Silvia Bre (testi scelti da Alessandra Trevisan e Maddalena Lotter con una nota di Anna Toscano)

Silvia Bre, Le barricate misteriose (Einaudi, 2001)

da Passi

 

Quali ripari vado immaginando…
È dove non s’avverte che universo
remoto al mio dolere e le sere
farsi previsione sterminata, case
libere al vento. Sono le illuse strade
dove la fortuna d’un momento
sparendo mi ritrova e io m’accendo
alla più magra luna senza cielo:
con tanti minuscoli bagliori
si fa il sereno d’una notte.
Così il tempo mi svola, le ali accosta
nella fine di una lucciola stanca
a cercar sosta – ma pure i fili d’erba tra le rovine
sono contenti della primavera
e per la quercia grande che m’invento
s’allunga in belvedere una finestra
via dal deserto, e l’ombra piove,
come se fossi già quel che divento.

*

da Edere

Ascolta, un viale avevo
di sterminate rose
da guardare la sera,
cieli di viole
che l’edera rampava a grandi tele,
avevo corde amorose.
E guarda adesso
com’è tutto raccolto in un mirino,
che finalmente la mia strada ho perso
nel mondo delle cose
e mi sento salire rami nuovi
e il cielo ce l’ho steso sulle dita
e amo, e mi rinchiudo
tutta nella vita.

*

da Il parco

Io vado destinata a un sentimento
che ha la forma del parco che ora vedo,
e ciò che vedo è il viale in cui l’inverno
è rami, pietra, acque, tramontana,
e passi di una donna che cammina.
Ma per come procede e come leva
lo sguardo secolare sulle foglie,
lei è la specie, a lei torna la rima
nella quale riposa il mondo intero –
così la qualità del giorno vaga
continuamente tra le parole e il cielo.

***

Marmo (Einaudi, 2007)

da L’argomento

Tutto l’essere qui
non viene detto –
resta da solo in noi
già benedetto
se solo lo si lascia respirare
vagamente
come un fiato continuo dentro un flauto
con noncuranza
come un verso un cielo non guardato.

*

da La figura

Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.

*

da L’opera dell’arte

Che baci appassionati
si danno di nascosto le tue rime
quale piacere stringe tra loro i versi

è  godimento avere in bocca il senso
da capire.

(È sera, dico le tue poesie
confesso lenta al buio
brevissime bugie.
Così è l’incontro,
nel tempo che s’arrende
e mentre la rete larga
della grammatica
della poca sintassi
si rapprende
nell’impressione acuta
d’essere vicini
forse è da qui che passa
semmai ne esiste una
la storia impensabile
della letteratura).

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Dice di lei Anna Toscano

Silvia Bre è una poetessa straordinaria. Silvia Bre vive la poesia come vivere una casa: della poesia e delle parole che vanno a formare la poesia, Silvia Bre ha fatto una casa, una casa a volte senza pareti e a volte con le pareti, una casa a volte molto viva e una casa a volte molto dolorosa, e una casa nella quale a volte ci si entra per errore, come a volte ci si va appositamente. Questa è la poesia, qualcosa che si attraversa, in cui si entra, si esce e si rientra, qualcosa che si visita o la poesia è qualcosa che visita noi. Silvia Bre io la leggo così, la leggo così da quando ho amato moltissimo Marmo, uscito per Einaudi e vincitore del Premio Viareggio nel 2007, perché Silvia Bre è una poetessa quotidiana ma non di una leggibilità spicciola, come potrebbero essere molti poeti contemporanei. È una poetessa del quotidiano, una poetessa contemporanea che legge la quotidianità attraverso delle parole complesse, attraverso una ristrutturazione della poesia, che implica un sé, implica un luogo, implica un’intensità che è l’intensità della persona che mette tutta se stessa. Ovviamene il riferimento e la polemica è a quella poesia di oggi che è fatta solo di parole senza nessuna sostanza, parole di bella facciata, ecco. Silvia Bre, che scrive da molti anni ed è una delle poetesse più considerate nel panorama internazionale, e anche italiano, è una poetessa assolutamente non di facciata, è una poetessa che fa ‘poesia da abitare’. Le sue sono poesie molto belle, molto forti, forti in quanto autentiche, e per questo emozionano e provocano. Provocano che cosa? Provocano un pensiero, una riflessione, provocano il provare ad essere profondi col pensiero come lo è lei, nell’entrare nelle cose e non fermarsi sulla soglia, né sulla soglia della vita, né sulla soglia della poesia, né sulla soglia delle parole. Entrare nelle sue poesie è entrare nelle poesie di tutti, entrare e attraversarle: solo così possiamo vedere che la poesia di alcuni autori come Silvia Bre è una poesia che ha una sostanza, dove si entra come in una casa, e si esce completamente mutati, modificati; solo così si può vedere che in molti autori si entra e si esce immutati: così si capisce qual è la poesia da scartare, e quella da tenere. Da aggiungere è che per Silvia Bre è fondamentale identificarsi con la propria poesia, con le proprie parole: è fondamentale esserci, esserci dentro con il proprio corpo, con lo spirito, e anche con l’amore, con il sentimento, per vedere e vivere le cose.

I suoi libri sono usciti per Einaudi, Le barricate misteriose (2001) e Marmo (2007) e Nottetempo, Sempre perdendosi (2006), e in riviste ed antologie. In attesa di nuove poesie ci ricordiamo che c’è una poesia in cui si entra e si esce sempre trasformati, quindi dato che la vita è un’evoluzione ringraziamo la poetessa Silvia Bre e la sua poesia perché ci fa evolvere, perché come dice lei stessa ‘abita nelle parole vivamente, come a casa’.

10 comments

  1. Altri raccomandati, blindati e di ferro, che pubblicano per i vertici dell’editoria. Dove, per arrivare, devi avere santi e pontefici in paradiso. Chini, questi autori, più alle esigenze del mercato che alla letteratura, quella vera. Vale sempre e continuamente quel che Karl Kraus disse: “Quando il sole della cultura è basso, i nani sembran giganti”. E tutto questo continua ad accadere a’ tempi de lo falso totale (Theodor W. Adorno). Bene fa Alfonso Berardinelli a diffidare. Sono con lui d’accordo. Alfonso è uno dei pochi veri intellettuali sopravvissuti. Tutto il resto semplicemente non esiste.

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  2. a me invece la poesia di Silvia Bre sembra Arte con la A maiuscola, proprio per i motivi che Anna Toscano ha messo bene in luce: ”è una poetessa assolutamente non di facciata, è una poetessa che fa ‘poesia da abitare’. Le sue sono poesie molto belle, molto forti, forti in quanto autentiche, e per questo emozionano e provocano.”
    Credo che gli ingredienti per una letteratura alta, nei versi di Silvia Bre, ci siano tutti, e quando Berardinelli diffidava di quella poesia moderna che si definiva con una lirica ”fondamentalmente antidiscorsiva e autoreferenziale” (Poesia non poesia, 2008) non poteva certo riferirsi alla poesia di Bre, che in quanto a voce poetica mi sembra semmai aver ritrovato un lirismo che molti suoi contemporanei hanno totalmente perso; autoreferenzialità infine non ne vedo, anzi, semmai leggendo i suoi versi trovo un’apertura all’universale.

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  3. Anch’io stimo molto Alfonso Berardinelli, che proprio il 12 giugno ha affermato in un’intervista a La radio ne parla (Radio Uno) che la bellezza dei testi poetici di oggi va valutata caso per caso (il podcast si trova nel loro sito). Berardinelli è un bravissimo critico, ed è stato un ottimo docente universitario – e ciò lo dico perché è basato sull’esperienza diretta di una di noi tre.

    Comunque io difendo la scelta di pubblicare alcuni testi di Silvia Bre, perché ha una voce che ci piace e che ha – come dice Maddalena – la capacità di aprire mondi e allo stesso tempo di contenerci. Trovo invece gratuito questo suo voler attaccar briga e del tutto inappropriata la sua supponenza: non ci interessa difendere gli interessi di alcuna casa editrice (siamo due studentesse universitarie!) né ci sentiamo importanti o investite da ‘chissà quale potere’ perché pubblichiamo dei testi di una valida poetessa edita da Einaudi. Punto. Io da giovane lettrice credo d’aver capito sinora questa cosa: voglio diffidare da chi “sputa” sull’impegno di condivisione (di questo si tratta, qui) degli altri, soprattutto se lo fa servendosi di citazione extra-colte che lo pongono a distanze siderali dagli altri interlocutori. Ma a chi serve? Avesse scritto perché non le piacciono le poesie di Bre, avremmo potuto dibattere.
    Concludo dicendo che mi sembra inappropriato utilizzare il termine “intellettuale” con riferimento a Berardinelli, vocabolo con cui lui stesso si è misurato negli ultimi anni, problematizzandone l’uso.

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  4. Non so se quello che afferma sergiofalcone
    sia più o meno vero, non mi interessa più
    di tanto. Silvia Bre forse non sarà una
    nuova Cristina Campo nè tanto meno
    Antonia Pozzi, ma i suoi versi sono
    tutt’altro che da biasimare. Forse la
    mia capacità di comprensione è scarsa,
    puo’ darsi, sta di fatto che quando si giudica
    un artista soprattutto un poeta, bisogna
    oltretutto tener conto dell’epoca in cui
    vive o è vissuto, secondo me il modo
    di poetare varia o si adegua anche ai tempi.
    Un esempio: di recente ho ripreso in mano
    i canti di Castelvecchio, non sono riuscito
    a leggere più di dieci pagine! questo perchè
    mi sembravano delle sciocchezze! forse
    ho torto ad affermare questo o forse
    leggendo Pascoli inconsciamente
    pensavo a Montale, di conseguenza
    ho smesso di leggere, senza nulla
    togliere al valore di Pascoli. ud

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  5. Silvia! Una delle poetesse contemporanee che amo di più. La sua voce è così profonda, così emozionante che lei stessa quando le legge si emoziona come mi ha detto quando a Massenzio ha letto la sua inedita \”Interminabile\”… \”ad un certo punto mi veniva un groppo in gola nel leggere..\” mi ha detto quando l\’ho salutata alla fine del reading dei 10 poeti a Massenzio il 22 maggio scorso. Bisogna viverle le sue poesie, cercare di farle scendere dentro per quanto sono profonde ma mai impenetrabili, sempre alla ricerca del verso, del suono, della musicalità come nel suo amato Wallace Stevens di cui ha parlato alla casa delle letterature tempo fa e che cita anche in Marmo. Ed in esse si percepisce continuamente come un senso di incertezza, di sospensione, di mistero con il quale il mondo si manifesta a lei ed al quale lei offre la sua voce che, nonostante l\’evidente passionalità, è sempre talmente rigorosa, precisa, matematica quasi. Non indulge mai nel sentimentalismo, né nel dolore se non come espressioni universali nelle quali il lettore può immedesimarsi se riesce a separarsi dalle sue vicende ed aprirsi ad una visione non personalistica della vita…

    Eppure voglio ancora aver ragione,
    non so staccarmi viva dai miei gesti
    e uno per uno abbandonarli tutti
    in una culla al fiume
    verso il nulla.
    Per rimanere invento la fatica –
    bisognerà passare, invece,
    bisognerà fidarsi della vita.
    E se avremo deposto
    anche il modesto sfarzo del dolore
    come diventeremo, Rosi,
    quanto lievi….
    Ecco che piove,
    come se da lontano un cuore astrale
    lasciasse andare ogni ragionamento,
    e noi sentiamo scorrere il minuto,
    che ricompone il mondo in un pensiero –
    ed è il tempo di un bacio, di un saluto.

    Di tali cose l\’esistenza ha amore

    (da Lettera a Rosi, Le barricate misteriose, 2001)

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  6. sono d’accordo, anche con l’evidente necessità di contestualizzare un poeta.
    e grazie per aver copiato questa poesia.

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  7. la prima poesia è bella, le altre…boh, mi sembrano più uno scioglilingua verboso che non approda a niente…

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