Lorenzo Biagini – Noccioline

parigi 2010 - foto gm

 

L’acqua di Bologna è buona
ma poi dipende dai tubi
Detto popolare

 

lamentazione prima
il generale

Il generale che ha perso la guerra
guarda e riguarda le carte e si avvede
che tutto era andato come doveva.

Rivede gli eserciti in rotta e la presa
dell’ultima collina, quell’unica
che ancora restava inviolata.

Ricorda gli avanzamenti e le sacche
di resistenza e i dispacci
dalle retrovie e le richieste dei federati.

Queste le vedove e gli orfani,
questi i teatri e le scene,
questa è la mia solitudine – dice

il generale che all’ombra del tiglio
chiude gli occhi, il capo sull’erba
– le cicale sembran sirene –

e sa che tutto era andato come si deve.

.

*

TRE SONETTI E UNA SIRMA

Tresigallo

Tresigallo non è poi così comoda
da raggiungere come appare in mappa
motore arranca cinghia arrugginisce
balla Fuffi appeso al retrovisore.

“Buon uomo, sa dirmi la strada?” chiedo.
Mi dice “è tardi, si fermi da noi,
abbiamo vino e formaggio e se vuole
possiamo darle asilo per la notte.”

Così mi accorgo dell’incubo e grido
e penso a te e penso a quando dicevi
“paura hai di morire, ma non vivi.”

A Tresigallo non siamo mai stati.
Mi asciugo via il sudore dalla fronte.
A Tresigallo non siamo mai stati.

.

Finché passavo le notti in cucina

Finché passavo le notti in cucina
con il riflesso stampigliato al vetro
e ascoltavo i clic degli interruttori
gli stridori dei garini e la luna,

finché pascevo di tartine e sonno
le vene il cuore i polmoni lo splene
e tutto insieme mi rendevo conto
di non sapere volere potere,

fintanto che durò mi arrabattai
poi mi decisi a salire sul treno
o forse in carrozza, o sul vaporetto.

Per questo il mio cuore sembra lontano,
perciò mi sveglio di notte ad appendere
ai vetri della cucina il riflesso.

.

Non si sa mai, non si sa mai

Eleganti non siamo stati mai
se non per brevi stagioni soltanto
quando per caso la moda accordava
ai nostri armadi un barbaglio di gloria.

Abbiamo letti da più d’una piazza
su cui più che altro dormiamo soli
a destra o sinistra, ma raro al centro
per non annegare in mezzo ai cuscini.

Collezioniamo numeri in rubriche
lo spacciatore il barista gli amici
le amiche degli amici e tutto il resto.

“Il Barça vince perché tiene palla”
pensiamo, ma lo teniamo per noi
e “non si sa mai” ci diciamo spesso.

Faremo sì fatica a fine mese
ma si sa: siamo giovani
e in quanto giovani abbiamo pretese.

.

*

lamentazione seconda
il geologo

Son cose che succedono
se solo le si lasciano accadere
se solo le si lasciano serpare
tra i muri della casa.

La fine del mondo è una cosa seria
è molto peggio di quel che si crede:
temperature di migliaia di gradi
e terremoti, rocce frantumate, esalazioni tossiche.

Cos’era fino ad oggi non sarà domani.
Il mare adriatico, per esempio,
è destinato a scomparire
con immani fragori e forti schianti
schiacciato tra la placca eurasiatica e la placca africana.

Cos’era fino ad oggi non sarà domani.
Quando le faglie si incontrano e stridono
i cristalli dell’una si fondono
con quelli dell’altra e si crea
tutta una serie di nuove formazioni cristalline.

La fine del mondo sarà soprattutto contemplazione:
sarà come le sere
trascorse nell’estate sui balconi
con fuori il temporale,
sarà come una crisi coniugale,
sarà come lei indomita e sincera
e di tutto in eterno avrà ragione.

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Nota biografica.

Lorenzo Biagini è nato lo stesso giorno di Elisabetta Canalis, però a Bologna, ridanciana città in cui egli persevera ad abitare. Filologo classico di formazione, possiede l’abilitazione alla docenza nelle scuole, ma campa facendo il correttore di bozze. Da sempre dedito alla lettura, su riviste talvolta recensisce narrativa contemporanea. Suona il basso e ha un cane (una bastardina di nome Yuma).

4 comments

  1. Dopo aver letto e apprezzato, molto, scopro dalla nota biografica che Lorenzo Biagini suona il basso. Dettaglio di non secondaria importanza ai miei occhi e alle mie orecchie. Occhi e orecchie si sono soffermati, incuriositi e soddisfatti nella loro curiosità, desiderosi di conoscere di più, su versi come questi:

    Il generale che ha perso la guerra
    guarda e riguarda le carte e si avvede
    che tutto era andato come doveva.
    Rivede gli eserciti in rotta e la presa
    dell’ultima collina, quell’unica
    che ancora restava inviolata.
    Ricorda gli avanzamenti e le sacche
    di resistenza e i dispacci
    dalle retrovie e le richieste dei federati.
    Queste le vedove e gli orfani,
    questi i teatri e le scene,
    questa è la mia solitudine – dice
    il generale che all’ombra del tiglio
    chiude gli occhi, il capo sull’erba
    – le cicale sembran sirene –
    e sa che tutto era andato come si deve.

    Grazie per questa proposta.

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  2. molto interessante (termine scontato ma quale, meglio di esso, per esprimere un autentico interesse verso…?) la poesia di Lorenzo Biagini. E poi, non per pigrizia parassitaria, tutto quanto sottolinea Anna Maria Curci, mi trova perfettamente d’accordo, anzi, si può dire che mi ha tolto le parole non di bocca, ma di penna… Grazie per la bella proposta !

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  3. Un grazie di cuore allo staff di PS che mi ha gentilmente ospitato e un saluto grande anche a tutti gli “inselvati” che si sono imbattuti in questi miei tentativi fatti di suoni e di accenti.
    Grazie per l’attenzione e per i consigli (farò il possibile per metterli a frutto).
    Lorenzo Biagini

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