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Ho tramutato i miei passi in orme di gigante
l’ho fatto con l’ignoranza spicciola del contadino
che all’estate chiede pioggia a suo piacimento;
mi sono fatto sottile negli anni
con lentezza e calando ad una maglia più fine
. mi sono stretto al collo
in un momento solo, dopo il tramonto;
ma ora sono qui ed in questo mondo di strade
non so con che voce dirti come mi chiamo,
se la fragilità è un legno che non conosco.
.
* * *
Ti ho letto ed ho pensato di impazzire
ho pensato di urlare e di saltare sulle nubi,
su quelle stesse nubi di cui parli
per poterle abbattere,
trascinarle sui loro colori
. e spegnerle
. e sbatterle sul fondo di quel mare
da cui si solleva il sole del tuo piccolo giorno
di quell’alba che è solo tua.
.
* * *
Un otre vorrei
per raccogliere le mie lacrime
senza lasciarne indietro alcuna
: che il sale mi è figlio
. e lecca la mia pelle
. ***
ho imparato il disordine
sfuggendo alle mani
. la precisione necessaria
per infilare i passi come perle
in un rosario raccolto in strada.
.
* * *
La raccolta del sale è
. una stagione tollerante
è lavoro necessario
per chi negli anni
ne ha perse distese
. incise d’orgoglio
e di confini rigidi appena.
.
* * *
Ti ho chiesto due dita
infisse appena sotto il costato
le ho volute in quel punto esatto
perché è lì che ho perso il fiato
ma due dita non sono abbastanza
e per quanto tu faccia
resta un gioco di superficie
: del resto sei appena un uomo
ho chiuso gli occhi
e guidandoti la mano ti ho detto
ancora cazzo, più in fondo!
.
* * *
Vi guardo
. vagoni di un tram
. di una città straniera
marionette di un paese lontano
: tratti sconosciuti
e movimenti indistinti
non illudetevi di essermi alieni
perché negli anni passati a
. guardarmi l’ombelico
ho imparato a leggere anche le
. vostre rotaie
a conoscere la linea che seguirete
. ed a prevedere la svolta perfino
e se vi inchinerete a un re
o se dichiarerete guerra ad un altro
. mortale che vi è nemico
io saprò perché
e saprò perfettamente quali fili
. vi avranno tirato
e un giorno non troppo lontano sarò lì
con un paio di forbici in mano
a tranciare quello giusto.
.
* * *
Questa è la mia pancia
. penso
la mia gravidanza
e con la mano ne seguo la rotondità
cresciuta non per un piccolo miracolo
ma per la mia ragione d’essere padre
ignorando questo mondo
e dissimulando sorpresa
. ai vostri sguardi increduli
mentre i polpastrelli indugiano nel piacere
. di accarezzarne la pelle
resa a ricoprire una paternità improvvisa
aspetto un bambino
e lo accolgo con un pensiero nuovo
. mentre cancello il cielo,
mentre ne raccolgo la vita e i suoi giorni.
.
* * *
La leggerezza come latte
si succhia al seno aperto
. e sicuro
la vomiti nel mondo
e la ritrovi sul labbro
che ne è ebbro.
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Alessandro Brusa, bolognese, classe 1972, ha esordito nel 2004 con Il Cobra e la Farfalla (Pendragon; Premio Incinzine).
Da anni collabora con siti di cultura e informazione, mentre i suoi scritti sono stati pubblicati in rivista (“Sagarana”, “Illustrati”) e in antologie (QuDu Libri, 2013; Perrone, 2013). Fa parte del “Gruppo 77”.
La raccolta del sale si offre a una immediata doppia lettura, suggerita sin dal titolo: una prima lettura è quella proposta da Gianfranco Fabbri nella postfazione, ossia l’atto di (co)spargere sale sul suolo nemico o sulle proprie ferite; una seconda lettura riconosce nell’atto di raccogliere il sale la “cura del sale” che si compie nelle saline, e quindi nel sale vede il bene prezioso, necessario per conservare qualcosa che alimenta e può durare nel tempo. I due percorsi si accavallano nei versi di Alessandro Brusa, districandosi nelle varie sezioni; cinque sezioni che muovono da una personale costellazione di riferimento poetico e che bene si innestano in una struttura narrativa solida, da “romanzo di formazione”, nella quale le molte esperienze partecipano a (ri)costruire la storia della lotta per diventare l’uomo che si è o avvicinarsi all’idea dell’uomo che si ha; e non è detto che quest’idea debba per forza scontrarsi con le figure paterne, per emulazione o più ancora dissimulazione, perché, come osserva giustamente Fabbri, la poesia di Alessandro Brusa «non sembra offrire nessuna componente di rassegnazione.»
La raccolta del sale, Premio Orlando 2013, è la prima raccolta di poesie di Alessandro Brusa, ed è in uscita per i tipi di Giulio Perrone Editore. [qui si può leggere la recensione di Cristiano Poletti]


3 risposte a “Anticipazioni: “La raccolta del sale” di Alessandro Brusa (Giulio Perrone Editore, 2013). Alcune poesie”
Auguro all’amico Alessandro un buon riscontro di critica e (magari) di pubblico. Un libro complesso che riordina i conti all’interno del “Noi”.
Gianfranco
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