La Domenica (tutti i suoi mondi) e Cormac McCarthy

berlino - foto gm

La lupa aveva attraversato la linea di confine internazionale più o meno nel punto in cui questa incontrava il trentesimo minuto del centottavo meridiano; aveva attraversato la vecchia Natons road un miglio a nord del confine, aveva risalito il Whitewater Creek a ovest fino alle San Luis Mountains, attraversato il passo a nord della catena delle Animas, poi la Animas Valley; aveva proseguito poi verso i Peloncillos, come già è stato detto. Aveva una ferita recente su un fianco, dove il compagno l’aveva morsa la settimana prima, da qualche parte sulle montagne di Sonora. L’aveva morsa perché lei non voleva lasciarlo. Con una zampa anteriore infilata nelle ganasce di una trappola di ferro, le ringhiava contro perché si allontanasse dalla portata della catena. Lei aveva abbassato le orecchie e si era messa a guaire; non se ne sarebbe andata. Al mattino vennero coi cavalli. Lei osservò la scena da un pendio lungo un centinaio di metri, mentre lui si alzava per accoglierli.
Vagò per un’intera settimana lungo i pendii orientali della Sierra de la Madera. Su queste terre i suoi antenati avavano cacciato cammelli e piccoli cavalli primitivi. Aveva trovato ben poco cibo, perché la maggior parte della selvaggina era già stata massacrata. Il grosso della foresta veniva abbattuto per far funzionare le macine delle miniere. Da quelle parti i lupi uccidevano bestiame da lungo tempo, ma l’ignoranza di quegli animali li confondeva ancora. Le vacche muggivano sanguinanti e correvano qua e là nei campi con quelle loro zampe a paletta, in grande confusione, schiamazzando, travolgendo recinti, tirandosi dietro paletti e fil di ferro. Gli allevatori dicevano che i lupi brutalizzavano il bestiame molto più che non la selvaggina. Come se le vacche evocassero in loro una certa rabbia. Come offesi dalla violazione di un ordine antico. Antiche cerimonie. Protocolli antichi.
Attraversò il Bavispe River e si diresse a nord. Era incinta per la prima volta e non poteva immaginare i guai in cui si trovava. Stava abbandonando quei territori non perché non c’era più selvaggina, ma perché non c’erano più lupi, e lei aveva bisogno di loro. Quando abbatté il vitello nella neve alla sorgente del Foster Draw nelle Peloncillo Mountains, nel New Mexico, si nutriva di carogne da due settimane, aveva un’aria spettrale e non aveva trovato alcuna traccia di lupi. Mangiò, si riposò e mangiò nuovamente. Mangiò fino a strisciare il ventre per terra; e non ritornò più sul posto. Non dove aveva ucciso. Di giorno non attraversava mai né strade né la ferrovia. Non oltrepassava mai una recinzione di fil di ferro due volte nello stesso punto. Erano questi i nuovi protocolli. Limitazioni che prima non erano mai esistite. Ora c’erano.

 

Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l’avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell’insondabile, profonda solitudine che è l’impronta più tipica di questo mondo.

Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi; traduzione di Rossella Bernascone e Andrea Carosso

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