivere con la fidanzata, ma prima decide di intraprendere un viaggio verso il Sud degli Stati Uniti che ha delle mete assai bizzarre: la più grande sedia a dondolo del mondo, la più grande padella, la più grande bottiglia, la più grande stella al neon. On the road che assume i risvolti di un viaggio di formazione per il protagonista, si basa su un’idea originalissima, ma forse, date le ottime premesse, si poteva fare qualcosa di più. Alla fine della visione si ha la sensazione di un buon esordio che ha però qualcosa di incompiuto. Ma come ho detto, trattasi di un esordio, per cui va bene così, ci sarà tempo per il giovane regista statunitense di migliorare e risolvere le pecche di questo film.

Ora invece tocca parlare delle note dolenti del Concorso. L’attesissimo film tedesco The Kings surrender, noir poliziesco dalle tinte forti incentrato sullo scontro fra una gang giovanile e un team delle forze speciali della polizia, non lascia il segno. Ottimamente girato, parte benissimo,  ma poi si perde negli ingranaggi di una sceneggiatura inutilmente complicata, la quale invece che appassionare rende il tutto più indigesto. Insomma, per capirci, il brasiliano Tropa de elite di José Padilha era ben altra cosa.
Il film più brutto del Concorso rimane però senza dubbio The Babadook, horror australiano scontato in stile The Ring, a tratti inguardabile, che regala solo noia e qualche risata per alcune scene che vorrebbero terrorizzare, ma che risultano involontariamente comiche. In molti durante la proiezione stampa, irritati dalla proiezione, hanno persino abbandonato la sala.
L’horror da non dimenticare è invece nella sezione After Hours e si tratta dell’americano It follows di David Robert Mitchell. Jay, dopo la prima notte d’amore con il fidanzato, è vittima di una maledizione. Il ragazzo le spiega infatti che con quel rapporto sessuale la povera Jay sarà ora seguita da un’entità che può prendere qualsiasi forma, anche quella dei propri cari, che non avrà pace finché non l’avrà uccisa. Unico antidoto: trasmettere questa maledizione a qualcun altro con un altro rapporto sessuale. Film tesissimo e terrificante, è senza dubbio uno degli horror più belli degli ultimi anni, nonché si presta a più chiavi di lettura, come la geniale metafora sulla trasmissione di una maledizione con il sesso, un po’ come se si trattasse dell’AIDS.

Ultimi film da tenere d’occhio di questo weekend sono il delizioso L’enlèvement de Michel Houellebecq (After Hours), in cui uno sgangherato gruppo di persone rapisce il più famoso scrittore francese vivente, che qui interpreta sé stesso e si (ci) diverte un sacco, il finlandese Korso (Torinofilmlab), altro ottimo film adolescenziale su un ragazzo che sogna di sfondare nell’NBA, ma che in realtà vive nella profonda provincia finlandese e si allena in un magazzino dismesso e Cold in July (After Hours), già grande successo di pubblico alla “Quinzaine des Réalisateurs” di Cannes, torbida storia di vendetta nella cupa provincia americana che vanta la presenza di due vecchie glorie da applauso come Sam Shepard e Don Johnson e tratto da un romanzo di Joe R. Lansdale.