Giovanni Fierro, Poesie

da Lasciami così, 2004

Uomini

Bisognerebbe assomigliare alle pozzanghere
esistere solo in caso di profondità

imparare dal legno
che alla lama da taglio si oppone
con l’intensità della fibra

ma basterebbe avere la forza della vera fiducia
quella che si dona
quando la dignità altrui è perduta.

 

Pensione Silvano

Erano camere
dove si andava a fare l’amore.

Ora sono stanze
per uffici di una compagnia
di assicurazioni.

È la strategia di una resa.

 

La forza e no

Giuro che li ho visti uomini e donne
a Sarajevo
dire
con i loro volti
di desiderio di labbra
una gioia nel corpo che si chiede all’affetto
e dita di primavera e semi da piantare nella terra serena

Sarajevo vista dall’alto è una coppa da riempire
di ottimo vino e alzare e brindare

avrei potuto abbracciarti e dirti che avevi una bellezza
che si mostrava nella luce, il tuo sorriso
che ti rimane bambina.

Ma non sono stato capace
come potevo mostrarmi uomo

al pensiero che anche qui uomini
hanno lasciato dentro donne
non seme

ma sputi.

 

da Il riparo che non ho, 2011

Mi piacevi

Per te sono stato la fermata d’autobus
che non arriva mai
ma che permette al viaggiatore di guardare il paesaggio.

Il nostro amarci non è mai stato amore

tu lo hai desiderato e hai creduto
che poteva essere un fiore.

Avevi ragione

era una rosa.
Già nel seme aveva tutte le sue spine.

La squadra di calcio

È il comunismo perfetto
tutti con la stessa maglia
ognuno è dell’altro il compagno
in campo si vede, distintamente

capisci immediatamente
chi ha talento paura furbizia
remora buona volontà o resistenza
chi gambe chi fiato
non c’è mai una menzogna

e che tutti e sempre
si giochi con le braghette corte
dice bene
che questo è un regime
che funziona

solo quando è giovane.

 

Mio nonno Nino

Faccio proprio fatica a pensare che il mio sangue
proviene dal tuo sangue

i miei capelli che rimangono ostinatamente neri
i tuoi erano completamente bianchi prima che tu avessi trent’anni

i miei occhi scuri dovrebbero nascondermi e invece mi svelano
l’azzurro dei tuoi è il cielo che ti protegge.

Io ho ancora mani da ragazzo
hanno poca forza nella presa
ancora non dicono qual’è il mio coraggio

così guardo le tue mani

i tuoi calli sono la soluzione
di ogni algoritmo che la fame ti ha snervato nello stomaco
la radice quadrata della tua bontà che non ti ha mai tradito
la giusta approssimazione ad ogni tuo possibile sogno
il suo esatto più vicino

questa pelle sulle tue dita, asciugata a nocciolo di pietra, stretta a pugno
o volata a carezza, dove è più consumata
e quasi nascosta per vergogna

lì riconosco il segno della tua matematica più precisa

pala e piccone.

 

I fuochi d’artificio

Dal chiuso della cucina
abbiamo sentito i botti
non siamo usciti sul terrazzo
la serata spaccata da tuoni di artificio

sapevamo che ad ognuno di loro
corrispondeva nel cielo, un fiore
sbocciato di luce e colori

ma per quanti altri uomo e donna
nella propria casa, fra lenzuola calore abbraccio
i colpi sentiti nel buio del cielo la notte
sono invece bulbi di granata
destinati alle tegole del loro tetto
ai mattoni dei muri all’intimità del loro amore
a loro.

Che puoi solo dire colpiranno
quello che devono colpire
e si sta così, indifesi nascosti dietro
ogni grammo di polvere nell’aria della cucina
del salotto la camera da letto lo sgabuzzino
il piccolo riparo.

Guarda che crudeltà
come i baci anche le bombe arrivano
dal volo sopra il volo delle rondini.

Anche per questo oggi ti ho fatto un regalo

è un piccolo pacchetto, ha il suo fiocco
c’è la carta, è bianco e rosa

dentro ci sono un paio di calze con la riga.
Questa è l’unica miccia che voglio
accendere.

 

Quello che c’è

Dici ‘mi piace l’odore di pulito’

per te è il profumo e la freschezza
che senti nelle narici
quando dispieghiamo le lenzuola
lavate e stirate e prepariamo il letto

per me è il nostro abbraccio

sotto il lenzuolo
prima di addormentarci
ci protegge.

 

Il concepimento

Nel tuo ventre abbiamo acceso
la nostra prima stella
in questo infinito cielo è il centro colpito
e di tutto l’universo

ci sorprendiamo sempre
quando pensiamo che ne siamo stati capaci.
Perché abbiamo usato la nostra sola unica e comune scienza

per prendere meglio la mira
abbiamo chiuso gli occhi.

 

A mia figlia

Onora sempre le bolle di sapone

come l’uomo sono fatte di fiato
provengono da un respiro

come il corpo umano sono una tessitura di acqua

con trasparenza mostrano il silenzio.

Un soffio le fa volare nell’aria e vanno
si rincorrono come baci

come la vita non ritornano.

 

da Oleandro e ‘garaža’, 2012 (inediti)

Lo sai

Poi mi dici
questo è un po’
di amore, spogliato

che non ci salva,
aggiungo io

se ogni volta, a cercare
le labbra e la lingua

dalla spinta dei cuori

nella bocca, nel bacio
troviamo i denti

a sbattere
contro.

 

Attesa

La crudeltà della preda
è qui
braccata e perciò più feroce

così, voglio baciarti
e invece
ti mordo

ma il veleno è tuo

quando mi dici
‘ancora’.

 

Quasi giorno

Questo spingere la carne
dentro la carne

è come si fa con i propri
anni
dentro il tempo, corpo a corpo

è il difetto più riuscito

così, di più
non riescono
le nostre braccia, a stringersi
nell’abbraccio.

______
Giovanni Fierro
è nato a Gorizia nel 1968.
I suoi testi sono stati pubblicati nelle raccolte Frantumi (2002) e Prepletanja – Intrecci (2003), edite da Sottomondo. Del dicembre 2004 è la sua prima raccolta poetica, Lasciami così (Sottomondo Gorizia), con presentazione in quarta di copertina del poeta Mario Benedetti: «Fra “rabbia e stanchezza” si collocano “le parole giuste” di questo libro teso e compatto di Giovanni Fierro. La costruzione rigorosa che si avvale di elementi biografici sempre significativi nella loro valenza etica e di orizzonte poetico dimostra la severità dell’autore con se stesso, con la propria vita e con quella di tutti noi. […] Venire ai ferri corti con la vita è compito che Fierro si è assunto in maniera ineccepibile e con risultati di rilievo.»
Nel gennaio 2007 è uscito Acque di acqua, raccolta di sette componimenti, inerenti al dvd Jùdrio”dell’artista cormonese Mauro Bon.
La sua più recente raccolta poetica è Il riparo che non ho, uscita nel corso del 2011 per l’editore Le Voci della Luna, con prefazione di Claudio Damiani e quarta di copertina firmata da Monique Pistolato.
Nel dicembre 2011, cinque suoi nuovi testi a titolo Una tregua sono ospitati sulle pagine dell’«Almanacco dello Specchio», 2010-2011, di Mondadori.
Ha partecipato a varie letture e festival poetici in Italia, Slovenia, Croazia, Austria e Repubblica Ceca. È stato tradotto in portoghese, sloveno, croato, tedesco, ceco e friulano.

Per contatti: giovannifierro68@hotmail.com

25 comments

  1. Conservo con cura una copia di “Lasciami così” di Giovanni Fiero, di cui rileggo qui con la stessa intensità “La forza e no”. Grande libro.

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  2. grazie a gianni per l’attenzione e la disponibilità.
    essere qui presente con i miei scritti è per me un piacere ed un onore.

    giovanni fierro

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  3. eppure, eppure, c’è una fretta di chiudere come quando hai l’ottonero in linea con la buca ad angolo e vuoi forzare e va a finire che non la ingoia il ventre del tavolo ma sbatte sugli angoli della buca e si pianta lì e ti chiedi perchè non hai provato un tirno morbido anzichè il colpo di mano. Oppure, oppure, son io che leggo male. Vale a dire che l’irrrequietezza che non si palesa a pieno ma che rimane sottile ombra di ogni brano è una forza voluta, meditata, studiata sulle carte celesti della parola.Mi toccherà rileggere a freddo per capire.

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  4. non avevo mai letto nulla di Fierro (pecca mia, grave per altro).
    c’è una spontaneità quasi disarmante nei versi; un procedere per immagini e metafore talmente dirette che non lascia (il procedere) scampo al lettore: non puoi altro che dire “sì! è così!”
    non so cosa intendi, Gianluca, per “fretta di chiudere”. per me la fretta di chiudere un verso o un’immagine la si riscontra quando senti che l’immagine, o la metafora, alla fine è zoppa. ma io non trovo zoppo il cozzare dei denti alla fine di “Lo sai”; se ci pensi è così e non altro che così, a volte.
    Fierro è carnale, fisico, erotico senza essere scontato, banale o grottesco.
    questa è la mia prima impressione.
    peccato avere constatato, come sempre, che i suoi titoli non si trovano praticamente da nessuna parte.
    grazie Gianni per avermi fatto conoscere un nuovo poeta.
    grazie Fierro per questi (e altri sicuramente) versi.

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  5. Giovanni grazie, leggo e rileggo le tue poesie e più le analizzo mi rendo conto che appartengono a tutti noi e non solamente a te. Posso solamente dire che sono favolose.

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  6. Credo di aver messo male a fuoco, Fabio, tutto qui. Deve avermi indotto in errore la chiusura scelta per ‘quello che c’è, che alla rilettura di oggi ancora mi lascia perplesso. ma di contro son sparite quelle forzature di cui parlavo nel mio primo commento Rileggendo i versi di Fierro oggi mi son reso conto che in essi caratteristica dominante sia ben altra, altro che meglio non saprei definire se non limpida risolutezza, chiarore della parola.Qualcosa che stupisce per la mancanza di stupore. Credoanche che sia azzeccata l’immagine di scultore del quotidiano, citata un paio di commenti sopra.

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  7. Seguo da tempo la poesia di Giovanni e osservo come sempre più in essa si riveli in sintesi folgorante la tenerezza che si nasconde nella crudeltà del quotidiano.
    Come dire che una qualche salvezza ci è possibile se restiamo alle cose.

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  8. Giovanni è un grande poeta. Non c’è dubbio. La sua penna è come un chiodo in una tavola di legno. Se fossi un insegnante di letteratura leggerei i suoi versi in aula ai ragazzi.
    E suggerirei loro di trascriversi qualche verso sul palmo della mano, per rileggerlo ogni tanto. Per non perdersi.

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  9. Scrivere poesie è una forma di volo sopra la terrena (e spesso deludente) quotidianità. Le metafore di Giovanni “volano” altissimo! Riesce sempre a sorprendermi!

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  10. mi piace la concretezza del linguaggio; sputi, pala e piccone non sono parole “poetiche” e per questo mi piacciono; non sei un ermetico, non sei un “novecentista”, c’è robustezza nella tua poesia e tanta onestà

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