Gianni Montieri da (sud) in caso di morte – inediti

 

parigi 2010 - foto gmIII

Ai funerali di mio nonno non ho pianto
e tutti a chiedersi : ma come lui non soffre?
Domanda lecita, pare fossi il nipote preferito
da noi se non piangi, non urli, non ostenti
vuol dire che non t’importa

ora vivo al nord, il dolore qui è privato
la sua mancanza che non racconto
che non dichiaro.

VI

Del mare ricordo una finestra
vernice scrostata sulle imposte
stranieri fermi ai rondò
in attesa di carico
per lavori da mezza giornata

dietro il mare: la statale
lunga fino al Lazio
macchine con brava gente in coda
per le ragazzine, per scopare

il lungomare una sterpaglia
baracche, case mai finite
cartelli divelti e zanzare
prima di un lido, un morto ammazzato

ricordo questo del mio mare
e altro ancora

io e mia sorella ridevamo sempre
come fanno i bambini al mare
per noi contava soltanto l’ora
in cui entrare in acqua
qualunque fosse il suo colore

non ho mai visto gabbiani sul mio mare
qualche volta aquiloni colorati.

X

Inchiodati su panchine malandate
ridevamo forte
per scacciare chissà cosa
qualche sfottò al più timido
tacere di noi, appuntamenti
mancati di un soffio
un futuro rimasto incastrato
sul biliardo, fra la palla otto
e la buca ad angolo.

XI

O tutte le volte che hanno ammazzato
(chi sorridendo, chi tradendo) mio padre
non capivamo un mondo che veniva giù
sabbia sotto l’onda
smettevamo di parlare per rispetto:
paura che una parola detta male
ferisse chi moriva. Rinunciavamo.

XIV

Le zitelle, soprattutto, le vestivano
le sete del corredo, i pizzi ricamati a mano
venivano sepolte in ogni caso
le trecce lunghe mai sciolte
alcune storie raccontate in tempo
altre mai sbocciate intorno al cuore
fiori costretti dentro un vaso. Secchi.

XVII

C’era poi un disegno del morire
sui volti degli uomini seduti
davanti ai bar a guardare
passare, sollevare l’occhio
indicare all’altro e criticare
stando fermi, non cambiando
(che fosse scopa o tressette)
mai la maniera di giocare.

XXI

Ricordo d’aver visto in cucine
piccole e male illuminate
preparare e poi servire
cene sempre uguali
la zuppa di fagioli come in guerra
e guerra era quel rumore
di due donne a masticare
quel silenzio da bombardamento

XXII

Per esempio mia nonna
era il punto più distante
dalla morte. Nonna era il bianco
quella che restava in piedi
sulle macerie, tra le briciole
(sempre poche) da spartire.
Lei era di un altro Sud
sorrideva, non moriva.

Gianni Montieri

38 comments

  1. Quell’altro Sud che resiste
    che sorride e non muore
    da Meursault che non piange
    e da sé stesso impara.

    Se privato è il dolore,
    di che cosa è privato?
    Manca, giù al nord,
    lo sguardo del tressette.

    Un grazie a Gianni Montieri per questi suoi inediti.

    Mi piace

  2. Per esempio mia nonna
    era il punto più distante
    dalla morte. Nonna era il bianco
    quella che restava in piedi
    sulle macerie, tra le briciole
    (sempre poche) da spartire.
    Lei era di un altro Sud
    sorrideva, non moriva.

    grazie per questi versi.

    Mi piace

  3. la bellezza della poesia di Gianni sta nella sua capacità nel raccontare le cose in modo crudo ma sempre morbido, insomma il suo sguardo ha un’angolatura che taglia, affetta, gli strati della realtà che lo circonda, quella quotidiana e quella della memoria, senza limitarsi al raccontino magari allitterato o vagamente rimato, no! lui fa molto di più, con una sapienza del dire che appare tanto naturale da scivolare parola dopo parola, conducendo il lettore dal primo all’ultimo verso, fin dentro ciò che vuole esattamente dire e che non è – appunto – il racconto dei fatti di per sé, quanto la comunicazione del suo disagio, del suo malessere, della sua condanna a volte; ciò che ne vien fuori è la doppia faccia del suo bivalente amore, un amore pieno di rabbia e un amore pieno di tenerezza per la terra, per la sua gente, per quella fede nell’uomo e nell’altro che lo spinge a dipingere la vita in cerca di una strada comune e migliore. I suoi personaggi, dalle zitelle ai vecchi fuori dai bar, fino a uno dei più bei canti del femminile che si incarna nel viso bianco di sua nonna (sua nonna, che si fa nonna nella memoria comune delle esistenze che hanno segnato e insegnato un immaginario di calore, certezza, infanzia), appaiono tutti in attesa della sua mano, pronti a essere fotografati dentro una scena che veicoli un messaggio non detto esplicitamente, ma così pieno di senso e significato da mettere in gioco il ruolo stesso del lettore che – necessariamente – dovrà fare i conti col proprio presente e la sua memoria, raccogliendone rabbia, delicatezza e dolore per farne nuova r-esistenza.

    Mi piace

  4. Sono facilitato dal fatto che appartengo a pieno alla geografia di questi versi. Ma proprio per questo non posso evitare di dire che VI è un cortometraggio bellissimo in versi per chi anche solo una volta s’è infilato lungo quella maledetta eterna circumvallazione, e si è spinto fino alla costa, fino alle sventrate dune di Licola o di Varcaturo per poi guardarsi intorno, scorgere tra scheletri di case i rimasugli di una pineta che alle sue origini era la più vasta del meridione,camminare lungo la spiaggia attraversando tutti i lidi fino a giungere alla foce del Volturno. vedere il tempo sciupato, contare i danni, le aggressioni, la maledizione che sembra tracimare da tutto. Solo ai grandi poeti riesce di moltiplicare con le proprie parole il sentire di molti, di tanti altri e di tutti,. A Montieri è riuscito a pieno.

    Mi piace

  5. Io sono un po’ commossa, un po’ senza fiato.
    Molto complice silenziosa e immeritevole – giacché io non ho fatto altro se non leggere – per come mi trovo in questo Sud, anche mio, per come sobbalzo a ogni somiglianza.
    Per come le dici tu, queste somiglianze, diventano universali.
    Quel tuo mare senza schiamazzi di creme, mare di crudeltà esibita nonostante i piccoli;
    questa tua nonna bianca in piedi che sorride invece di morire: ora so come sono fatti.

    Ne scrivi ancora, per favore? È un tale bellezza leggerle… :-)

    Mi piace

  6. Ecco che cos’è. Non posso stare seduta a leggerle. Queste sono poesie da camminare, uno le legge e viene da alzarsi, riempire lo spazio, segnarlo insieme a loro, a te.

    Scusa la ridondanza nel commentare, mi urgeva dirtelo.

    Mi piace

  7. C’ho passato tempo, sugli ultimi due versi dell’ultima poesia.
    ‘Lei era di un altro sud/sorrideva, non moriva’
    Seppellita sotto un mare di neve e di tempo giace ‘Lamento per il sud’, di Quasimodo.
    Queste due poesie andrebbero messe in fila e nel bianco che le separa bisognerebbe cercare il punto esatto in cui dalla speranza forte di rinascita del sud di Quasimodo si passa alla consapevolezza che quasi tutto è perduto, in Montieri. Verrebbero fuori treni saltati dentro gallerie, auto su mezza tonnellata di tritolo, munnezza sotterrata negli impaludati terreni costieri e tanta, tanta, abnegazione verso lo scmpio delle cose.

    Mi piace

  8. Il mix di “umano” e di antiletterario che propone Montieri ci riconduce alla terrestrità che più ci occupa come persone e come persone che scrivono . Montieri non ha complessi nel dare del “tu” alla parola e i risultati si vedono : questione di feeling che si traduce in espressività nuda e cruda più preoccupata di essere che di apparire .

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...