Solo 1500 n. 31 – Tutta questa memoria

Solo 1500 n. 31 – Tutta questa memoria

Mi domando quanto davvero ci interessi. Quanto ci tocchi il cuore il ricordo delle vittime dell’Olocausto. Quanto sia vero il nostro disgusto, stupore, orrore, quando (una volta l’anno, in questo periodo) ci passano davanti agli occhi immagini di Auschwitz, video con racconti di superstiti. Libri che tiriamo giù dai nostri scaffali. Tutto questo, mi domando, ci fa male davvero? La nostra partecipazione alla “giornata della memoria” è seria? O è facciata, parvenza, vano tentativo di mettersi a posto la coscienza? Forse non basta questo, forse dovremmo saperne ancora di più, andare e non una volta sola nei campi di sterminio, parlare con qualcuno che rinchiuso lì dentro ci sia stato per davvero, parlarci magari in maggio a giorni della memoria lontani per comprendere, per imparare. Se la storia siamo noi, quale pezzo siamo? Sapere, ogni tanto, che il nostro piccolo, minuscolo, pezzettino di racconto personale viene da quell’altra storia, che è poi la stessa. Pensare che chi  è stato sterminato e chi ha lottato per porre fine a quello sterminio, per salvare anche una sola persona, sia il nostro certificato di esistenza in vita. Veniamo da lì, da tutti gli stermini, quelli della seconda guerra mondiale e tutti quelli prima ancora. Ricordarlo, non farne memoria, ma esserlo, tenere ben presente quell’unico dolore, non soltanto il 27 gennaio, quando saremo presi da scioperi di treni, di mezzi; esserlo sempre, ogni istante. Pensarci sotto il sole di giugno, quando il sole caldo e una prima, visibile, striscia di mare lasci immaginare che nulla di terribile possa più accadere.

Gianni Montieri

15 comments

  1. Sono stata in un campo, era Aprile e ci accompagnava il figlio di un deportato. Io accompagnavo un gruppo di studenti. C’era il sole, i prati intorno alla muraglia di pietra grigia del campo erano di un verde brillante, il cielo azzurro e splendido nella sua limpidezza. Salire la collina di Mauthausen fino a questa fortezza imponente non è stato come ridiscenderla dopo aver visto: tutto s’era fatto freddissimo e il grigio delle pietre era scolato sopra tutti gli altri colori.
    La memoria, però, anche se d’occasione va sollecitata. Non che non sia importante ricordare in altri giorni, ma farlo almeno in uno è necessario. Necessario perché c’è chi potrebbe non incontrare mai altre occasioni, né possibilità di muoversi, né conoscere testimoni.

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    1. Chiaro che è importante che ci sia un giorno della memoria, solo che spesso queste giornate sono condite da vuoto cosmico. Quello che tu hai fatto con i tuoi studenti è una delle cose fondamentali e che non possono mancare in un percorso di studio della nostra storia. Ricordarlo sempre non soltanto, come dicevo su. grazie

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  2. e imparare a memoria quanto male sappiamo fare, l’olocausto è questo, uno specchio da cui imparare per poi fuggire, ma mai dimenticare – tutti gli olocausti, quelli moderni, quelli che passano sotto mano tra uno spot di saponette profumate e l’ultimo gran premio.
    grazie Gianni, come sempre, grazie.

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  3. mai dimenticare, soprattutto, che tutto questo non è stato frutto della follia di pochi, ma l’estrema conseguenza di un sistema che pone al centro del suo esstere lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Mai dimenticare che prima di morire barbaramente, sono stati mano d’opera, la più a buon mercato possibile.

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  4. Il punto forse è l’esatto contrario: essere avvinti dal resto ogni giorno, tranne addì 27 gennaio.
    E’ così che potremo sperare di mandare avanti il ricordo senza riavvolgere la memoria.

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