A quel tempo io ero un ragazzo (poesie a Massimo Troisi)

massimotroisi

A quel tempo io ero un ragazzo (a Massimo Troisi )

 

*

#1

Voltandoti su un fianco nel sonno
d’abitudine come forse dormivi
a mezzo respiro, a bassa voce.

#2

Le battute dei miei più cari amici
lievi e improvvise come le tue
gesticolando a caso, nel discorso

#3

Dentro mi è rimasto il desiderio, poi
la pena di non averti mai parlato
non averti mai portato fuori a cena.

#4

Non ricordo più se è vero o immaginato
soltanto, il pianto di quel quattro giugno
sera tardi, in cucina, mio e di mia sorella.

#5

Ditemi cosa ha detto Troisi, la notte
dello scudetto contava la tua battuta
più della vittoria: Spegnete il gas, la luce.

#6

Stamattina leggo di chi non si spiega
che non ti capiva, fosse un problema
come se il talento si dovesse spiegare.

#7

Mi sei mancato sempre, con la nostalgia
di un amico, di un compagno di scuola,
quello che all’ultimo manca al calcetto.

#8

A quel tempo io ero un ragazzo, tu giovane
più di come sono adesso, le tue espressioni
le battute a memoria, anche una tua poesia.

 

***

©Gianni Montieri

 

***

 

14 comments

  1. bravo Gianni, tocchi corde giuste… Troisi, credo, è stato capace di interpretare la napoletanità (si può dire così?) senza ridurla a macchiettismo, senza luoghi comuni (celebre la batura di “Ricomincio da tre”, quando lui rivela di essere napoletano, tutti gli chiedono “emigrante?” e lui “Ma un napoletano non può viaggiare? Se lascia Napoli è solo per emigrante?” cito a memoria), ed è stato pure capace di parlare a tutto il paese. Io per primo non comprendo chi dice che non lo capiva quando parlava. A parte che gesto e parola erano un unicum, ma si capiva eccome..

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  2. Mi sei mancato sempre, con la nostalgia
    di un amico, di un compagno di scuola,
    quello che all’ultimo manca al calcetto.

    Questa, Gianni, la porto con me, insieme a tutte le altre terzine e al ricordo che mi accompagna, Grazie

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  3. Troisi è stata una perdita enorme e non solo come artista. Figlio di quella Napoli spensierata eppur travagliata da mille problemi. Forse è anche per questo che i napoletani riescono a tutti simpatici.

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