Cinque poesie da “il senso di questo stare” di Alessandro Dall’Olio (L.S. Gruppo Editoriale, 2012)

Un giorno ho scritto
senza penna,
spezzettato parole
per pioverle
sui volti sporchi
dei pendolari che andavano,
– o tornavano? –
scorze di vita per
chiedere grazie
a chi non ne ha memoria.
Sei arrivata a fare plurale di me
come chi giunge per non partire,
cucina non per sfamare.
Sulla stessa panchina
quanti amori – ora dileguati –
si confessarono
prima dell’accordo delle nostre labbra.
Uccello senza piume
sussidiario sgrammaticato
nell’aria vagava l’odore dei roghi
che portano in grembo le fenici.
Mi sono destato circondato
da verdi testimoni,
mentre il corpo tutto sentiva, confuso in loro
pianta nuda fatta di tendini.

* * *

Forse in queste parole c’è
più delle parole
un codice nascosto che traduce
per riportare a quelle immagini.
È che nello scrivere non c’è bugia,
le cose sfuggono di mano
la parola arresa
a una pura visione.
Io lo so dove sei
vorrei spingermi fino a te
alla fine di un’autostrada
per dirti le magie dell’infanzia
per imbavagliare queste sirene.
Tenere la mano
per scriverti le dita
è stato come visitare la terra promessa
finalmente mantenuta.
Ti sono corso dentro con un’integrità miracolosa
mentre si premiava l’attesa
speranza dietro l’angolo:
l’infinitezza dei piccoli gesti
l’assoluto materno
una spora salvata dai venti del nord.

* * *

Non c’è abbastanza bene per tutti,
la sua carestia passa,
compromette il peso
di sentirsi respirare.
Un’aria poca che si incanala
da qualche parte,
ma mai soffia dove ci
si sente spersi,
dove vagano muti
i corpi digiuni.
Ci vorrebbe altro bene,
si carichi nelle stive,
si scarichi in ogni porto,
si costruisca di nuovo
e più grande.
Spargetelo su queste distese
increspate.
su! fatene teatro,
torrente impetuoso per tutte le rive.
Si sollevino, dunque, le nostre fronti
di contadini chini
davanti a un altro giorno di grandine.

* * *

Giusto una fessura
una parola parlata
in questa ferialità di vita.
Proprio come analfabeti della passione
ignoti al piacere,
e persino a sé stessi,
ci conduciamo tristi per riprodurci,
per fingere di amarci
nel garbato sconquasso dell’ipocrisia sociale.
Ma l’amore non è un rancoroso ruminare
è tempo da fluttuarci
dentro e attraverso
cambiando velocità,
è rialzare esistenze falciate,
bellezza nonostante,
amore sono le stelle che si spargono
sopra tintinnando,
tutte le parole in più,
amore non è mai una virgola in meno,
è l’incontenibile raccolto,
la pioggia che accende la fiamma
tra le braccia sue.
L’approdo al lieto fine.

* * *

Cerca tra le virgole e le viole,
nel bisbiglio che fa un albero che spunta,
nei colori che chiedono un ballo.
Fammi tana dietro le lacrime.
Pace liberami tutto.

*

Dallolio

Alessandro Dall’Olio, giornalista, ha collaborato con riviste di cinema e ha curato mostre di arte contemporanea. Nel 2010 ha pubblicato il libro di poesie Non ho urla in me (L. S. Gruppo Editoriale).

* Alessandro Dall’Olio, il senso di questo stare (poesie), L. S. Gruppo Editoriale, 2012.

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