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Solo 1500 n. 83 – Django unchained (il critico e il tifoso)

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Solo 1500 n. 83 : Django unchained (il critico e il tifoso)

Django è un film fatto benissimo, questa è la prima cosa da dire. La seconda cosa da dire è che Quentin Tarantino fa film alla vecchia maniera. Usa ancora la pellicola, gira con una sola macchina da presa, nessuna apparecchiatura elettronica sul set (su questo Samuel L. Jackson: qui). Quentin, per come la vedo io, è il cinema. L’unico che riesca a fondere più generi. Tutto dispiegato sul doppio filo del dramma e della commedia. Cos’è Django? Un omaggio agli spaghetti western, un film contro il razzismo, un film sulla vendetta, un film su un eroe solitario che salva il mondo, un film sul senso di giustizia, una storia d’amore. Certo, è bellissimo, retto da una fantastica fotografia, inquadrature e dialoghi mozzafiato, battute strepitose, attori bravissimi (Waltz e Di Caprio su tutti) e una colonna sonora da urlo. Django è la conferma di come Tarantino non abbia più bisogno dello splatter (passo in avanti che personalmente avevo notato anche in Bastardi senza gloria), l’aspetto fumettistico – le esplosioni di sangue e violenza esistono solo se funzionali al racconto (per Django: i cani che sbranano lo schiavo che tenta la fuga e il combattimento a morte dei due Mandinghi sul tappeto di Di Caprio) – emerge, ad esempio, soltanto nella mega sparatoria dove il pomodoro torna padrone per pochi minuti. Nella mia classifica personale di gradimento Tarantiniano lo metto appena dietro Pulp fiction, ma solo per motivi affettivi. Quentin che sa colpirti al cuore fino ai titoli di coda, sparandoti nelle orecchie Trinità.

(c) Gianni Montieri

18 risposte a “Solo 1500 n. 83 – Django unchained (il critico e il tifoso)”

  1. condivido pienamente. Aggiungerei l’interpretazione di Jamie Foxx, notevolissima . Tutto è perfetto, ma, a mio modesto parere, gli ultimi 10 min. sono un manierismo tarantiniano e allungano un film che poteva finire un po’ prima.
    lucetta f.

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  2. Sono dispiaciuto della pungente abbondanza di luoghi comuni ed imbecillità varie espresse da coloro che seguono questa rubrica, oserei dire “analfabeti funzionali” che, dovrebbero in parte saperlo, sono coloro che non capiscono il testo che leggono…..siamo arrivati a questo punto….potrà mai decollare la cultura in italia, di fronte all’asineria del “politically correct”? Ne dubito…Quanto “all’omm’e merda” lascio la disponibilità di quest’ingiuria a chi se la può permettere, già che vengo dopo il “quaquaraquà” del linguaccio camorristico-mafioso….Cordiali Saluti, Savino Carone.

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    • se è dispiaciuto, me ne dispiace per la sua bile e salute in generale, quindi la prego, non persista in questa penitenza e rivolga le sue attenzioni a luoghi consoni alla sua profonda, umana e letteraria eleganza, forma e fattezza.
      La prego di voler leggere queste mie brevi righe, come un cortese saluto, ma d’estremo, definitivo, congedo.
      nc

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  3. Tornando a noi.
    Visto esattamente ieri sera: sono rimasta incantata dalla prima ora (non vorrei spoilerare nulla, ma vogliamo parlare della mise di Django quando arriva dai tre fratelli? del flashback della vendita con vestiti contemporanei? del flashback della frustata?), mentre la seconda mi ha lasciato un po’ perplessa, mi profumava di autocelebrazione leggermente gratuita.
    Ma di un film in cui sono stati girati cinque minuti sui buchi nei cappucci non si può dire nulla, solo chapeau.

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    • uh, ma spoileriamo pure che ce frega :-)
      Su quello che dici sulla seconda parte non sono d’accordo, restare perplessi fa parte del gioco di Tarantino, ma anche la seconda parte è zeppa di cose geniali ( ad esempio i dialoghi della cena) e poi senza la seconda parte come farebbe il nostro eroe ad essere eroe?

      (i 5 minuti dei cappucci sono già nella storia del cinema).

      grazie :-)

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  4. Nella seconda parte il dottor Schultz perde la testa, gli girano le palle e sputtana tutto il suo medesimo accuratissimo piano, una vera catarsi del personaggio nonché della trama: la debolezza del padre creatore che permette alla creatura (Django) di raccoglierne gli insegnamenti e brillarli dentro una rinnovata forza vitale. Oh, questa è roba epica!

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  5. Ho già scritto su facebook che questo post riflette al 100% quello che penso di questo film.
    Aggiungo solo che secondo me il cinema deve essere terapeutico, bisogna andare dentro un cinema, spaparanzarsi bene sulla poltrona, sgranocchiare popcorn (e sia lodata la Germania dove ti servono ottima birra fredda anche al cinema), e dimenticarsi che esistono Facebook, le deadline, il lavoro o la mancanza di,i ruoli che ricopriamo tutto il giorno e tutti i giorni. Grazie a Tarantino che crea opere che fanno esattamente questo: è divertimento puro, e non è una cosa di cui vergognarsi, anche quando si tratta di temi forti, anzi se si sa creare divertimento da temi così (viva la scena dei buchi nei cappucci) bisogna andarne fieri. Alla fine del film non avevo idea che fossero passate 3 ore. Temo che le critiche politically correct al film vogliano un po’ dire che non tutti sanno andare al cinema a divertirsi.

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    • Tarantino è terapeutico assaje. Non badare al politically correct, è fuori luogo.

      La verità è quella che scrivi tu: Tre ore passate in un lampo

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  6. bellissimo, anzi film grandioso. anche se personalmente (esteticamente?) ho preferito Bastardi a questo. dietro Pulp Fiction io metterei appunto il penultimo film di Quentin

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