Anna Toscano – my camera journal 5

2013-07-25-12-49-53

Mi lascio alle spalle Buenos Aires che dorme ancora avvolta in un buio che inizia a vacillare. E vado verso l’altra riva, da dove sta affiorando il sole, verso Montevideo. Guardo i passeggeri che si abbandonano al sonno ben chiusi nelle loro giacche, i piedi sulle valige, i più fortunati stesi su due sedili. Solo il motore e le tazzine del bar fanno da sottofondo. All’apparire delle prime sagome lontane della città inizia un brusio intenso ma sommesso, quasi ovattato, accompagnato da un rumore di stoviglie. Molti dormono ancora, alcuni guardano attraverso l’oblò, nessuno parla. Da dove viene il brusio, forse dalla prima classe al piano superiore? Subito interi pezzi di frasi diventano chiarissimi “Lei è parente di Edmundo Budiño?” “Mi dica, Ocampo, in tutta sincerità, le sembro timida?” “Augustín, ci vedono”. Sono loro sì, fermi nella mia mente da quando li lessi, i quindici uruguaiani attorno a un tavolo del Tequila Restaurant di Broadway. Aspetto di scendere e incontrare la loro “ filosofia da tango. Le femmine, la mamma, il mate, il calcio, l’alcol, il vecchio Barrio Sur, e molta melensaggine”.

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© testo e foto di Anna Toscano

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  1. Dans l’Uruguay sur l’Atlantique
    L’air était si liant, facile,
    Que les couleurs de l’horizon
    S’approchaient pour voir les maisons.
    C’était moi qui naissais jusqu’au fond sourd des bois
    Où tardent à venir les pousses
    Et jusque sous la mer où l’algue se retrousse
    Pour faire croire au vent qu’il peut descendre là.

    Montevideo [ extrait ] Jules Supervielle

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