Davide Cortese, Anuda

Anuda

Davide Cortese, Anuda

Appunti di lettura di Anna Maria Curci

 

Della raccolta Anuda di Davide Cortese, recentemente pubblicata nei Quaderni de “La Recherche”, apprezzo in particolare i componimenti nei quali le immagini hanno la forza della nitidezza e non si lasciano incantare dalla ricerca dell’effetto; lì il coniugarsi di una melodia originale –  il canto del poeta – e di figure retoriche ben scelte dà vita a componimenti degni di nota, come questo, nel quale l’uso accorto dell’anafora e la chiusa tra ieratico e ironico lasciano una traccia consistente in chi legge:

Sale la musica. La mia.
Basso, chitarra, batteria.
Risuona come verità ultima,
come marcia epica.
Come gloria dannatamente lucente.
Come fuoco struggente e altissimo.
Come urlo di dolore di dio.
Come grido di luce ferita.
Come nubifragio d’apocalisse,
santissima tristezza elettrica.

(p. 33)

Tra le prime pagine, ci si imbatte in un ‘dire-di-sé’ che costituisce ai miei occhi il filo conduttore più affascinante della raccolta:

Non c’è tribù che segni a dito la mia tenda
chiedendosi perché non vi ho ancora fatto ritorno,
né accademia, né chiesa,
che nel mio nome moduli un suono di discepolo.
Ululo da solo alle mie lune.
Non cercare nell’incedere del branco
il baluginio del mio vello scuro.

(p. 13)

Il tema della fame del poeta «funambolo» e «saltimbanco» conferisce alla raccolta un ulteriore valore, giacché ci troviamo dinanzi a un apporto significativo agli ‘universali poetici’:

I sogni mi vendono buchi di ciambelle
E io ne mangio, seduto sull’erba,
>poi vado in strada, mi mescolo alle folle
e a tutti sorrido con fame superba.

(p. 31)

Capita sovente, nello scorrere i testi di questa raccolta, di osservare come la familiarità con la poesia antica e con la sapienza biblica diventi armonia e riuscita fusione di più ambiti, una compiuta sinestesia:

Al mercato di fragole
tra canzoni di mercanti
un bambino mi chiese
“dov’è andato il silenzio?”.
Il silenzio venne
e toccò le fragole,
ed esse furon rosse
e furon silenziose.
Solo alla lingua dicono
parole dolci e antiche.
Tacciono i mercanti.
E io scrivo per loro canzoni

(p. 18)

Quando la lingua si sottrae alla tentazione della parola ricercata, allora ritrova nel dettato semplice e diretto il suo timbro più autentico, come avviene in questo ‘inventario’:

Ho una lumaca che segna il mondo con la sua bava di luce.
Ho una foglia che una sola volta lascerà l’albero per la terra.
Ho un sasso che è stato scelto per una strada di paese.
Ho una medusa che danza la sua bruciante trasparenza.
Ma non so, io non so qual è la mia.
Non so qual è, ma c’è una mia lumaca qui,
e segna strade di luce in questo mondo.
Ho una nuvola indaco non ancora madre di piogge.
Guardo il cielo, io,
e non so qual è la mia.

(p. 38)

L’azzardo attrae il «re nudo», il «clown», il «nomade bambino»:

Sanguina luce e sorride, chi osa,
lecca il dorso di poeti di fuoco
e parla lingue su cui cammina come un dio.

(p. 56)

La malinconia, la tentazione della resa duettano in componimenti più lunghi con lo slancio temerario. Sui testi più brevi, tuttavia, capita di soffermarsi, per genuino e salutare stupore, come su questo distico:

Tolgo il kimono di seta al mio dolore.
La sua nudità porta un nome di fiore.

(p. 66)

E l’amore? L’amore, che incombe con ricerche – una quête medievale e perenne – e vuoti e assenze, è «parola antica, rotonda» è «parola bianca»:

Con una parola antica, rotonda,
levigata da secoli di labbra che l’han detta,
ti chiamo adesso, stringendomi a te.
Tu la adagi sulle mie dita,
questa nostra parola bianca,
sorridendo nel buio una luce.

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Davide Cortese è nato nell’isola di Lipari nel 1974  e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edas, Messina), alla quale sono seguite le sillogi:  “Babylon Guest House” (Libroitaliano, Ragusa, 2004), “Storie del bimbo ciliegia” (un’autoproduzione del 2008), “ANUDA” (Aletti Editore, Roma, 2011), “OSSARIO” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2012) e “MADREPERLA” (LietoColle, Como, 2013). I suoi versi sono inclusi nelle antologie “200 giovani poeti europei in nove lingue” (Edizioni CIAS, CLUB UNESCO),  “Poliantea” (Edizioni Mazzotta), “A cuore aperto” (Accadueo), “Salon Proust” (La Recherche), “Le strade della Poesia” (Delta 3 Edizioni), “Viaggi di versi – Nuovi poeti contemporanei” (Pagine), “Maledetta scrittura – Un’antologia poetica” (Ilmiolibro.it) e in varie riviste cartacee e on line, tra cui “Poeti e Poesia”, la rivista internazionale diretta da Elio Pecora. Le poesie di Davide Cortese  nel 2004 sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Davide Cortese è anche autore di una raccolta di racconti, “Ikebana degli attimi” ( L’Autore Libri, Firenze, 2005) e di un cortometraggio, “Mahara”( 2004), che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO VIDEO e al LAGOFILMFEST di Bracciano nel 2013.

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