Carmine Vitale – in una prossima raccolta

Inventarono i campi di concentramento

Per lo spazio vitale

Morte per ampiezza

Poteva essere una regola matematica

Un teorema un semplice sistema

.

E invece la medaglia mostrò tre facce

un sorteggio

che mi faceva venire in mente quando nei  giochi del pomeriggio

si doveva  iniziare a fare i palleggi

Tra campi di terra e cucchiaini di sole

Una costruzione elementare delle traettorie

Tutti uguali i bambini e sopratutto

Nessuna differenza

.

Solo sulla felicità abbiamo imparato cose distanti

Senza sapere nulla

Del sistema linfatico

Degli spiriti non maligni

Dei baci mai dati

Della prima comunione

.

Siamo tutti passati sullo scivolo

Cadendo in quella netta striscia di verde

Sotto l’acqua piovana

Come pesciolini rossi

.

E a poco a poco le nostre vite sono diventate ombre

Che qualcuno ha cancellato come si fa con i denti da latte

.

.

Io invece  me la ricordo ancora la felicità quando dalla bustina delle figurine

saltò fuori Pierluigi Pizzaballa, introvabile

e mi misi a correre forte  verso casa finchè non fece buio

in attesa di tutto il mio futuro

.

.

Carmine Vitale

9 commenti su “Carmine Vitale – in una prossima raccolta

  1. bellissima, davvero, tranne quei “baci mai dati” che mi riportano alla canzonette di quegli anni, almeno nella forma, meno nella sostanza.
    tranne questo stupido appunto, davvero una bella lettura.

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  2. Gianni grazie essere qui e’ un piacere ne approfitto anche per lasciarvi un piccolo saluto e un augurio di serenita’a tubte lo ricordi pizzaballa a me il cuore mo’ batteva forte e grazie per averlo ascoltato un abbraccio C.

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  3. Notevole delicatezza pur macchiandosi del terriccio umido del parco giochi della Villa Comunale. Ho avuto dei ricordi. Erano ancora freschi. Questo è merito del poeta. Lo stile semplice trovo sia sostanzialmente adeguato al tema trattato.

    Vorrei permettermi di fare una critica su un passaggio. So che magari non è educato. Però, a mio parere, ne va del senso stesso della poesia.

    “Io invece me la ricordo ancora la felicità quando dalla bustina delle figurine”.

    Ecco, quell'”io invece”. Risulta escludente nei riguardi del lettore, come se solo il poeta, come se lui a differenza degli altri. Direi che stona. Quasi infastidisce. L’eccezione del poeta dovrebbe risultare naturale, non forzata.

    A presto

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