Quindici testi, di Valerio Magrelli

magrelli .

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Meteorologica è l’unica, vera

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Meteorologica è l’unica, vera
coscienza che noi abbiamo dello Stato,
immagine sgargiante di isobare
come panneggi sopra una nazione
circondata dal nulla.
Tutti i paesi intorno riposano nel buio,
terre indistinte, senza identità
né previsioni atmosferiche.
Il nostro, invece, trapunto
di segnacoli, vibra e brilla sul fondo
di un moto ondoso in aumento.
Sono a Isoletta-San Giovanni Incarico,
autunno, un pomeriggio soleggiato,
mentre il treno risale arrancando
la snella silhouette della penisola:
faccio parte di un popolo devoto
a nubi, raggi, fulmini
attesi per domani.

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*

Natale, credo, scada il bollino blu

Natale, credo, scada il bollino blu
del motorino, il canone URAR TV,
poi l’ICI e in più il secondo
acconto IRPEF – o era INRI ?
La password, il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.

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*

L’età della tagliola

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Per prima cosa ho visto tre ragazze,
dopo ho intuito che era una soltanto
moltiplicata.
Finché ho capito che ogni ragazza
ne contiene altre due,
fiore con tre corolle, equazione a tre incognite.
Avere quell’età, significa sostare innanzi a un bivio:
da un lato sta il passato appena prossimo,
dall’altro un futuro duale – scelta,
biforcazione, sesso, forbice.
Chi cresce, chi adolesce, si divide
e per andare avanti deve amputarsi
come fa la volpe, che stacca la sua zampa
presa nella tagliola.

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*

“Piccole stanze d’albergo”

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Piccole stanze d’albergo,
grandi macchine di solitudine.

Tagliato come un gambo dentro il vaso,
aspetto. Moquette. Avvolgibili.

Piccole macchine di grande solitudine,
là dove il celibato sposa l’alienazione

con me testimone alle nozze
fra la Mancanza e la Ripetizione.

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La curva

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Nella curva, la stessa, in montagna, scendendo
dalla macchina, mia figlia, piccolina,
vomitava, per strada, tutti gli anni, inevitabilmente.
Ormai la conoscevo:
come al nostro santuario, ci fermavamo
per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
lungo il tornante dell’alba.
Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
ma quella sosta mi rimane in mente,
cruna della nostra famiglia nella fuga
in Egitto. Ogni famiglia è in fuga,
solo l’Egitto cambia.

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L’incessante brusio neuronale

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La coscienza di essere coscienti sarebbe sorta dall’integrazione fra coscienza primaria, memoria simbolica e linguaggio. In questa emersione, avrebbe avuto un ruolo centrale il meccanismo del cosiddetto “rientro”, ossia l’incessante brusio neuronale tessuto dalla diffusa sincronizzazione tra mappe cerebrali differenti…

(da un articolo del “Corriere della Sera”)

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L’incessante brusio neuronale, ho letto,
e ho subito capito cosa significasse.
Perché lo sento sempre, il cicaleccio
talamo-corticale,
un cinguettìo da voliera,
e gridano, gridano, gridano,
milioni di sinapsi,
in attesa del cibo che gli porto,
che gli devo portare.
Aspettano i pensieri, i miei pensieri,
e gli si azzuffano intorno,
quando lascio la gabbia,
in un frullare di impulsi elettrostatici.

.

*

Thyssen: per i senza parola

..

Nelle considerazioni umane il diritto è riconosciuto in seguito a una uguale necessità per le due parti, mentre chi è più forte fa quello che può, e chi è più debole cede.

Tucidide, La guerra del Peloponneso, V, 89

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Continuano ad ardere come
come le lampade ad olio
ad olio della Bibbia.

………..“Che devo fare?”, chiedeva.

Ma cosa fare quando
quando si è ormai sgusciati
sgusciati via dal corpo?

…………Erano usciti per sempre dalla loro custodia.

Continueranno ad ardere
ad ardere per noi stoppini
stoppini di carne votiva.

…………“Non lasciatemi solo!”, scongiurava.

Bruciavano al dio del lavoro
lavoro di lingue di fiamma
di fiamma, di forza-lavoro.

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*

Assedio del visibile – forza dell’invisibile

Invisibile e invincibile
è lo stampo che porto dentro me,
stampo del mondo impresso a me nel mondo
e che mi fa essere al mondo
soltanto nella forma dello stampo.
Dov’è la libertà, se la malinconia
raccoglie le sue nuvole senza nessun perché?
Sto qui e subisco il loro lento transito
solo aspettando
all’ombra di me stesso.

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*

Tombeau de Totò

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Totò diventa cieco, da vecchio.
Tutto quell’agitarsi disossato
per finire nel buio.
Un muoversi a tentoni,
un zigzag nelle tenebre.
Ma è vero anche il contrario:
Totò diventa vecchio, da cieco.

Me lo ricordo ancora, sotto casa, in civile,
che traversa la strada a un funerale,
tra due ali di folla impazzita per lui.
E lui stava al gioco, sconnesso, veniva avanti a scatti,
senza vedere nulla – solo ora capisco!
Cieco, vecchio e meccanico,
ma come caricato dalla molla d’acciaio del dialetto,
finché, perso lo sguardo, non perde anche la lingua.

Nei suoi ultimi film, non potendo seguire le battute,
viene doppiato. E’ questa la leggenda:
da cieco che era, ora è muto
nella pellicola, mentre un’altra voce
sostituisce la sua.

Totofonia blasfema, alle soglie dell’ombra.
Deposta la visione, deposta la parola,
il corpo pinzillacchero
discende nella Tomba.

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*

Babbo Natale gnostico

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Quest’anno il bambinello non ha portato doni,
ma ci ha portato via un ragazzo dolce, appena di vent’anni
ucciso da un pirata della strada.

Povero gesucristo, dio impotente,
cosa speri di fare contro il Grande Demiurgo,
contro il Dio Vero, di Casal di Principe,
il Re che atterra il debole per premiare l’ingiusto?

Sta’ nella mangiatoia, accùcciati su un fianco,
rimettiti a dormire, lascia perdere,
tanto lo sanno tutti, che ti aspetta la croce,
vittima, tu medesimo, di questa creazione malvagia
di cui sei lo smarrito spettatore, la preda
abbandonata sul ciglio di una curva.

Non è cambiato nulla, a ben vedere:
hai solo lasciato la culla
per stenderti in una cunetta.

*

Lo sciame

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…………Per non dimenticare il Policida

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Si dice “sciame di scosse”, come fossero api,
ma api che ci cacciano da casa,
api che fanno un miele amaro amaro,
di dolore, di nausea, di paura.
Ci eravamo accampati sopra il loro alveare,
ecco perché ci cacciano.
Non siamo a casa neanche a casa nostra,
anche la nostra casa è casa d’altri,
la casa di qualcuno arrivato da prima
e che adesso ci caccia.
Vengono a sciami, si riprendono casa,
la loro casa, da cui ci scuotono via,
punendoci per la nostra presunzione:
essere stati tanto fiduciosi
da credere che il mondo si potesse abitare.

.

*

Le pastorelle pornografiche:
divertimento alla maniera di Watteau

..

Si rifanno le tette per Natale,
affollano la scena telegenica
di un unico Presepe Pansessuale
che schiude loro la promessa edenica.

Altro che Incarnazione del Divino!
Qui carne chiama carne in un delirio
che cancella l’arrivo del Bambino
per abolire insieme il suo martirio.

La Santa Festa si trasforma in Party,
gloria dell’apparato genitale,
mentre la chirurgia riduce in quarti
la splendida carcassa d’animale

e il corpo denudato, offerto, visto
fa da stella cometa al nuovo Cristo.

.

*

Due poeti

I.
Pagliarani sul Niagara

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Parlavi dei bambini,
dicevi della loro furia molecolare,
davanti alla cascata,
anzi, dietro il suo velo,
dentro un cunicolo scavato nella roccia
per sbucare sul retro delle acque.

Al buio, fra la guazza,
con quel film bianco che scorreva in fondo
velando il mondo,
come ficcati dentro un ombelico,
parlavi della nascita,
descrivevi la nascita,
affidavi alla nascita
la parola segreta di ogni storia:

CONTINUA.

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II.

Niente funerali di Stato per Sanguineti,
ovvero Le ceneri di Mike

……………………………a Andrea Cortellessa

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Mi sembrava di dover celebrare una morte,
Invece sono qui a piangerne due;
Kyrie eleison per l’Università
E per l’alfiere della sua alterità.
Bello non era. Un Bronzo di Riace,
Ostentava: “Dei due, quello che più vi piace”.
Nell’Aula Magna della Sapienza
Guizzava la civetta dell’alta sua sapienza,
Innesto dello Studio sull’amata Poesia,
Ossia: metà cultura, metà idiosincrasia.
Ripeto: oggi perdiamo sia lui, sia l’Accademia,
Nel Tele-Mondo che ad un Professore
Ormai antepone un Dio-presentatore.

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*

“Giovani senza lavoro”

.

I.
Giovani senza lavoro
con strani portafogli
in cui infilare denaro
che non è guadagnato.

Padri nascosti allevano
quella sostanza magica
leggera e avvelenata
per le vostre birrette.

Condannati a accettare
un regalo fatato
sprofondate nel sonno
mortale dell’età,

la vostra giovinezza,
la Bella Addormentata,
langue nel sortilegio
di una vita a metà.

.

II.
Giovani senza lavoro
chiacchierano nei bar
in un eterno presente
che non li lascia andar.

Sono convalescenti
curano questo gran male
che li fa stare svegli
senza mai lavorare.

Di notte sono normali,
dormono come tutti gli altri
anche se i sogni sono vuoti
anche se i sogni sono falsi.

Falsa è la loro vita,
finta, una pantomima
fatta da controfigure,
interrotta da prima.

.

FINE

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Niente funerali di stato per Sanguineti, ovvero le ceneri di Mike e “Giovani senza lavoro” sono apparsi in: “Il Sessantotto realizzato da Mediaset. Un Dialogo agli Inferi” (Einaudi, 2011).

8 comments

  1. Probabilmente il miglior Magrelli si riscontra nei testi in cui si occupa dell’Altro , del Mondo , laddove la sua capacità definitoria che ben conosciamo indica denuncia riassume producendo “senso” cui è facile concedere ascolto e condivisione .
    Ma suscita anche empatia il suo “ego” non esibito , ma esperito / pronunciato con la partecipazione e il distacco che si merita ; ( così raramente rintracciabile nella poesia di questi anni ) .

    leopoldo attolico –

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  2. La curva
    .
    Nella curva, la stessa, in montagna, scendendo
    dalla macchina, mia figlia, piccolina,
    vomitava, per strada, tutti gli anni, inevitabilmente.
    Ormai la conoscevo:
    come al nostro santuario, ci fermavamo
    per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
    lungo il tornante dell’alba.
    Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
    ma quella sosta mi rimane in mente,
    cruna della nostra famiglia nella fuga
    in Egitto. Ogni famiglia è in fuga,
    solo l’Egitto cambia.

    Che nostalgia di figlia (il passo del Furlo), che nostalgia di madre per le fughe di famiglia, per l’Egitto che è mutato di nuovo.
    Grazie a Poetarum e a tutti quelli che ci hanno regalato questa e le altre.

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  3. Il nostro Magrelli l’avevo lasciato più in forma. Tempo fa’ ne lessi i disturbi del sistema binario e mi impressionò molto.Ma qui è puro esercizio di stile. A tratti lezioso ( ‘giovani senza lavoro’) Mi viene in mente ciò che oggi ho sentito dire ad Arbasino a proposito della differenza che corre tra gli scrittori sudamericani e quelli italiani. Lui ci pensa due secondi poi sbotta: i nostri hanno perso la spinta vitale. E’ vero. GS

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