In ricordo di Katia Zattoni

Katia Zattoni (1968-2013)

.

“È come finire
una lotta di lunga agonia
approdando in una terra
piccola e nota
che conosce di sé solo l’ombra
ormai vuota.”

.

Ho incontrato la poesia di Katia Zattoni quando l’avventura delle edizioni L’arcolaio di Gianfranco Fabbri muoveva i primi passi; la sua raccolta, Bucare la polvere, uscì nel mese di maggio del 2008 per entrare in casa mia quasi subito.
Mi colpì nei suoi versi la capacità di osservare e criticare il quotidiano rovesciando le logiche che lo regolamentano. Una lingua secca, scarna ma mai povera; un verseggiare sorretto da un ritmo che non cede mai, e che fa perno a volte nel sapiente gioco di inarcature, altre volte nella disposizione costante degli accenti; e questo perché Katia Zattoni, pur disincantata, non ha mai perso fiducia nella parola come testimonianza del vivere.
Katia Zattoni è morta due giorni fa, l’8 ottobre scorso, di pomeriggio. Il miglior modo per ricordarla è leggerla.

2008 07 zattoni bucare la polvere

Credo fosse l’altra sera

Credo fosse l’altra sera,
me ne stavo in poltrona
pontificando sul daffarsi
e sul già fatto ma il senso
continuava a tornare.

Scartavo versi e cracker integrali,
lasciando briciole di morsi
su fogli troppe volte riciclati.
Solo resti secchi sulle righe,
pensieri intorpiditi dalla noia,
e briciole di cracker integrali
dalla scadenza ormai superata.

.

*

Non so se puoi dirmi

Non so se puoi dirmi
dove vanno a finire
le parole che pensiamo
e che non trovano fiato
per andare aldilà della bocca.

Forse tornano a essere lettere
– monadi imbozzolate
nelle cellule della mente –.

O forse stanno sospese
– anarchia di sillabe sciolte –
su losanghe di respiri in gola.

Di certo può essere virtù
non tentare di rianimarle
perché siano sciattume rinvoltolato.

.

*

Le stelle brillano anche quando la notte è finita

Le stelle brillano anche
quando la notte è finita
e se non le vediamo
è per difetto di costruzione,
– errori di calcolo che
modella la nostra essenza –.

Adoriamo l’ovvio, consumiamo
l’usuale e non deviato,
film e biscotti della pubblicità;
seguiamo i consigli per gli acquisti,
evitando con cura l’intrigante,
il curioso movimento
laterale che sfiora appena i sensi.

E mentre predichiamo che
l’altro è diverso, abbiamo deciso
che chi muore scompare,
che la guerra è terapia chirurgica
dagli insoliti effetti collaterali.

Ma se chi muore scompare
forse più tardi tornerà, come
la luce delle stelle che brillano
anche quando la notte sarà finita.

.

*

Un’altra possibilità

Un passo mosso
sulla linea della visione flessibile.
E sento forte la volontà
di sfidare un altro sussulto.

Percorro l’illusione
sull’incerta costola di fiume.
E quello che provo
crea inutile tentativo
per resistere all’ondata.

Una pagina sul progetto aperto.
E ancora qui tento
concreta la voglia
di scoprire un’altra possibilità.

.

*

Rivelazioni

.                                                                             A Gianfranco, e alle sue spalle
.                                                                             rivelatrici…

Mentre mi racconti di
zuffe di gatte ormai lontane
e di muri da imbiancare,
nel fondo del barile
trovo solo rime stolte
e parole ammuffite
per l’assenza del sottovuoto.

Poi mi guardi
– cioccolata fondente sulle dita
che sbucciano pistacchi –
e il tuo sorriso è la conferma:
la poesia non può essere sempre
acquetta sciolta di fonte.

Talvolta si toccano spine.

.

*

Vivere

.                                                                             … ai tentativi in rima, che, talvolta,
.                                                                             portano fortuna.

È come aver inizio
da due minime gocce di rugiada
nate dall’aria
della notte passata,
mosse dal vento
del primo mattino,
unite dalla caduta
nello stesso destino.

È come esistere
nello stesso momentaneo pensiero
di un attimo
che è subito eterno,
mentre sullo sfondo attorno
ruotano le stelle
senza ritorno.

È come finire
una lotta di lunga agonia
approdando in una terra
piccola e nota
che conosce di sé solo l’ombra
ormai vuota.

 

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Katia ZattoniKatia Zattoni era nata a Forlì nel 1968, e in questa città ha sempre vissuto partecipando alla vita pubblica in prima persona. Iscritta all’Albo degli Avvocati della città, è stata Presidente di una Circoscrizione di Forlì. Autrice di testi di diritto civile e di raccolte di giurisprudenza ragionata, esordì nel mondo della poesia nel 2003 quando fu tra i vincitori del concorso “Coop of the words”. Vincitrice del concorso nazionale di poesia a tema “Il sogno delle donne” (2004) e del premio per la sezione poesia del concorso “Sguardi sulla città” patrocinato dall’Unione Europea e dalla Regione Emilia Romagna (2005), nel 2008 diede alle stampe Bucare la polvere (L’arcolaio), la sua prima raccolta di poesie.

9 commenti su “In ricordo di Katia Zattoni

  1. Non conoscevo le poesie di Katia Zattoni che mi hanno colpita per quella mescolanza di originalità e familiarità che la scrittura migliore usa talvolta per arrivare a noi.

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  2. E’ come finire una lotta di lunga agonia….
    soprattutto originalità e un certo fascino.

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  3. Oggi pomeriggio, nel salone comunale di Forlì, ho reso omaggio alla salma di Katia. Ho abbracciato Massimo, il suo compagno, che mi ha riservato parole bellissime. Egli ha affermato: “Il pubblicare Bucare la polvere -lavorarci sodo, insieme a te, nella sala di casa, davanti al computer e a una tazzina di caffè- ha convinto Katia a assumere le forze e la fiducia in sé per compiere le importanti strategie che avrebbe svolto nell’immediato futuro di allora.” Non fosse che per questa affermazione, L’arcolaio avrebbe già avuto la sua ragione di essere. Katia era una donna estremamente intelligente, acuta, profonda. Massimo stesso aveva poco prima posto tra le mani congiunte della sua compagna il “germoglietto” della Polvere che buca l’impossibile e la fiducia nel futuro. La mamma invece ha rivelato poi quanto fosse grande la volontà di vivere della figlia, fino all’ultimo momento. La sera prima del ricovero in ospedale, già satura di dolori atroci, la nostra amica aveva voluto partecipare ad una cena intima, in casa di una collega. Dal giorno dopo, nessuno l’ha più vista. Era un dono che la poetessa voleva fare all’ospite invitante; quest’ultima, nel salone comunale, abbracciando la mamma Nives, ha affermato oggi tra le lacrime di aver ricevuto da Katia il dono più bello ed indimenticabile. Questa era la tempra della nostra poetessa. Volontà e tenacia la caratterizzavano fino alla completa totalità dell’essere.
    Gianfranco

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  4. Grazie, Fabio, non mi vergogno di affermare che non l’avevo mai letta. Accidenti, farlo dopo è triste, ingiusto. Leggere “Rivelazioni” (oltre che tutte le altre) è rivelazione anche per me.
    Ti ringrazio davvero, un abbraccio a Katia ovunque lei sia approdata.

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  5. Chi ha avuto la fortuna ed il piacere di conoscere personalmente Katia sa che l’essere poetessa era solo uno degli aspetti che hanno caratterizzato la sua vita.
    Una vita la sua, realizzatasi attraverso un percorso costruito con la semplice concretezza del suo impegno civile e sociale, a favore del prossimo e della collettività, disposto sempre a dare e mai a chiedere.
    Un impegno che metteva al primo posto esclusivamente la realizzazione delle idee e solo dopo forse, l’apparire.

    Chi ha avuto la fortuna ed il piacere di conoscere personalmente Katia sa che ogni sua parola, anche quella non poetica, mai è stata pronunciata fuori posto o fuori luogo.
    Ho sempre avuto l’impressione infatti che ogni suo pensiero fosse espresso sempre al momento giusto, sempre nell’occasione a modo.

    Chi ha avuto la fortuna ed il piacere di conoscere personalmente Katia sa che tutto ciò non è retorica; tutto ciò e tanto altro ancora, è stata la sua vita.

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