Interviste credibili # 3 – Luca Gemma

Gianni: Ciao Luca, partiamo con tre domande di servizio: Fossi nato a Londra, Seattle ma anche solo in un paesino del Tennessee ora saresti ricco?
Luca: Aprendo Luca’s Pizza House, forse sì….!

Gianni: Com’è cambiata Milano negli ultimi vent’anni?
Luca: Non è mica uno scherzo fidanzarsi per vent’anni con Bossi e Berlusconi.

Gianni: Tutti quelli che dicono, continuamente: “Ah, sai, io ascolto solo i RadioHead” lo fanno davvero, secondo te? O lo dicono perché fa fare bella figura nelle interviste?
Luca: Se bastasse ascoltare i Radiohead per fare bella figura nelle interviste, avremmo un mondo di geni musicali, ma non è così. Io comunque ascolto e cito un sacco di altra roba ma anche questo non basta per fare bella figura.

Gianni: Parliamo di “Supernaturale” il tuo ultimo album, il titolo dice già molto sulla volontà che il disco risultasse (comè poi è stato) spontaneo, hai detto più volte che è stato scritto e registrato quasi tutto di notte a casa tua, un’esigenza o è capitato?
Luca: Per gran parte all’alba in realtà, ed è stato inizialmente un caso, poi una piacevole consuetudine. Poi sono tornato a dormire.

Gianni: Dimmi dell’alba, della luce, di quei momenti in cui il buio sembra più scuro prima di lasciarle posto
Luca: Mi piace perché è un momento di passaggio e soprattutto perché ha in sé l’energia di qualsiasi cosa si trovi allo stato nascente. Tutto deve ancora accadere. Poi magari non accade niente di bello ma quelli sono “cazzi” del giorno, mica dell’alba.

Gianni: Se penso ai tuoi due ultimi album, la prima cosa che mi viene in mente è un senso di pace che ti attraversa, come se in te ci fosse un sottostrato di serenità che “passa” anche nei testi più arrabbiati. Serenità che penso si possa attribuire alla tua vita, in generale, ma anche ad essere sempre più convinto del tipo di musica che tu voglia fare è così? Ho viaggiato troppo con la fantasia?
Luca: Beh a 45 anni mi sembra di sapere sempre meglio cosa voglio e come lo voglio fare, questo sì. Ma mi resta addosso una buona fetta di inquietudine, di incazzatura e di irascibilità con cui combatto ogni giorno nella vita e nella musica. Insomma mi sento più centrato che pacificato.

Gianni: Che fine hanno fatto i posti “veri” per fare musica? A me pare che non ce ne siano quasi più, guardando anche a Milano (la nostra città) che è sempre stata ricca da questo punto di vista. Mancanza di passione o appiattimento verso il basso (dovuto in parte anche alla crisi economica e di settore)?
Luca: A Milano siamo sicuramente al minimo storico. In ogni caso, in giro per l’Italia, è la birra a dominare sulla passione per la musica, da parte dei gestori di club. Abbasso la musica, viva la birra! Ci sono per fortuna delle piacevoli eccezioni .

Gianni: Mi parli dei concerti che hai fatto su Skype? Come funziona, com’è andata e se ne farai ancora.

Luca: Li ho fatti in passato e li rifarò ancora quest’inverno. Farò prenotare sul sito, dopo aver pubblicato un calendario di date disponibili.  Il giorno prestabilito io li chiamerò su skype per un minilive acustico di una ventina di minuti, da casa mia. Live ad personam.

Gianni: Parlami del potere delle radio, quanto influiscono sulla buona o cattiva sorte di un disco?
Luca: Ti rispondo così: voglio iniziare a raccogliere le firme per una proposta di legge che tuteli la musica prodotta in Italia, sulla scia di quella che hanno in Francia per cui il cinquanta percento dello spazio radiofonico va alla produzione locale, il restante cinquanta a quella internazionale. Solo così riesci a difendere l’industria musicale e di conseguenza la cultura di un Paese.

Gianni: La tua musica mi fa pensare a te come un ascoltatore di molti generi, è così? Chi sono i musicisti, cantanti, che ascolti più spesso?                                                                                                                Luca: Molti classici come Rolling Stones, Beatles e Jimi Hendrix, molta black music, soprattutto soul, rhytm’n’blues e reggae, James Brown e Marvin Gaye su tutti, un po’ di irregolari tipo Nick Cave, Tom Waits, Paul Weller, David Byrne . Altri più recenti tra cui Bon Iver, Fink, Kiwanuka e Macmorrow. Certamente i Radiohead! E molti classici italiani come Modugno, Tenco, De Gregori. Questi ovviamente sono solo quelli in cima alla lista. Poi ci sono le deviazioni sull’elettronica, un po’ di jazz e i dischi di alcuni miei coetanei italiani.

Gianni: Alla presentazione del disco nuovo, alla Fnac qui a Milano, qualche mese fa, ho visto i tuoi bambini, che dicono quando ascoltano le tue canzoni? Cose tipo “Papà spostati che ci sono i cartoni” o sono interessati?
Luca: No no, le mie canzoni per loro hanno uno spazio privilegiato e mi piace che sia così. Hanno le loro preferenze, cambiano i titoli a loro piacimento. Insomma non mi posso lamentare. Posso anche interrompere i Fantagenitori con Una mela rossa ed uscirne vincitore.

Gianni: Qual è l’album che ti ha cambiato la vita, o quello di cui non potresti fare a meno?
Luca: I dischi con cui è scattata la scintilla sono i primi che ho comprato nel 1977 verso i dieci, undici anni, quando abitavo in Germania: due raccolte di Elvis e Burattino senza fili di Bennato. Gli indispensabili sono veramente troppi per sceglierne uno solo.

Gianni: Il nostro è un blog letterario, a questo punto, devo chiederti quali sono i tuoi scrittori e poeti preferiti, i libri che ami o che hai amato di più.
Luca: Anche qui, come sopra, la scelta è complicata. Ma i miei esordi da lettore sono stati folgorati da Hesse, Bukowski, Pasolini, Wilde. Poi Amado e London. Col tempo Hornby e i primi di Palahniuk. La trilogia noir di Izzo. Bunker e John Fante. Erri De Luca, Alda Merini. Ferrandino e Sorrentino. E poi le biografie di musicisti.

Gianni: Nella dedica che mi hai fatto su Supernaturale hai scritto: “A Gianni perché c’è bisogno dei poeti”. C’è bisogno (e tanto) anche dei musicisti lo sai?
Luca: Sì ma la poesia è molto meno compromessa della musica. Il poeta ha una purezza di sguardo sul mondo e sulla vita che la musica non sempre ha. La poesia si batte ad armi pari con la scienza e la religione. La poesia è più disinteressata. La musica può fare lo stesso, e ce ne sono infiniti esempi, ma molto spesso preferisce misurarsi con Dolce e Gabbana, con rispetto parlando. Ecco perché i poeti sono più necessari.

Gianni: Quanto eravate bravi voi dei RossoMaltese?
Luca: Difficile dirlo per me che ne conosco a memoria pregi e difetti, a partire dai miei ovviamente. Ma tutto sommato, visti da fuori, essendo passati diversi anni, direi parecchio.

Gianni: Dopo il caffè, sempre la sigaretta?
Luca: Jawohl! Sempre.

(c) intervista di Gianni Montieri

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qui tutto il resto su Luca:  Luca Gemma

8 comments

  1. In ognuna di queste tue interviste credibili, Gianni, c’è un elemento che, come un cenno di invito personale, coinvolge e assicura che la promessa sarà mantenuta. Per me, qui, “l’invitation au voyage” è la menzione della trilogia di Jean-Claude Izzo. Non è soltanto il mio debole per Izzo a illuminare, a partire dalla citazione, tutta l’intervista, ma un dato di fatto: il ‘tributo’ di lettore di Luca Gemma si inserisce in un resoconto pacato e onesto di debiti e fasi creative, di osservazioni critiche e confronti con il passato e la contemporaneità che il vostro botta e risposta mette bene in evidenza.

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    1. Sono d’accordo Anna Maria, questo tuo commento è in linea con le modalità di “scelta” degli intervistati, anzi degli invitati a chiacchierare. Gente di un certo spessore, non solo artisitco, persone con le quali si possa andare a bere una birra e parlare un po’ di tutto, andando a braccio. Grazie

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  2. Quanto eravate bravi voi dei RossoMaltese?
    Bravissimi, rispondo io.
    Come Luca da solo.
    Grazie.

    Francesco t.

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  3. L’idea dei concerti su skype è davvero grande! Già nel mondo ci si orienta sempre più a fare musica nelle case – ne parlavo con qualcuno qualche tempo fa. Negli USA è una cosa che va molto, non per moda ma per necessità di ascolto. Io credo anche che il ‘cantautorato’ necessiti di luoghi in cui l’ascolto sia possibile, in cui le orecchie siano attente. Sempre.

    Mi piace quest’intervista; soprattutto, ciò che apprezzo, è la grande apertura mentale di questi artisti, che ci rivelano che per fare Arte si deve masticare di tutto, anche nella musica. Ascoltare di tutto, percorrere molteplici strade per trovare la propria, autentica.

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  4. Prendere le misure al proprio tormento… cosa non da poco.
    Intervista onesta, fa bene leggerla. Grazie Luca e grazie Gianni.
    c.

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  5. condivido la riflessione di Ale, credo che trovare la propria strada significhi soprattutto conoscere quella di chi ne ha già trovata una, o più. poi il resto viene da sè. percorrere molteplici strade in Arte è una forma di curiosità e di umiltà, imprescindibili entrambe…

    c’è bisogno di poeti, sì, e di musicisti pure. la musica è compromessa da un mercato infame ma soprattutto da ascoltatori che non hanno maturato alcuna sensibilità. sempre più spesso vedo persone che “accendono” la radio, lo stereo, l’ipod come accenderebbero la luce del pianerottolo per poi lasciare che si spenga da sola, senza badarci più.
    in questo senso credo che manchi un’educazione alla storia della musica, all’ascolto dell’Altro e del Sè, al silenzio interno che deve crearsi per accettare di far entrare qualcos’altro.

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