Barbara Coacci – Altitudini

biennale arte - foto gm

Nota dell’autrice: Questa poesia è stata scritta dopo una passeggiata fatta sopra le mura dell’Anfiteatro di Ancona con Giuliano Mesa ed è a lui dedicata

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Qui sembra che il mondo
finisca
appena ne pronunci un segmento

La prima volta delle falesie, dei tronchi buttati sulla riva
la prima volta dei gabbiani a cui siamo ascesi,
falci d’ala in un ripieno azzurro e imprendibile
di una passeggiata stretta a picco sulle rovine, la prima volta
e l’uomo che spiega cosa c’era un tempo sotto i nostri piedi
-nel silenzio adunco l’anfiteatro esposto alle altitudini-

la prima volta degli occhi che hanno visto qualcosa
e guardano fino alla fine
come un amore che si allontana in fondo alla strada.
Tutto quello che non si fa prendere diventa
degno d’inseguitura diventa
la mistica delle giornate più lunghe
diventa.

Fammi torture ora che siedi davanti e la battigia
non ci distrae aggancia ai tuoi uncini la carne
tira con la baldanza che fa sparire le nuvole
fermare ogni onda su questo lato della città
nascosto alla gente
che solo dal mare la vista ha il privilegio
solo dal mare ci annienta.

***
poesia tratta da Nessuna Nuova – La Camera Verde – 2009

7 commenti su “Barbara Coacci – Altitudini

  1. falci d’ala, silenzio adunco, ai tuoi uncini la carne… c’è in questa poesia qualcosa che trafigge e tira, proprio come faceva la straordinaria lingua di Mesa. Complimenti.

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  2. Un urlo potente in questi versi. Mi è piaciuta molto.
    Grazie.
    c.

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  3. Nel ringraziare di nuovo Barbara Coacci per avermi dato il permesso di utilizzare questa poesia e dire della dedica (nel libro celata), le dico che mi hanno scritto in tre per sapere se “Nessuna nuova” sia ancora disponibile.
    Fammi sapere Coacci e grazie.

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  4. che …la vista ci annienta… non appena se ne scorge un segmento di luogo pure di un niente insomma non appena realizziamo che eravamo come ciechi

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  5. Ringrazio Gianni per avervi proposto questa poesia e il compianto Giuliano, senza il quale, forse, il mio libro non sarebbe uscito. Nessuna nuova si puo’ ancora ordinare presso la casa editrice romana “la camera verde”.

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  6. “Silenzio adunco” e “Fammi torture”, e tante altre giunture che davvero si fanno corpo e senso di quel “La prima volta” ripetuto a inizio strofa. Per ritmica e disposizione dei versi in questa poesia ho trovato molto della verticalità anconetana, a prescindere dall’ambientazione concreta chiarita dalla dedica. Complimenti!

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