Schubert: omaggio per versi e prose (con una nota di Maddalena Lotter)

Ritratto di Schubert a sedici anni (Vienna, Museum der Stadt)

Leopold Kupelwieser – Ritratto di Franz Schubert da giovane

GUY DE MAUPASSANT (da Forte come la morte)

Quando Annette ebbe terminato la sinfonia campestre di Méhul, la contessa si alzò, prese il suo posto, ed una melodia strana si propagò sotto le sue dita, una melodia nella quale tutte le frasi sembravano lamenti, lamenti diversi, mutevoli, numerosi, interrotti da una sola nota che tornava continuamente, cadendo in mezzo ai canti, scandendoli, spezzandoli come un grido monotono, incessante, insistente, l’appello implacabile di un’ossessione.
Ma Olivier guardava Annette, seduta di fronte a lui, e non udiva nulla, non comprendeva nulla.
La guardava senza pensare, saziandosi della sua vita come di una cosa abituale e buone, di cui fosse stato privato, bevendola in maniera sana come si beve l’acqua, quando si ha sete.
«Ebbene,» disse la contessa, «non è bella?»
Egli, risvegliato, esclamò:
«Superba, ammirevole! Di chi è?»
«Non lo sapete?»
«No.»
«Come? Non lo sapete, voi?»
«Ma no.»
«Di Schubert.»

AMELIA ROSSELLI

a Shubert*

Una melodia colore arancione aveva suonato
nelle mie orecchie così attente al solfeggio
d’un violino abbastanza netto da toccarmi
perfino quelle mie fibre nervose (il
gran cuore) che mi tiravano per i capelli
mentre danzavo con la melanconia quella
sera che non ci fu posta.

Melodia eterna e inesplosa, melodia
di sentimenti che non possono violarsi
nel segreto tombale dell’apostolo: apostolo
di cosa? – d’una quasi disperata a volte
allegra, esposizione dei vostri quadri
mentali, sentimentali e ordinari: l’amore
in una scatola ben chiusa non ebbe tempo
di chiedere scusa.

*

ADAM ZAGAJEWSKI

ELEGIA ELETTRICA

Josef Abel - Franz Schubert

Josef Abel – Franz Schubert

Addio, radio tedesca dall’occhio verde,
pesante scatola fatta – pressappoco –
di corpo e anima (le tue lampade ardevano di
luce rosa salmone, come l’io profondo
in Bergson).
Attraverso lo spesso tessuto dell’altoparlante
(il mio orecchio si incollava a te come alle
grate del confessionale), un tempo bisbigliava Mussolini,
urlava Hitler, Stalin calmo spiegava,
sibilava Bierut, Gomulka teneva discorsi senza fine.
Ma nessuno, radio, ti accuserà di tradimento,
no, l’unica tua colpa era l’obbedienza
assoluta, la tenera fedeltà ai megahertz:
chi arrivava era ascoltato, chi trasmetteva –
ricevuto.
Eppure so bene che soltanto
con i Lieder di Schubert attingevi
alla massima, smeraldina beatitudine.
Per i valzer di Chopin il tuo cuore
elettrico batteva con forza e dolcezza e il tessuto
sull’altoparlante si sollevava come il petto
di giovani innamorate nei romanzi di un tempo.
Altra cosa le notizie – soprattutto se
trasmesse da Radio Europa Libera o dalla BBC;
il tuo occhio diventava inquieto e la verde pupilla
si restringeva e dilatava, come se
fosse sotto l’effetto di dosi diverse di atropina.
In te abitavano folli gabbiani, e Machbet.
Di notte si raccoglievano nelle tue stanze
segnali persi. I naviganti chiedevano soccorso,
piangeva una giovane cometa rimasta senza testa.
Ho accompagnato la tua vecchiaia – l’annunciavano
la voce rauca, frasi spezzate, e poi scoppiettii (la tosse),
la cecità infine (l’occhio marino si era spento),
e un sordo, sordo silenzio. Dormi serena,
radio ex tedesca, sogna Schumann
e non ti risvegliare al canto del prossimo gallo dittatore.

*

ADOLESCENTE

Franz Schubert, un adolescente
di diciassette anni, scrive la musica
per il lamento di Gretchen, sua coetanea.

Meine Ruh ist hin, mein Hertz** ist schwer.
Il grande cacciatore di talenti, la morte, subito
gli riserva una benevola attenzione.
Manda inviti, uno dopo l’altro.
Uno. Dopo. L’altro. Schubert domanda
comprensione, non vuole presentarsi
a mani vuote. L’invito non si può declinare.
Quattordici anni dopo si tiene
il suo primo concerto sull’altra sponda.
Perché la limpidezza uccide? Perché la forza acceca?
Meine Ruh ist hin, mein Hertz ist schwer.

*

FRANZ SCHUBERT, CONFERENZA STAMPA

C. G. Klimt - Schubert al pianoforte

Gustav Klimt – Schubert al pianoforte

Sì, ho vissuto poco, sì, ho amato,
sentivo crescere la luce, sotto
le dita nascevano scintille.
Sì, ho avuto poco tempo, non sapevo
quanto, compativo Gretchen, chi muore
giovane e chi ama infelice.
Sì, la fiamma non era muta, sì
correvo per i boschi ghiacciati,
incalzato da neve, stelle gialle,
dall’estraneità dello stile; no, non la polizia,
chissà se era il diavolo. Non esisteva l’epoca,
solo l’erba verde, i frassini, gli oggetti
immobili, le libellule negli stagni,
non esisteva l’epoca, ma un pavimento di legno,
sedie taciturne, sì, Vienna,
lo stesso gusto del caffè,
i colombi sui davanzali. No,
non avevo previsto la Primavera dei Popoli,
non so, non ricordo, è una domanda
troppo personale. No, non conosco
la musica di Wagner. Se possiamo
capirci? Rammarico, e persino invidia,
non so se il destino, un guanto,
i fiocchi di neve così delicati se
non diventano tormenta.
Gli occhi verdi di quella ragazza.
Il destino per me era troppo grande, come una tenda,
il mio cuore palpitava maldestro
nelle stanze enormi. Sì, il talento,
piccolo amaro chicco di caffè sgranocchiato.
No, avevo paura, tutto mi si rovesciava addosso,
eserciti di mercenari mi assalivano,
ah, signori, come potete
paragonarmi all’ammiraglio Nelson,
no, le ombre si ingigantivano, i bisbigli
rimbombavano come campane nelle cattedrali,
le parvenze latravano, sì, lo riconosco,
talvolta mi sbagliavo, non potevo sapere
di essere Schubert, lo stavo diventando,
cercavo una strada, un colore, perciò
non potete conoscere me, ma solo l’eco.
Sì, sono passato da quello stretto dove
il dolore si muta in cannone,
sì, i boschi verdi per l’esternità e l’amore
mai corrisposto, la gioia
dell’indifferenza, volevo dire
la felicità di esprimersi, a metà
strada tra la vita e la morte,
proprio a metà strada, sì, qui
giungono ancora le grida di coloro che danzano,
ma condensate nella gelatina della memoria.
Non voltare la testa, non sbagliare direzione,
sì, certo, la vita non si racchiude
nel canto, in una piccola arca di Noè,
sapete signori, non persone
solo generi, non fiori solo esemplari,
non profumi solo nomi, e noi
abbiamo vissuto selvaggi e rigogliosi come un prato,
con le gramigne e il vento, con il tarassaco e l’anemone,
nell’immenso plurale di colori e aromi,
muti e appassionati, obbedienti alle richieste
di messi trafelati, nelle nozze,
nel peccato e nella preghiera, di sera
e di mattina, nella noia e nel riso,
perdurava la danza eterna, a maggio, a giugno,
quante cose accadevano, angoscia e gioco,
dita ferite, labbra aperte,
baci veri o baci solo
in sogno, tracce, spighe,
il tuo sguardo, la veranda, il silenzio
e il nulla, la porpora d’autunno, sì, tutto
ricordo, le allodole sui lunghi fili,
i papaveri, i boschi di noccioli, in città i caldi mattini,
le voci smorzate nel crepuscolo, e la notte –
una scatola in cui i bambini nascondevano
i tesori, il sonno e la veglia, Venere
nel cielo, pallido, che trema per il freddo.
Sì, ora è persino meglio, nel canto,
solo due labbra che parlano fra sé,
accanto il pianoforte nel suo smoking lucente,
sì, ora sono stanco, no, questa
non è una rimostranza.

*

HENRY JAMES (da Ritratto di signora)

 Eseguiva qualcosa di Schubert (Isabel non sapeva che cosa, ma riconosceva Schubert), con un tocco tutto suo. […] «Spero che lo zio stia meglio» aggiunse. «Direi che udire questa bella musica non potrà fargli che bene». La signora sorrise e precisò: «Temo che ci siano momenti, nella vita, in cui perfino Schubert non ha nulla da dirci. Dobbiamo ammettere, però, che sono i nostri momenti peggiori». «Allora io adesso non sono in uno di quelli» disse Isabel.

*

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FRANZ SCHUBERT E IL DIRE POETICO (di Maddalena Lotter)

Chi è stato Schubert (1797 -1828) nel panorama storico-musicale dell’Ottocento? Il concetto di romanticismo (musicale), soprattutto in Germania si realizzò nel recupero di un forte legame tra parola e musica: le teorie di Schumann a questo proposito sono indicative di una ricerca intellettuale del compositore che giustifica la fioritura di quelli che vengono detti ‘musica a programma’ e ‘poema sinfonico’ (Berlioz, Liszt); da un lato quindi vediamo un romanticismo che si esprime nei lavori orchestrali, secondo quell’amore per la grandezza tipico dell’estetica romantica; dall’altro invece si realizza l’attenzione per il piccolo organico: il Lied, il canto, la voce e il pianoforte, lo strumento più indagato nell’Ottocento. È qui che si inserisce maggiormente la produzione di Franz Schubert, considerato l’iniziatore di questo genere musicale. Per i suoi testi, Schubert fece ricorso alla lirica tedesca del suo tempo, quindi a Goethe, a Schiller e Heine. I due grandi cicli di Lieder, composti secondo un filo narrativo, sono Die schöne Müllerin (‘La bella mugnaia’, D. 795, 1823) e Winterreise (‘Viaggio d’inverno’, D 911, 1827); è chiaro che l’unione tra la voce e il piano tende a creare una fusione in cui melos e armonia dialogano fluidamente, così che anche il pianoforte gioca un ruolo fondamentale nella rielaborazione del materiale tematico e nella definizione dei modi maggiore e minore, che sempre in Schubert significano un rapido mutamento di stati d’animo. La morte, del resto, è la riflessione intorno alla quale ruota tutta l’opera liederistica schubertiana, tema che sarà ripreso successivamente da Gustav Mahler, non solo nei lieder, ma anche nelle sinfonie, passando dall’indagine della morte all’angoscia esistenziale di cui Mahler è impregnato. Laddove Beethoven nelle sue sinfonie indagò ed esaltò l’appartenenza all’universo, Mahler (l’altra faccia del romanticismo) si volse all’introspezione, al mondo interiore; in tal senso vi è un fil rouge che lega Schubert e i suoi successori al dire poetico, ed è proprio questa attenzione per i sentimenti più scuri dell’intimo, questo volgersi all’abisso e lì restare.
Qui il post su ‘Trockne Blumen’, diciottesimo Lied tratto dal ciclo Die schöne Müllerin.

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* sic.
** qui e oltre, sic. Pesa il mio cuore/pace non ho (Goethe, Faust, trad. di Vincenzo Errante Sansoni, Firenze 1948, p. 224.)

La poesia a Shubert di Amelia Rosselli appare in Documento (1966-1973), Garzanti 1976.

I testi di Zagajewski (Adolescente, Elegia elettrica, Franz Schubert, conferenza stampa) sono tratti dall’antologia Dalla vita degli oggetti, Adelphi 2012, traduzione e cura di Krystyna Jaworski.

La traduzione del brano di Guy de Maupassant è di Adalberto Cremonese, in Forte come la morte, Garzanti 2011; la traduzione del brano di Henry James è di Beatrice Boffito Serra, in Ritratto di signora, BUR 2008.

6 comments

  1. capisco che, in questi testi, si respira un’aria a me abbastanza famigliare.Da dilettante della musica, cioè da chi,ascoltandola, prova diletto profondo. E quindi un tema …come quello di Schubert….
    un caro, ammirato saluto a Giovanna Amato.Grazie

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    1. Grazie a lei, Lucetta. Provavo la stessa sensazione, scegliendo questi testi; sono lieta di averla riverberata. Un caro saluto a lei.

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      1. mi piacerebbe ci dessimo del tu, se sei d’accordo.
        Non so se sai che sono una poeta che ha scritto,tra gli altri, un libro intitolato “L’emozione dell’aria” (CFR,2002) tutto dedicato al suono (che è l’emozione dell’aria in sé )e quindi alla musica.
        Se mi sono fatta da sola un po’ di pubblicità, chiedo vènia a tutti. E GRAZIE. e ancora complimenti
        lucetta

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        1. Quindi grazie a te! E poi “L’emozione dell’aria”, “Meeres Stille”… hai fatto benissimo a segnalare. Non volermene, anzi, se appena tornata in possesso del libro (mi muovo tra tre case in questo periodo!) la riporterò qui per intero. A presto!

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