Francesca Genti – L’arancione mi ha salvato dalla malinconia

l'arancione (una delle cover più recenti)

Francesca Genti – L’arancione mi ha salvato dalla malinconia – ed. Sartoria Utopia – euro 10,00

 

«Io ne uso parecchio di materiale pop nella mia scrittura, ma il significato che gli do non è affatto diverso dal significato che aveva per altri scrittori, cent’anni fa, parlare di alberi, di parchi e di andare ad attingere l’acqua al fiume. È semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo.» Parto da questa frase dello scrittore americano David Foster Wallace per entrare nel mondo di Francesca Genti. Il percorso poetico della Genti è molto lungo e ricco e più volte è stata accostata la parola “pop” ai suoi versi. Sbagliando e sminuendo, se per pop s’intende semplice, commerciale (e anche sull’accezione negativa che si dà a quest’ultima ci sarebbe parecchio da dire). Facendo centro se invece si pensa al pop come materiale/linguaggio da utilizzare in scrittura e qui torniamo alla citazione di partenza. Francesca Genti è una poeta del nostro tempo, che nel nostro tempo nuota, tira su la testa, respira, nuota ancora, si sporca nella sabbia, cammina sulla riva, e poi sulle macerie e le macerie le colora e canta. Il materiale pop è ovunque intorno a noi, il pianeta, il nostro quartiere, la nostra casa, sono materiale pop. Noi siamo materiale pop. Ma siamo romantici, dolci, incazzosi, ingenui, stronzi, attenti o distratti, felici e infelici, innamorati o meno, come sempre e da sempre. Se il tempo è questo, se siamo questo, è profondamente sensato e inevitabile che un peluche, un televisore, un parco giochi di periferia, un bullone raccontino uno stato d’animo, una malinconia. Così come continueranno a farlo un cielo azzurro o un mare. Ecco cos’è la poesia di Francesca Genti, è la dimostrazione che un temporale, una stellata, un vaffanculo e un tostapane possano stare sullo stesso foglio di carta, come in un perfetto ingranaggio. Se tutto questo non bastasse, e L’arancione mi ha salvato dalla malinconia ne è l’ennesima conferma, la Genti possiede qualcosa che pochi hanno (o che pochi usano in poesia): fantasia e immaginazione. Non è affatto poco. Per questo quando si legge questo libro si ha l’impressione a volte di essere in un fumetto, a volte in un dramma, a volte in un film, spesso dentro gli stessi pensieri di chi ha scritto. Questo è un libro fatto di stati d’animo, di vita interiore che cambia il paesaggio esterno a seconda dell’umore, di osservazione che restituisce la realtà in maniera mai scontata ma sempre per quella che è. La Genti ha un controllo perfetto della metrica, della musicalità, sa giocare con la rima e rinunciarci. La poeta sa essere sintetica (la rara forma d’accelerazione mentale cara a Brodskij) e sa concedersi un dilatarsi delle strofe quando è necessario. L’arancione mi ha salvato dalla malinconia è anche una lunga dichiarazione d’amore alla vita, lasciata rimbalzare tra amici, perduti e nuovi amori, madri, gatti, case/cose. Mentre scrivo, questo libro artigianale ideato e costruito da Edizioni Sartoria Utopia (casa editrice della stessa Genti e di Manuela Dago) è giunto alla quarta edizione, nel tempo ha cambiato carta, copertina, colore, ma non ha mai perso forza.

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 @ Gianni Montieri

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Il sito di Sartoria Utopia

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NOSTRA SIGNORA DELLʼAZZURRITÀ

tutta la bellezza è struggimento
ma se penso alla cima del dolore
la associo soprattutto a un colore:
lʼazzurro primavera è il mio tormento.

il sole a fine aprile mi fa orrore
il pericoloso caldo appiccicato
il pazzo desiderio che mi invade
di liquefarmi azzurra nel creato.

Il tenero smottare del cemento
sotto il mio passo di cane vagabondo
cercando gentilezza per la strada

lʼabbraccio infedelissimo di un mondo
che mi considera un cane col cimurro
che mai potrà comprendere lʼazzurro.

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LE MASSICCIATE DI VIA FERRANTE
APORTI

Ascolto il canto della città consustanziato
di clacson e cardellini
-movimento- .

Nel cielo blu Yves Klein cʼè un reggimento
di giganti che giocano alle nuvole,
coriandoli cullati dentro il vento:
plastilina metafisica che forma
tigri, cavalli, astri in movimento.

Tutto quello che da testimone sento
mentre inabissa il viola della sera
è lʼavanguardia dello struggimento
è lʼinvasione della primavera.

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TUTTE LE MADONNE DELLA SERA

lente, primitive, in fila indiana
aspettando la Novanta nella sera
nel tramonto che rossiccio si dipana
aspettando nella sera una visione:
un gancio che disceso giù dal cielo
le ascenda a ultraterrena dimensione.

tutte le madonne della sera
estatiche davanti alla TV
aspettando dai programmi-verità
un messaggio, un segno, un dejavu:
la certezza che tutto quello strazio
sia la prova della loro santità.

tutte le madonne della sera
in plotoni verso i disco-pub
inguainate nei tanga e nei push-up
aspettando che un cristo di qualcuno
penetri lʼimene della noia
liberandole dalla loro castità.

tutte le madonne della sera
in vacanza il quindici di agosto
al collo un crocifisso di diamanti
al guinzaglio di uomini arroganti
aspettando un unico miracolo:
incontrare al mare degli amanti.

tutte le madonne della sera
genuflesse davanti alle vetrine
contemplanti con facce da cretine
giacche, minigonne, polacchine
arrancanti sopra tacchi molto alti
aspettando lʼApocalisse: i saldi.

tutte, tutte, tutte. e così sia.

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LA DOMENICA È UN PICCOLO AGOSTO

un morso, una maledizione,
un piccolo mostro, pura morte:
una storia da zucchero marrone.

9 comments

  1. le poesie sono belle nel senso che sono “ben cucite”. la leggerezza è una virtù, anche quando scioltamente lancia un’emozione “mentre inabissa il viola della sera/è lʼavanguardia dello struggimento/è lʼinvasione della primavera”. mi spiace un po’ che le madonne della sera siano “tutte” e solo impigliate in sciocchezze televisive-modaiole-sessualavventurose

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  2. Trovo piacevolmente interessanti le poesie della Genti.
    Una fra le poche che oggi scrive in rima; o per andare
    controcorrente, oppure perché legata a quel poetare
    che in fondo qualsiasi poeta farebbe bene ogni
    tanto a ricordare che il fascino della poesia è
    maggiormente messo in evidenza con la complicità
    della rima ben calibrata. Affermo che bisogna distinguere
    le poesie rimate come queste, da volgari filastrocche
    che non hanno niente di poetico. Piaciutissima. ud

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  3. Sì, anche a me è piaciuta ma non solo, o non tanto, per quel che si è suddetto: mi è piaciuta la capacità di fasciarsi di reale, di cose e persone che, al contrario di come spesso capita, solitamente ai poeti scivolano davanti, fuori dagli occhi e dalla pelle. Lo “struggimento” che compare a più riprese nei testi parla del mondo in cui la Genti vive e con cui convive, e questo illumina i suoi testi. Oltre ovviamente alle notevoli doti compositive e alle felici scelte tematiche.
    Grazie per queste poesie.
    mdp

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