Solo 1500 n. 75 – I quattro di Berardinelli

parigi 2012 - foto gm

Solo 1500 n. 75: I quattro di Berardinelli

Molti di voi avranno sentito parlare de “I sei di Rivera”. Si tratta dei minuti finali della finale dei Mondiali di calcio di Messico ‘70, gli unici concessi al golden boy. Mi sono tornati in mente di recente. A Piùlibripiùliberi è prevista una “tavola rotonda” intorno al libro di Alfonso Berardinelli “Leggere è un rischio”. Partecipano: Ginevra Bompiani, Elisabetta Rasy, Giorgio Agamben (wow), Alberto Galla libraio (apparentemente indipendente) e l’autore. Si parte: A Ginevra il calcio d’inizio, introduce esitante, lei voleva, a lei interessava, ecc. C’è un problema, non c’è la divisa della Rasy ovvero manca la targa col nome.  La Rasy non si siede finché non arriva il suo nome. Parte Galla, vai, forza Galla, su libraio indipendente. No, mi spara una leccata al Sottosegretario alla cultura di un Governo che sta salendo al Quirinale. Vabbè, ma lui che ne sa, stiamo all’Eur. Arriva il nome, parola alla Rasy. Berardinelli si riscalda, prende appunti. La Rasy ha la palla per dieci minuti, ma non dice, anzi: ma che dice? I suoi ricordi, i  libri trovati in soffitta. Ritoglietele il nome. Finalmente Agamben. Un trionfo citazionistico: I frati, il medioevo. Forza, sei Agamben, cazzo. Salta l’uomo, crossa al centro, fai un assist. Berardinelli si scalda, prende appunti. A quattro minuti dalla fine: entra. E dice: “Bene, all’autore del libro restano quattro minuti, ma del resto se siete qui non c’e più bisogno di parlare del libro, però ho preso alcuni appunti mentre voi discutevate”. Dribbling su Galla, tunnel ad Agamben, una finta facile sulla Bompiani e un diagonale sui verbi, preciso all’incrocio dei pali, la Rasy è irrimediabilmente battuta.  Fischio finale. Applausi, finalmente.

Gianni Montieri

13 comments

    1. Leopoldo, punto centrato. Dibattito deludente e Agamben più deludente perché da lui ci si aspetta qualcosa in più. Ovvio che in quei quattro minuti Berardinelli abbia passeggiato senza bisogno di tirare fuori alcunché

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    1. Grazie leggerò sicuramente. Qui non si parlava del libro in ogni caso, si scherzava ai margini di una stupida presentazione. Non credo alla disonestà di Berardinelli, credo che abbia alcune convinzioni radicate che non sempre condivido.

      grazie

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  1. grazie Julian. ho letto la sua risposta e per certi versi mi trova d’accordo.
    sono stato allievo di Berardinelli fino a quando ha insegnato a Venezia; finita quell’esperienza sono diventato una sorta di suo orfano (visto che desideravo laurearmi con lui).
    effettivamente Berardinelli, come pure Mengaldo, ha smesso di interessarsi alla poesia come critico dopo una certa data e un’altrettanto certa “voce collettiva”.
    io ciò io vedo però una sorta di limite umano prima ancora che critico: ossia l’impossibilità di intendere la poesia venuta dopo con i propri strumenti critici.
    disturba, certo, che ad affossare la già poco in salute poesia italiana sia un critico di tale levatura, e ancor più che a farlo sia chi in un certo qual modo tesse ancora le trame di una certa editoria in versi.

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    1. Penso che Marchesini abbia quell’intelligenza e quell’onestà che a Berardinelli manca. Lo dico da lettore vorace dei suoi libri, l’ho anche specificato nell’articolo. Dice le stesse cose da anni poi ma ha quella capacità di ricostruirsi la verginità su ogni testo nuovo quando ripete sempre e solo cose già dette e scritte.

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  2. bah, me ne guardo bene dal mettere in dubbio l’intelligenza di Berardinelli, anche perché ho attinto molto del mio modo di fare critica (mi si passi la cosa) dalla sua, a questo punto, ignoranza.
    sull’onestà intellettuale mi interrogo da tempo, nel senso che mi chiedo perché taccia su alcune voci che io trovo da sempre molto interessanti e invece ancora sprechi lodi (in privato più che in pubblico) per delle emerite nullità. ma qui credo che intervenga il gusto personale, il gusto di lettore e non più il solo critico. che poi è lo stesso discorso di Marchesini, nel senso che entrambi dicono sempre le stesse cose da anni. che a Marchesini riesca di ricostruirsi ogni volta una verginità, non saprei né confermarlo né negarlo. dico solo che comunque non è di primo letto ;)

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  3. Mi sono spiegato male forse; parlo della capacità di Berardinelli di ricostruirsi la verginità dopo ogni libro pur ripetendo le stesse cose da anni. Marchesini lo trovo molto in gamba invece, molto più del Berardinelli degli ultimi 10 anni. :-)

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  4. non credo che all’Alfonso interessi una ricostruzione dell’imene critica, detta papale papale.
    insomma lasciamo a Nip e socio certe cose, o alle varie penne(l)lesse

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