Marco Di Pasquale, poesie da “Il fruscio secco della luce” (Vydia 2013)

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UN CUORE DI MARTELLO

.

in abbracci angusti

ad una ragazza da tempo morta

dialogando ne guardo
lo sprofondo della gola
ne traccio l’impreciso assaggio
ne faccio il sondaggio toccando
negando il sapore e la pece
di un pomeriggio di decubito

sotto le calze il pallore s’indovina
come già conosciuto altrove
in altri abbracci angusti
tra i marmi e le candele nuove

s’inchioda il futuro sotto il piancito
nel muro sarà serbato il calco
di un sorriso ormai serrato

.

*

laggiù mi sentivo in silenzio
come un respiro che sussulta
nel bagliore che disperde veemenza

in scivolo da qui mi sentivo
biglia incredula del destino
ma anche paga del rollio
lo schiocco dei penseri contro i vetri

non mutava alcun fattore interno
niente più questionari a compilarmi vivo

.

*

sparite le fosse di silenzio dagli occhi
il resto è placca di superficie
difesa di lacca blindata, osso
che rifiuta ogni tregua o pace
una firma in calce all’anno languente
a frantumarci brindisi nelle mani

.

*

brande torna alla guerra

è arrivata qui la storia
una voce tramortita
nei venti che ci abitano
da chiudere e atterrire
non resta che un granello
che soffre a scivolare

è arrivata e trema ancora
come saltando un fosso, una luce
che dilania negli occhi la fiducia

.

*

come la luna il tempo
aumenta fuori dalle orbite
che accudiscono il presente
finché si tende e non sfreccia
fuori dalle mani

temiamo ora l’odore dell’avvenire
come esalazione che svende
il sorriso conquistato alle svolte
dei lavori ritorti, delle pause forzose

nel giornale la luna non scrive novità
fuori dallo stimato, nel campo
della calma manca una croce

.

*

in un mattino d’indugi

da un inceppo della nebbia
è traboccato uno sgorgo di luce
descrivendo la pianura e
facendomi solo, appeso al greppo
ancora crinale tra me e lavoro
gli spiriti d’umido sorvolavano
l’asfalto e le rovaie, come per una
passeggiata in un mattino d’indugi
nell’ombra di mezza collina
noi cerchiati dallo scatto di una volpe
fiduciosi nel sentiero dei funghi
in un tempo da recludersi
e aspettare

.

*

Potrebbe confortarti
un cuore di martello
che nelle angosce genera allerta
se solo ragionassi con gli spigoli
se li piegassi alla planimetria
delle passioni

.

*

fa bene con questo sole estrarre
l’amore come un disegno dalla tasca
esporlo a fondere sopra l’orrore
della sete intorno di carne e metalli

voglio stringere una piega di calore
su di te, accecare il vento e scaldarti
dalla fatica di resistere

.

***

Marco Di Pasquale è nato a Ripatransone (AP) nel 1976. Si è laureato in Lettere Moderne a Macerata, dove risiede. Da alcuni anni svolge attività di divulgatore letterario nelle associazioni “Licenze poetiche”, “ADAM” e “UMANIEVENTI”. Ha coordinato i gruppi di lettura “I libri per l’isola deserta” a Tolentino (MC), “Un ponte di parole” a Montegranaro (FM) e “Le strade dei libri” a Cupra Marittima (AP). Dal 2006 al 2008 è stato direttore artistico del Festival delle arti “Rampe per Alianti”, mentre nel 2009 ha ideato e tuttora dirige il “Poesia Leonis Minifest” a Ripatransone (AP). Ha pubblicato sue sillogi nelle antologie L’opera continua, Roma, Perrone, 2005, e Scrittura amorosa, Rimini, Fara, 2008, in qualità di secondo classificato nell’omonimo Premio Nazionale di Poesia. Nel 2009 è uscita la sua opera prima, Il fruscio secco della luce, Porto Sant’Elpidio, Wizarts, uscita in un’edizione riveduta e ampliata per Vydia editore nel 2013.
Racconta la propria esperienza di scrittore nel blog http://www.marcodipasquale.it

2 comments

  1. Beh… una poesia puo’ essere ‘perfetta’ come dice Jorge Luis Borges,
    senza che ci sia bisogno di un’analisi rigorosa del suo significato
    logico…

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